“Per lo scudetto e la Champions ci siamo anche noi”, “Siamo la Juve e abbiamo la vittoria nel DNA, logico puntare a tutto”, “I gol arriveranno, creiamo molto gioco”, “Nonostante le ultime difficoltà, siamo ancora in corsa su tutti i fronti”: sono solo alcune delle molte, stupide frasi di cui lo spaesato Cobolli Gigli ed il suo entourage ci stanno infarcendo da alcune settimane a questa parte, quasi credessero – Urss docet? – che a ripetere una cosa mille e mille volte, questa alla fine diventi una verità. Sfortunatamente per la dirigenza di corso Galileo Ferraris, il muro di Berlino è un cumulo di macerie da un pezzo, i giornali non sono – salvo quelli “di partito” - Pravda pronte ad asservirsi alla causa bianconera e, soprattutto, i tifosi juventini non sono – sempre fatto salvo qualche obnubilato fornito di paraocchi - una manica di creduloni.
Il calciomercato estivo aveva già fatto capire che razza di campionato saremmo andati ad affrontare: un solo grande acquisto (nel ruolo meno utile), uno zappatore del centrocampo ed una mediocrità assoluta della difesa (senza scordare il buffone comprato dal Livorno per 700.000 euro). Ora, tenendo conto anche degli altri brocchi che ha ospitato tra le sue braccia, negli ultimi due anni, quella che ormai non è più una Signora ma una emerita puttana (riacquisterà il suo status, ovviamente, una volta cambiata proprietà), mi piacerebbe soltanto conoscere i nomi dei tifosi di Madama che a luglio credevano davvero che la squadra potesse raggiungere un qualsivoglia risultato, e dotare poi questi inguaribili ottimisti di abbonamenti validi per le restanti trentadue partite di campionato della Juventus, obbligandoli a vederle tutte. Sono sicuro che la prossima volta ci penseranno dieci volte prima di lasciarsi andare ai seguenti commenti/banalità:
1) “Poulsen comunque è uno di quei giocatori che danno sostanza al centrocampo”
2) “Knezevic dopotutto non ha fatto male col Livorno, ha giocato anche in nazionale”
3) “Mellberg è un bestione scandinavo, con lui là dietro siamo a posto”
4) “Molinaro è veloce e comunque ci mette grinta”
5) “Grygera marca bene e può giocare sia a destra che al centro, è molto utile in difesa”
6) “Tiago è in grado di fornire molti palloni alle punte, sai quanti gol” (………………….)
Non è più l’anno scorso, ragazzi, dove non ci conoscevano, dove non c’erano tre partite a settimana, dove molti hanno reso sopra le aspettative, dove, sostanzialmente, tutto è andato per il verso giusto! Quest’anno la squadra – la stessa, identica all’anno passato – ha una primavera in più sul groppone, cosa che su alcuni senatori comincia a fare un certo effetto; gioca anche la Champions, senza i necessari ricambi; è stata ormai tarata dagli avversari, che sanno quali ne sono i punti deboli, e ha un allenatore incapace di trovare schemi alternativi; non può pretendere – infine – che il 34enne Del Piero segni 21 gol, che il 37enne Nedved sgroppi come un ragazzino e che il 32enne Camoranesi crossi e fornisca assist a ripetizione.
La Juventus, società, fino a tre anni fa, una delle più vincenti della storia, sta diventando - esattamente come l’Inter vecchi tempi - la barzelletta d’Italia. Di questo deve ringraziare solo e soltanto la prode dirigenza che prima ha mandato la squadra (con la preziosa partecipazione dell’avvocato Zaccone) in serie B, e che poi si è impegnata a fondo affinché i colori bianconeri subissero il drastico ridimensionamento (economico, d’immagine, di risultati) che purtroppo ormai conosciamo.
E’ inutile dire che non c’è nulla di compromesso, che “l’Inter capolista dopotutto è a 4 punti di distanza”, che “in Champions siamo pienamente in corsa”, e che “si può superare il momento negativo”: sono tutte parole al vento, che servono soltanto a nascondere il fatto che i 4 punti di distacco dall’Inter sono frutto di appena sei giornate su trentotto, che in Champions la Juve ha pareggiato con la squadra materasso del girone dovendo ancora affrontare il Real Madrid, e che, sostanzialmente, non c’è nessuna possibilità di recuperare alcunché, semplicemente perché gli avversari sono ad-un-altro-livello.
Sostituire Ranieri – passo in ogni caso inevitabile, e meglio prima che dopo – servirà a poco se il manipolo di delinquenti che appesta i vertici della società non si farà da parte o (cosa in cui purtroppo credo poco) si renda conto che in questo modo la squadra si avvia a diventare una tranquilla compagine da prima metà della classifica. Detto fuori dai denti, il mio personale pensiero è che ne siano perfettamente consci, ma che questo sia proprio il loro obiettivo: seppelliti i due Agnelli ai quali della Juventus importava, e cacciati dopo lo tsunami i dirigenti che di calcio ne capivano, chi è rimasto? Un cocainomane che si diletta con transessuali ultracinquantenni, un damerino di corte che nemmeno sa l’italiano, uno sprovveduto che prima del 2006 non era mai stato in uno stadio e che appena arrivato parla di “operazione simpatia” e un incapace che a Moggi nemmeno legava le scarpe ma che adesso vende Ibrahimovic all’Inter per una miseria e porta a Torino gente come Tiago, Molinaro, Knezevic e Poulsen.
Se adesso siamo nei guai fino al collo, ringraziamo loro.
andrea
venerdì 10 ottobre 2008
mercoledì 9 luglio 2008
MA IL MERCATO LO DEVO FARE IO?
Non voglio - ancora una volta - sembrare incontentabile, ma la campagna acquisti continua a non convincermi. Ci pensavo poc'anzi, mentre ero a cena (la Juventus è una passione che succhia via tutte le mie energie fisiche e mentali a tutte le ore del giorno e della notte, soprattutto durante il calciomercato: mi è già capitato di svegliarmi nel cuore della notte e pensare a Quello - giuro). Dicevo, ci ho pensato poco fa: valeva davvero la pena di investire la gran parte del budget sull'attacco, vale a dire il reparto che l'anno scorso ha avuto la maggiore affidabilità (per non dire che è stato stellare)? I 23 milioni spesi per Amauri (di cui non critico l'acquisto in sè, sia chiaro), passeranno quantomeno - e per forza di cose - una discreta parte dell'anno in panchina (e meno ce la passeranno loro, più ce la passeranno le chiappe di Del Piero e Trezeguet, cosa altrettanto sacrilega), dato che ci sono quattro attaccanti per due soli posti, e il turnover in attacco è sempre molto praticato. Ora, forse non era meglio investire quel cospicuo gruzzoletto su un grande terzino sinistro, o su un grande centrale difensivo, ruoli nei quali il titolare della posizione, se è un giocatore di elevata caratura (e solitamente un terzino da 23 milioni lo è) non salta una partita se non per infortunio o squalifica, diventando perciò un elemento cardine della squadra?
Per quello che può contare, mi sono permesso di fare due calcoli sapendo grossomodo quelle che sono le quotazioni attuali dei vari giocatori, mostrando - a grandi linee e su due piedi, proponendo niente più che semplici idee - il calciomercato che avrei fatto io:
ACQUISTI
Guiza, 17,5mln (al Fenerbahce per tale cifra) / Gilardino, 14mln (alla Fiorentina per tale cifra)
Vargas, 13mln (alla Fiorentina per tale cifra) / Grosso, 9-11mln
Xabi Alonso, 19-20mln / Modric, 20mln (al Tottenham per tale cifra)
Totale: 44-50,5mln
CESSIONI
Nocerino, 8mln
Almiròn, 8-9mln
Tiago, 11-12mln
Totale: 27-29mln
Morale: con una spesa effettiva totale di circa 20 milioni, si poteva migliorare notevolmente la formazione titolare nei punti deboli della passata stagione. E pensare che questo mio piano è stato elaborato a cena..
a.
Per quello che può contare, mi sono permesso di fare due calcoli sapendo grossomodo quelle che sono le quotazioni attuali dei vari giocatori, mostrando - a grandi linee e su due piedi, proponendo niente più che semplici idee - il calciomercato che avrei fatto io:
ACQUISTI
Guiza, 17,5mln (al Fenerbahce per tale cifra) / Gilardino, 14mln (alla Fiorentina per tale cifra)
Vargas, 13mln (alla Fiorentina per tale cifra) / Grosso, 9-11mln
Xabi Alonso, 19-20mln / Modric, 20mln (al Tottenham per tale cifra)
Totale: 44-50,5mln
CESSIONI
Nocerino, 8mln
Almiròn, 8-9mln
Tiago, 11-12mln
Totale: 27-29mln
Morale: con una spesa effettiva totale di circa 20 milioni, si poteva migliorare notevolmente la formazione titolare nei punti deboli della passata stagione. E pensare che questo mio piano è stato elaborato a cena..
a.
martedì 8 luglio 2008
ANCORA SU POULSEN
Cliccate sul link qua sotto e fatevi un'idea di quanto Poulsen sia benvoluto dalla tifoseria bianconera.
http://www.gazzetta.it/community/Calcio/Calciomercato/Primo_Piano/2008/07_Luglio/07/cobolli_full.shtml
Cobolli: "Ai tifosi piacerà un lottatore come Poulsen". Che cooooosaaaaa??? Ma fino a due giorni fa non serviva un regista? ADESSO BASTA, CI SIAMO STANCATI!!! DOBBIAMO FARCI SENTIRE: COBOLLI, SECCO E BLANC A CASA UNA VOLTA PER TUTTE!!! CI FATE SCHIFO.
a.
http://www.gazzetta.it/community/Calcio/Calciomercato/Primo_Piano/2008/07_Luglio/07/cobolli_full.shtml
Cobolli: "Ai tifosi piacerà un lottatore come Poulsen". Che cooooosaaaaa??? Ma fino a due giorni fa non serviva un regista? ADESSO BASTA, CI SIAMO STANCATI!!! DOBBIAMO FARCI SENTIRE: COBOLLI, SECCO E BLANC A CASA UNA VOLTA PER TUTTE!!! CI FATE SCHIFO.
a.
lunedì 7 luglio 2008
POULSEN CHI?????

No, ragazzi. Non ci siamo. Se vogliamo fare sul serio, bene, se no tutti a casa.
Perchè se si passa da Xabi Alonso ad Aquilani, da Aquilani a Stankovic e da Stankovic a Poulsen noi non ci stiamo più. Non si può comprare tanto per comprare: se non si riesce ad arrivare a Xabi perchè il Liverpool chiede troppo, e non esistono altre piste al momento percorribili, benissimo, non si prende nessuno. Acquistare un giocatore a caso tanto per fare numero sarebbe una mossa - ancora una volta - quantomeno inopportuna da parte di una dirigenza che non smette di farci rimpiangere la persona che qualcuno ha rinominato Lucky Luciano, il quale avrà anche rinchiuso Paparesta nello sgabuzzino, ma di queste cantonate non ne prendeva.
Ma analizziamo nel dettaglio le caratteristiche del campione che Secco & C. hanno intenzione di regalarci.
Poulsen è un incontrista. Scarso, se vogliamo evitare scomode perifrasi; sicuramente inferiore tanto a Sissoko quanto a Zanetti. Ma il bello è che - proprio per la presenza in rosa di Sissoko e Zanetti - alla Juve non serve affatto un incontrista, neanche se fosse più forte di Poulsen. Le difficoltà a centrocampo della scorsa stagione fanno comprendere perfino ai neonati che non serve un distruttore di gioco, ma un costruttore, un uomo dotato di tecnica e visione periferica. Poulsen è uno dei giocatori meno tecnici nel panorama calcistico mondiale: credo, senza voler apparire superbo, di poterlo battere io stesso in una sfida ai calci di punizione; quanto alla visione periferica, quella del danese si limita alle occhiate che si getta intorno per evitare di essere malmenato, castrato o semplicemente sputacchiato dall'esausto giocatore che lui ha marcato per tutta la partita: Poulsen è un grandissimo provocatore, uno di quei giocatori insulsi e inutili che cercano di fermare l'avversario di turno non con le gambe e con la tenacia ma con la lingua (e puntualmente le prendono: basti guardare la sua mediocre carriera, tra Shalke 04 e Siviglia); Totti gli sputò, Micoud gli strizzò i testicoli, Kakà fu sostituito prima di fargli del male: un giocatore del genere non è degno dei nostri colori.
Se davvero arriverà, mi recherò personalmente a Torino e proverò di persona l'ebbrezza di sputargli in faccia.
a.
sabato 28 giugno 2008
NON LO VOGLIAMO

No a chi ci ha offeso! No a chi cantava "noi vinciamo senza rubare"! No a Stankovic bianconero!
"Riprenderemo a fare affari con l'Inter quando ammetterà di non aver mai vinto il quattordicesimo scudetto. Ma fino ad allora niente scambi o operazioni di mercato, tanto meno questo: non è elegante per la Juve raccogliere le briciole che cadono dai tavoli altrui".
(Giampiero Mughini)
giovedì 22 maggio 2008
COLPI GOBBI
Se il prossimo anno la Juventus vorrà davvero dare del filo da torcere a Inter e Milan (che si rinforzerà, potete starne certi), e, soprattutto, non fare figuracce in Champions League, quest'estate sul mercato dovrà darsi da fare, e non poco.
Amauri: se dovesse arrivare, mi auguro non sia a scapito di rinforzi in difesa, soprattutto sulla fascia sinistra dove con l'onesto Molinaro non possiamo presentarci all'appuntamento europeo. In fondo, abbiamo il miglior duetto d'attacco del campionato (41 gol) e Iaquinta che dà sempre il suo apporto di gol e polmoni; logico che, giocando su più fronti, serva anche un'altra punta di peso (e Amauri andrebbe benissimo), ma le priorità assolute, adesso, sono difesa e centrocampo.
Xabi Alonso: il mediano del Liverpool ottiene la mia approvazione incondizionata: centrocampista dal passaggio preciso e dal lancio calibrato, nonchè calciatore di esperienza internazionale, sarebbe l'uomo che tanto è mancato alla Juventus arrufona di quest'anno. Speriamo che la nostra inesperta dirigenza non si faccia fregare come è già successo.
In ogni caso - e ce ne rendiamo conto tutti - ora come ora non possiamo competere con le grandi d'Europa nè in quanto a budget per gli acquisti, nè in quanto a ingaggi; arrivati, ipoteticamente, Amauri e Xabi Alonso, non resterebbero così tanti soldi per completare con giocatori già affermati, e di quel livello, il resto della squadra. E' per questo che la mossa migliore (oltre a valorizzare al massimo grado il settore giovanile) è sicuramente quella di andarsi a scovare in giro per il pianeta talenti ancora molto giovani ma già sulla via dell'affermazione (in periodi di difficoltà, una politica avventuristica è quanto di peggio si possa fare), e che quindi presuppongano investimenti sostanziosi ma non ancora stellari. Due esempi su tutti? Nell'agosto 2003 il Manchester United acquista Cristiano Ronaldo dallo Sporting Lisbona per 17,5 milioni di euro; nella stessa estate il Milan ottiene Kakà dal San Paolo per 8,5 milioni; nel 2006 l'Atletico Madrid sborsa 23,5 milioni per portare via Aguero dall'Independiente. Cosa sono diventati questi giocatori per le rispettive tifoserie e per il calcio mondiale? Quanto valgono adesso? Ecco, valorizzando la rete di osservatori la Juventus può farlo. Altrimenti, ci aspettano anni grami. A buon intenditor, poche parole.
a.
Amauri: se dovesse arrivare, mi auguro non sia a scapito di rinforzi in difesa, soprattutto sulla fascia sinistra dove con l'onesto Molinaro non possiamo presentarci all'appuntamento europeo. In fondo, abbiamo il miglior duetto d'attacco del campionato (41 gol) e Iaquinta che dà sempre il suo apporto di gol e polmoni; logico che, giocando su più fronti, serva anche un'altra punta di peso (e Amauri andrebbe benissimo), ma le priorità assolute, adesso, sono difesa e centrocampo.
Xabi Alonso: il mediano del Liverpool ottiene la mia approvazione incondizionata: centrocampista dal passaggio preciso e dal lancio calibrato, nonchè calciatore di esperienza internazionale, sarebbe l'uomo che tanto è mancato alla Juventus arrufona di quest'anno. Speriamo che la nostra inesperta dirigenza non si faccia fregare come è già successo.
In ogni caso - e ce ne rendiamo conto tutti - ora come ora non possiamo competere con le grandi d'Europa nè in quanto a budget per gli acquisti, nè in quanto a ingaggi; arrivati, ipoteticamente, Amauri e Xabi Alonso, non resterebbero così tanti soldi per completare con giocatori già affermati, e di quel livello, il resto della squadra. E' per questo che la mossa migliore (oltre a valorizzare al massimo grado il settore giovanile) è sicuramente quella di andarsi a scovare in giro per il pianeta talenti ancora molto giovani ma già sulla via dell'affermazione (in periodi di difficoltà, una politica avventuristica è quanto di peggio si possa fare), e che quindi presuppongano investimenti sostanziosi ma non ancora stellari. Due esempi su tutti? Nell'agosto 2003 il Manchester United acquista Cristiano Ronaldo dallo Sporting Lisbona per 17,5 milioni di euro; nella stessa estate il Milan ottiene Kakà dal San Paolo per 8,5 milioni; nel 2006 l'Atletico Madrid sborsa 23,5 milioni per portare via Aguero dall'Independiente. Cosa sono diventati questi giocatori per le rispettive tifoserie e per il calcio mondiale? Quanto valgono adesso? Ecco, valorizzando la rete di osservatori la Juventus può farlo. Altrimenti, ci aspettano anni grami. A buon intenditor, poche parole.
a.
martedì 20 maggio 2008
OLTRE A BARO, FALLITO E DISONESTO, E' PURE DEFICIENTE

(Massimo Gramellini, La Stampa, 20/05/08)
Commentando la devastazione di un asilo di Parma da parte degli ultrà interisti, il presidente Moratti ha dichiarato al microfono di Radio Rai: «Peccato che ci sia stata questa specie di assalto a questo asilo, ma credo che sia stato involontario, da quello che ho letto pensavano fosse parte dello stadio». Se il microfono non ha capito male, l’assalto andrebbe dunque considerato involontario, dal momento che i vandali, poveri figli, credevano in buona fede di devastare uno stadio, mica un asilo. Ora, della gente che non distingue un asilo da uno stadio mi sembra abbia dei problemi seri con la realtà, e di certo non li risolverà passando le domeniche a credersi la reincarnazione degli unni. Ma anche se, in virtù di una congiura ordita dalla maestra di Moggi, lo stadio del Parma si fosse effettivamente truccato da asilo, con i pupazzetti alle pareti e i puffi disegnati sulle lavagne degli spogliatoi al posto del 4-3-3, quale sarebbe la logica giustificazionista del presidente nerazzurro? Che se un luogo pubblico fa parte dello stadio, allora diventa normale, o meno grave, che i tifosi lo distruggano? Che nessun ultrà farebbe mai del male a un asilo (molti, anzi, continuano a frequentarlo come ripetenti), mentre appare scontato che considerino lo stadio un territorio riservato alle loro scorribande? Se questo fosse il pensiero di Moratti (e non solo del microfono), ci toccherebbe quasi lodarne la sincerità. Infatti gli altri presidenti pensano la stessa cosa, ma hanno il pudore, o la furbizia, di non dirla.
lunedì 19 maggio 2008
ECCOCI ARRIVATI...
Epilogo di un'annata.
Annata di posa delle fondamenta, a Torino. Soddisfacente, per certi versi; deludente, per altri. E' stato raggiunto l'obiettivo minimo, e questo è l'importante: la Juventus ha reso comunque più di quanto ci si aspettasse, con quell'organico.
L'Inter ha vinto il secondo scudetto di fila (non chiedetemi di dire il terzo, ve ne prego, non lo dirò mai).
Il Milan (ed è il caso di dire: finalmente) è rimasto fregato alla grande, giocando un gioco troppo pericoloso nell'esagerata convinzione di poter partecipare di diritto alla Champions dell'anno successivo in quanto campione in carica: forse, l'anno prossimo non snobberanno il campionato.
La Fiorentina, dal canto suo, torna finalmente nell'Europa che conta.
La Roma deve fare i conti solo con i suoi rimpianti. Ieri De Rossi, a caldo, parlava di campionato falsato dagli errori arbitrali a favore dell'Inter; oggi è stato il turno di Doni di rincarare la dose. Il fatto che la società giallorossa resti in silenzio e non prenda nessun tipo di provvedimento rende palese il fatto che, se non è tutto orchestrato ad arte, quantomeno si condivide il pensiero dei propri tesserati. Ora, chi mi conosce sa che cosa penso di Farsopoli e dell'Inter, società che ho spesso etichettato come Banda degli Onesti, Indossatori di Scudetti Altrui, Perdazzurri Cronici e chi più ne ha più ne metta. Però, diciamoci la verità: con tutti gli aiuti che hanno ricevuto, per la squadra che avevano concorrenti credibili non ce n'erano: la Juventus è in ricostruzione, il Milan è decisamente alla frutta e la Roma una grande squadra che vince anche quando gioca male, non lo è mai stata. A Roma, piuttosto, hanno sempre avuto questa mentalità del complotto, della congiura e dei poteri forti al Nord. L'autocritica la si fa raramente; e si preferisce addebitare le colpe al Palazzo.
Posso portare un esempio su tutti: gli amici romanisti amano rispolverare ancora oggi, a 27 anni dall'accaduto, "er gò de Turone", una rete annullata per un fuorigioco che ancora oggi non si è capito se ci sia o meno, in uno Juve-Roma che si rivelò determinante ai fini dell'assegnazione dello scudetto; chissà se ricordano anche che prima di quella partita Bettega fu squalificato per una irregolarità commessa un mese prima e che Furino fu espulso, a dimostrazione del fatto che Giudice Sportivo e arbitro non erano così prevenuti, e che, se fuorigioco non era, si trattò di semplice errore tecnico (su youtube è disponibile il filmato, al quale rinvio: sarà banale, ma è questione di centimetri).
Ecco, la Capitale, che dimostra una memoria addirittura prodigiosa nel rimembrare avvenimenti vecchi di sei lustri, tende, curiosamente, a dimenticare fatti accaduti in tempi molto più recenti: dai rolex recapitati agli arbitri (per inciso: è qualcosa di ben più grave che parlare al telefono di griglie arbitrali con un designatore, cosa che tra l'altro faceva spesso anche San Facchetti, e qui mi fermo) alle fideiussioni fasulle da 7,5 milioni di euro emesse, per conto della Roma, dalla SBC di Civitanova Marche, azienda con un capitale sociale di euro 500.000. O ancora il "decreto spalmadebiti" che ha permesso tanto alla società giallorossa quanto a Lazio, Milan, Inter e Parma di non scomparire dal calcio (a tal proposito è curioso notare come Capitalia, la società che ha concesso i finanziamenti a queste squadre, sieda nel CdA della A.S. Roma S.p.a., che alcune delle sue quote siano in mano a Massimo Moratti e Silvio Berlusconi, e che sempre Capitalia fosse al contempo creditrice di Parmalat e Cirio, proprietarie di Parma e Lazio e anch'esse finanziate dalla medesima società...ma quel satanasso di Moggi dov'è?). Per non parlare di quella regola sugli extracomunitari in campo cambiata in corsa durante il campionato 2000/01: ironia della sorte, proprio la domenica successiva alla decisione della Corte Federale si gioca lo scontro diretto Juventus-Roma, con i giallorossi che pareggiano a pochi minuti dalla fine con un gol dell'extracomunitario Nakata, il quale fino ad una settimana prima la partita l'avrebbe vista dalla tribuna.
Ora, tornando alla polemica di ieri, mi sembra che anche De Rossi e Doni soffrano di una certa carenza di fosforo: Totti e compagni hanno perso 4 punti con il retrocesso Livorno, e 2 con il parimenti retrocesso Empoli, solo per quanto posso ricordare; e dato che i suoi punti facili facili li ha lasciati per strada anche un'Inter tutt'altro che sovrumana, a Roma devono solo mangiarsi le mani, se proprio. Per una volta nella storia, non fatevi riconoscere: è facile credere al complotto, lo è molto meno ammettere che si è sbagliato.
a.
Annata di posa delle fondamenta, a Torino. Soddisfacente, per certi versi; deludente, per altri. E' stato raggiunto l'obiettivo minimo, e questo è l'importante: la Juventus ha reso comunque più di quanto ci si aspettasse, con quell'organico.
L'Inter ha vinto il secondo scudetto di fila (non chiedetemi di dire il terzo, ve ne prego, non lo dirò mai).
Il Milan (ed è il caso di dire: finalmente) è rimasto fregato alla grande, giocando un gioco troppo pericoloso nell'esagerata convinzione di poter partecipare di diritto alla Champions dell'anno successivo in quanto campione in carica: forse, l'anno prossimo non snobberanno il campionato.
La Fiorentina, dal canto suo, torna finalmente nell'Europa che conta.
La Roma deve fare i conti solo con i suoi rimpianti. Ieri De Rossi, a caldo, parlava di campionato falsato dagli errori arbitrali a favore dell'Inter; oggi è stato il turno di Doni di rincarare la dose. Il fatto che la società giallorossa resti in silenzio e non prenda nessun tipo di provvedimento rende palese il fatto che, se non è tutto orchestrato ad arte, quantomeno si condivide il pensiero dei propri tesserati. Ora, chi mi conosce sa che cosa penso di Farsopoli e dell'Inter, società che ho spesso etichettato come Banda degli Onesti, Indossatori di Scudetti Altrui, Perdazzurri Cronici e chi più ne ha più ne metta. Però, diciamoci la verità: con tutti gli aiuti che hanno ricevuto, per la squadra che avevano concorrenti credibili non ce n'erano: la Juventus è in ricostruzione, il Milan è decisamente alla frutta e la Roma una grande squadra che vince anche quando gioca male, non lo è mai stata. A Roma, piuttosto, hanno sempre avuto questa mentalità del complotto, della congiura e dei poteri forti al Nord. L'autocritica la si fa raramente; e si preferisce addebitare le colpe al Palazzo.
Posso portare un esempio su tutti: gli amici romanisti amano rispolverare ancora oggi, a 27 anni dall'accaduto, "er gò de Turone", una rete annullata per un fuorigioco che ancora oggi non si è capito se ci sia o meno, in uno Juve-Roma che si rivelò determinante ai fini dell'assegnazione dello scudetto; chissà se ricordano anche che prima di quella partita Bettega fu squalificato per una irregolarità commessa un mese prima e che Furino fu espulso, a dimostrazione del fatto che Giudice Sportivo e arbitro non erano così prevenuti, e che, se fuorigioco non era, si trattò di semplice errore tecnico (su youtube è disponibile il filmato, al quale rinvio: sarà banale, ma è questione di centimetri).
Ecco, la Capitale, che dimostra una memoria addirittura prodigiosa nel rimembrare avvenimenti vecchi di sei lustri, tende, curiosamente, a dimenticare fatti accaduti in tempi molto più recenti: dai rolex recapitati agli arbitri (per inciso: è qualcosa di ben più grave che parlare al telefono di griglie arbitrali con un designatore, cosa che tra l'altro faceva spesso anche San Facchetti, e qui mi fermo) alle fideiussioni fasulle da 7,5 milioni di euro emesse, per conto della Roma, dalla SBC di Civitanova Marche, azienda con un capitale sociale di euro 500.000. O ancora il "decreto spalmadebiti" che ha permesso tanto alla società giallorossa quanto a Lazio, Milan, Inter e Parma di non scomparire dal calcio (a tal proposito è curioso notare come Capitalia, la società che ha concesso i finanziamenti a queste squadre, sieda nel CdA della A.S. Roma S.p.a., che alcune delle sue quote siano in mano a Massimo Moratti e Silvio Berlusconi, e che sempre Capitalia fosse al contempo creditrice di Parmalat e Cirio, proprietarie di Parma e Lazio e anch'esse finanziate dalla medesima società...ma quel satanasso di Moggi dov'è?). Per non parlare di quella regola sugli extracomunitari in campo cambiata in corsa durante il campionato 2000/01: ironia della sorte, proprio la domenica successiva alla decisione della Corte Federale si gioca lo scontro diretto Juventus-Roma, con i giallorossi che pareggiano a pochi minuti dalla fine con un gol dell'extracomunitario Nakata, il quale fino ad una settimana prima la partita l'avrebbe vista dalla tribuna.
Ora, tornando alla polemica di ieri, mi sembra che anche De Rossi e Doni soffrano di una certa carenza di fosforo: Totti e compagni hanno perso 4 punti con il retrocesso Livorno, e 2 con il parimenti retrocesso Empoli, solo per quanto posso ricordare; e dato che i suoi punti facili facili li ha lasciati per strada anche un'Inter tutt'altro che sovrumana, a Roma devono solo mangiarsi le mani, se proprio. Per una volta nella storia, non fatevi riconoscere: è facile credere al complotto, lo è molto meno ammettere che si è sbagliato.
a.
SAMPDORIA 3-3 JUVENTUS

Per quello che contava, è andata anche l'ultima partita. Del Piero ipoteca il titolo di capocannoniere e la convocazione agli Europei, Birindelli conclude i suoi anni alla Juve, la squadra saluta tutti e arrivederci all'anno prossimo.
Però.....però: Ranieri toglie il Capitano quando poteva ulteriormente rimpinguare il bottino e mettersi al sicuro da Borriello (ancora 20 minuti di partita a maglie molto larghe tra squadre che volevano solo divertirsi), e Alex giustamente non la prende bene. L'allenatore nega anche a Birindelli, 11 anni in bianconero, la soddisfazione degli ultimi minuti con questa maglia, che il difensore toscano ha sempre onorato nel migliore dei modi pur non essendo una primadonna; ha preferito, gli ultimi 2 minuti, fare esordire un primavera: sarebbero state commoventi, all'88°, le ovazioni per Ale che usciva che si fondevano con quelle per Birindo che per l'ultima volta entrava. Lo stile Juve è anche rispetto per chi, da Capitano, con questa quadra ha vinto tutto; è anche riconoscenza verso chi se a Torino è rimasto 11 anni, un motivo ci sarà pure. Ma tant'è. Grazie lo stesso, Birindo. Noi bianconeri non dimentichiamo.
a.
domenica 18 maggio 2008
..epilogo..
Bene, siamo giunti purtroppo alla fine di questa stagione. Mi sarebbe piaciuto si fosse conclusa in maniera un pò diversa, credo a tutti noi gobbi, con la Roma Campione d'Italia, Milan fuori dalla Coppa Campioni e con il salvataggio della nostra società affiliata Empoli, ma la realtà è completamente opposta, o quasi. Che dire, complimenti alla Banda di Truffatori, bene o male, sono senza dubbio i più forti, hanno un organico pazzesco, complimenti alla Roma che c'ha fatto sognare un'altro 5 Maggio ed infine, ma non per graduatoria, GRAZIE SIGNORA!!!!!!Siamo Tornati a casa nostra, in Europa, e ci siamo tornati con Cuore, Grinta e la convinzione che NOI siamo e saremo per sempre i Veri ed Unici Campioni d'italia, IL CAMPO PARLA, non la CARTA!!
GRAZIE a TUTTI i ragazzi che hanno messo il cuore in tutte le partite. GRAZIE anche a chi se ne andrà in un'altra squadra. GRAZIE A TUTTI VOI!!!
E' stata una stagione pazzesca, intensa, emozionante, in cui fino all'ultimo non si sapeva il risultato, c'hai fatto soffrire fino all'ultimo per poi farci esplodere nei minuti finali con un GOLLLLLLL!! urlato a squarcia gol in una terrazza, in casa, allo stadio.
170 milioni di tifosi sparsi nel mondo che pronunciano quella parola, che piangono per l'emozione, come il sottoscritto durante inter-juve, 170 milioni di persone unite insieme dalla stessa passione..credo che questa sia la COSA PIU' BELLA IN QUESTO MONDO..e ciò è possibile grazie a TE, SIGNORA.
QUELLO CHE C' E' IN FONDO AL CUORE NON MUORE MAI!!!
.....a presto SIGNORA!! ....

sabato 17 maggio 2008
lunedì 12 maggio 2008
JUVENTUS 1-1 CATANIA

Che dire, ragazzi: la squadra non era quella addirittura accomodante verso l'avversario vista a Siena, ma certo non ha giocato alla morte, e questo è anche normale. Si è rivisto, dopo la "pausa" senese, un Del Piero in formissima, che non ha messo a segno un'altra tripletta solo per pura sfortuna. Comunque, c'è, e alla grande: è capocannoniere con Trezeguet e Borriello.
Inutile dire che con un occhio ero a Torino e con l'altro a Milano, dove masochisticamente aspettavo, da un momento all'altro, la conferma dello scudetto perdazzurro. Questa conferma non è arrivata, e il tricolore dovranno andarselo a prendere a Parma: dal momento che sono ancora in vantaggio, rimango convinto che lo vinceranno loro, ma almeno si spaventeranno un po'.
a.
Inutile dire che con un occhio ero a Torino e con l'altro a Milano, dove masochisticamente aspettavo, da un momento all'altro, la conferma dello scudetto perdazzurro. Questa conferma non è arrivata, e il tricolore dovranno andarselo a prendere a Parma: dal momento che sono ancora in vantaggio, rimango convinto che lo vinceranno loro, ma almeno si spaventeranno un po'.
a.
lunedì 5 maggio 2008
BUON 5 MAGGIO!!!

5 maggio 2002, che data meravigliosa. Ricordo tutto come fosse ieri.
Alla vigilia dell'ultima di campionato, l'Inter comanda la classifica con 69 punti; seguono la Juventus a 68 e la Roma a 67. I nerazzurri, già convinti di avere il tricolore cucito alle maglie, si recano a Roma per giocare contro la Lazio: come avrà a dire un radiocronista, "l'Olimpico è nerazzurro", visto il gemellaggio tra le due tifoserie. I bianconeri scendono in campo al Friuli di Udine; i giallorossi, infine, sono ospitati al Delle Alpi dal Torino. Dopo 11 minuti, la Juventus ha già sistemato la pratica-Udinese, grazie ai gol di Del Piero e Trezeguet: le gambe restano in campo, ma la testa, adesso, è alla radiolina che trasmette il risultato di Roma. All'Olimpico all'Inter non bastano i gol di Vieri e Di Biagio per annullare la doppietta di Poborsky, e si va al riposo sul 2-2. All'intervallo, quindi, la classifica dice: Juventus 71, Inter 70, Roma 68.
Si torna in campo per la ripresa, e, mentre ad Udine la Juventus controlla senza scosse, a Roma succede l'imprevedibile: l'Inter scompare letteralmente dal terreno di gioco, e la Lazio segna altri due gol con Simone Inzaghi e Simeone: è 4 a 2. Contemporaneamente, al Delle Alpi Cassano sigla l'1-0 col quale la Roma vincerà la partita. Alla fine dei 90°, la classifica parla chiaro:
JUVENTUS 71
Roma 70
Inter 69
La Juventus è Campione d'Italia per la ventiseiesima volta.
Buon 5 maggio, interisti! Questo è per farvi capire chi siete e da dove venite!
E 5 maggio 2002 ora le date per cantare sono due
si è risvegliato l'azzurro nero che allo scudetto ci credeva per davvero.
Partiti in treno bandiere in mano fan finalmente una trasferta oltre Milano
nella sua curva è tutto a posto perché ha scordato il nostro coro Luglio e Agosto.
Ronaldo piange diventa pazzo perché con l'inter non si vince mai un cazzo
Ronaldo piange diventa pazzo perché con l'inter non si vince mai un cazzo
e arriva il fischio di Paparesta ma è in Curva Sud che si scatena la gran festa.
Perciò ricorda tifoso pirla di fare l'ultrà è proprio l'ora di finirla
Perciò ricorda tifoso pirla di fare l'ultrà è proprio l'ora di finirla
è da una vita che lo cantiamo la vostra squadra è la rovina di Milano.
14 anni di umiliazione e Luglio e Agosto rimarrà il tuo tormentone
adesso piangi interista maledetto perché hai nel culo e non sul petto lo scudetto!
a.
SIENA 1-0 JUVENTUS

Che delusione, ragazzi. Perchè se è vero che questa partita per la Signora contava poco o nulla, è vero anche che, viste le prestazioni dalle quali la squadra veniva (quattro vittorie di fila), noi tifosi ci aspettavamo decisamente di più. L'unico giocatore della Juventus ad elevarsi al di sopra della mediocrità (se non - in certi casi - dell'insufficienza piena) è Mauro German Camoranesi: confermando uno stato di forma strepitoso, l'oriundo ha dato sfoggio di tutto il suo repertorio, ribadendo con prepotenza di essere unico al mondo per caratteristiche tattiche. I flop di giornata li troviamo (al solito, oramai..) in difesa: tralasciando un Molinaro imbarazzante, la coppia centrale Chiellini-Legrottaglie non ha mostrato l'attenzione che aveva caratterizzato quasi tutto il suo campionato.
Ben più importante, comunque, il fatto che l'Inter non abbia conquistato lo scudetto nel derby: sarebbe stato uno spettacolo francamente stucchevole il vederli festeggiare doppiamente.
Chiudo con una provocazione: a conferma del fatto che la Juve dà fastidio solo quando vince, la ben strana sconfitta di Siena (la Juventus, come detto, era la squadra più in forma del campionato, contro una piccola) non ha provocato le stesse polemiche che seguivano, negli anni passati, ogni vittoria bianconera contro i toscani. Mi spiego: è noto come il Siena sia da alcuni anni società "affiliata" alla Juventus, nel senso che le due squadre hanno un accordo per il quale la società di corso Galileo Ferraris manda i suoi giovani migliori a "farsi le ossa" a Siena. Negli anni scorsi è bastato questo, a qualche buffone di corte, per mettere in dubbio le vittorie sonanti che la Juventus, all'epoca la migliore squadra d'Europa, otteneva con logica facilità quando giocava contro la città del Palio. In effetti Buffon, Cannavaro, Thuram, Zambrotta, Nedved, Emerson, Vieira, Camoranesi, Del Piero, Trezeguet, Ibrahimovic...erano veramente bruscolini al confronto di campioni come D'Aversa e Portanova; era veramente strano che ne potessero avere la meglio. Ora che, invece, è successo veramente qualcosa di potenzialmente sospetto, e cioè che una piccola squadra in lotta per la salvezza abbia sconfitto una grande squadra (la quale dopo aver segnato 15 gol nelle precedenti quattro partite, inspiegabilmente si blocca) che non ha più nulla da chiedere al campionato, tutto tace. Purchè la Signora perda, si passa sopra a tutto.
andrea
Ben più importante, comunque, il fatto che l'Inter non abbia conquistato lo scudetto nel derby: sarebbe stato uno spettacolo francamente stucchevole il vederli festeggiare doppiamente.
Chiudo con una provocazione: a conferma del fatto che la Juve dà fastidio solo quando vince, la ben strana sconfitta di Siena (la Juventus, come detto, era la squadra più in forma del campionato, contro una piccola) non ha provocato le stesse polemiche che seguivano, negli anni passati, ogni vittoria bianconera contro i toscani. Mi spiego: è noto come il Siena sia da alcuni anni società "affiliata" alla Juventus, nel senso che le due squadre hanno un accordo per il quale la società di corso Galileo Ferraris manda i suoi giovani migliori a "farsi le ossa" a Siena. Negli anni scorsi è bastato questo, a qualche buffone di corte, per mettere in dubbio le vittorie sonanti che la Juventus, all'epoca la migliore squadra d'Europa, otteneva con logica facilità quando giocava contro la città del Palio. In effetti Buffon, Cannavaro, Thuram, Zambrotta, Nedved, Emerson, Vieira, Camoranesi, Del Piero, Trezeguet, Ibrahimovic...erano veramente bruscolini al confronto di campioni come D'Aversa e Portanova; era veramente strano che ne potessero avere la meglio. Ora che, invece, è successo veramente qualcosa di potenzialmente sospetto, e cioè che una piccola squadra in lotta per la salvezza abbia sconfitto una grande squadra (la quale dopo aver segnato 15 gol nelle precedenti quattro partite, inspiegabilmente si blocca) che non ha più nulla da chiedere al campionato, tutto tace. Purchè la Signora perda, si passa sopra a tutto.
andrea
sabato 3 maggio 2008
martedì 29 aprile 2008
SONO SEMPRE 29
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Dall' estate 2006, in molti - troppi - hanno cercato di trovare delle sciocche, futili, deboli giustificazioni alle proprie sconfitte. Hanno tirato in ballo il "sistema", hanno gridato ai "condizionamenti", facendo uso di termini - come "cupola" - che sono un mischiare il sacro al profano. Hanno provato a dirci: "Se fino ad oggi abbiamo perso, la colpa è solo di Moggi. Se fino ad oggi la Juve ha vinto, il merito è solo di Moggi".
Troppo semplice così. Troppo comodo, soprattutto.
Perchè quando la Juve dei record del biennio 2004-2006 triturava ogni avversario, i giornali - tutti, anche quelli rosa... - parlavano di Juve invincibile, di schiacciasassi, di macinapunti. Parlavano di una formazione composta solo da giocatori nazionali. Parlavano di una squadra che, nella finale della Coppa del Mondo, vedeva rappresentati otto dei suoi uomini. Questo dicevano.
Salvo, dall'oggi al domani, ritrattare: "Si era sempre saputo...", "Sospettavamo...", "Lo avevamo detto...", eccetera eccetera eccetera.
La colpa, però, non è dei giornali: loro hanno dei padroni, proprietari o tiratura che siano. Devono rispondere a loro, e a loro soltanto. La cosa triste è che molti, nel mondo del calcio (e con questa specificazione spazio dal calciatore di serie A al semplice tifoso), pur non dovendo rispondere a nessuno delle proprie parole, hanno trovato comodo addossare tutte le proprie sconfitte al "sistema", al "palazzo", ai "poteri occulti", seguendo una logica complottistica che è tutta "made in Italy".
Non è così, ragazzi. La Juventus della triade, a smentire ancora una volta, con un semplice dato di fatto, chi ingenuamente ricorre al vecchio trucco del "ma in Europa non combinava nulla", raggiunge dal 1996 al 2003 quattro finali ed una semifinale di Champions League: non proprio quello che si dice un cammino stentato, vero? (per cammini europei stentati, rimando ad una squadra nerazzurra di Milano).
La Juventus della triade, specie nei due anni sotto accusa, vinceva per manifesta superiorità (quando nel 2005 rifilò quel 2-0 secco all'Inter, risultato ottenuto con facilità disarmante, si parlava di SUPERIORITA', netta, totale, innegabile!). Non c'è stato avversario che la forza di quella squadra non abbia riconosciuto.
Quei due scudetti che ci hanno ingiustamente strappato, a dispetto di qualsiasi almanacco li sentiamo sempre sul petto. Perchè quegli scudetti sono nei muscoli dei nostri giocatori, e negli onori tributatici dall'avversario dopo ogni partita.
Sono sempre 29.
a.
lunedì 28 aprile 2008
JUVENTUS 5-2 LAZIO

Sarà l'aria che (al 28 aprile) comincia finalmente a sembrare primaverile, sarà la qualificazione in Champions, sarà questo Del Piero, sarà questo Camoranesi, gente, ma non ce la faccio proprio stasera a fare il pignolo: non mi importa un beato cazzo del fatto che sul 4-0 la Juve abbia preso 2 gol pericolosi, che la squadra si sia distratta e abbia seppur lontanamente rischiato di subire una rimonta. Mi basta quel primo tempo.
Quel primo tempo, ragazzi.. è stato come tornare indietro nei giorni, ad una Juve stellare, galattica, non solo nel gioco ma anche e soprattutto nei risultati e nella cattiveria messa in campo, su ogni pallone, su ogni centimetro d'erba. E' stato come un deja-vù, un film già visto, con quelle giocate essenziali ma proprio per questo splendide, quel ritmo serrato, infernale, nel comprimere l'avversario, nell'avvilupparlo nella propria metà campo, quasi esistesse una forza invisibile che gli impedisse di raggiungere quella linea bianca. Ottimo. La strada da fare è ancora molta, e in estate la società dovrà attingere a piene mani dal portafoglio, però quello che abbiamo visto ieri deve essere di stimolo, deve dare slancio, deve spingere a non buttare via tutto con un mercato scellerato. Juve-Lazio, e la conquista della Champions League, sono un punto di partenza, non di arrivo.
Occhio gente. La Signora sta tornando.
andrea
domenica 27 aprile 2008
PIOVE! MOGGI LADRO...

E' stata una delle tante notizie che mi capitano quotidianamente sottomano, nei giorni scorsi, ad attirare la mia attenzione: Hector Cuper, neotecnico del Parma, interpellato sul celeberrimo 5 maggio 2002 (data che resterà per sempre l'emblema dei fallimenti di quella squadra da operetta) non trova di meglio che dichiarare: "Si sa tutto, ormai. Lo scandalo del calcio ha chiarito ogni cosa e quando sono uscite le prime verità sono stato malissimo. Dire amareggiato è poco, molto poco".
Credo che qualunque essere umano non dico intelligente sopra alla media nazionale ma dotato di una seppur minima dose di buon senso, e che abbia seguito le vicende calcistiche dell'ultimo decennio, possa tranquillamente rendersi conto del fatto che il 5 maggio del 2002 l'Inter, dopo essere stata in testa al campionato per tutte e 33 le giornate, andò a giocare a Roma contro la Lazio da squadra già convinta di avere lo scudetto in tasca, e che pagò salatamente questa presunzione. Per colpe sue. Solo, ed esclusivamente, sue.
Oppure, signor "hombre vertical", all'Olimpico quel 5 maggio il 4-2 fu il frutto diabolico della longa manus di Belzebù, di Satana, del Male assoluto, alias Luciano Moggi? Corruppe i giocatori dell'Inter per perdere? Corruppe l'arbitro per far perdere i nerazzurri? Scese negli spogliatoi a minacciare tutti e 22 i calciatori con un kalashnikov?
Mi sento in grado di proporre un'ipotesi più realistica: non è che i giocatori (e il tecnico) dell'Inter presero la partita sottogamba? Non è che Cuper, per motivare i suoi, avrebbe dovuto fare qualcosa di più che battere loro una mano sul petto alle parole "yo soy contigo"? Ricordiamo che l'Inter, a 4 giornate dalla fine, aveva 6 punti di vantaggio sulla Juventus; rammentiamo altresì che nelle ultime 5 giornate i nerazzurri ottennero appena 7 punti, frutto di un pareggio, due vittorie e altrettante sconfitte: pochino per contrastare la rimonta della Juventus. Senza dimenticare che in quel campionato la Lazio ottenne il 6° posto soprattutto grazie alle prestazioni nella seconda parte della stagione, ed era perciò una squadra in forma e da prendere con le molle, che veniva da appena una sconfitta nelle ultime otto partite: insomma, non era certo la formazione allo sbando che gli ingenui nerazzurri credevano di trovare sul loro cammino. E poi, visto che la classe non è acqua e che a Milano sponda Inter l'onestà è un punto d'onore, come dimenticarsi dell'infuriato Materazzi che negli spogliatoi dell' Olimpico, dopo la disfatta, apostrofava Nesta con epiteti irripetibili per non aver spianato la strada alla squadra che, da tredici anni, l'unico tricolore che vedeva era quello del semaforo?
Caro Hector, confesso che sarebbe dura per chiunque andare avanti con la sua bacheca da allenatore, nota più per le piazze d'onore ottenute (perse due finali di Champions, una di Coppa delle Coppe più il 5 maggio, n.d.r.) che per i due ninnoli che vi trovano posto (due Supercoppe Spagnole), ma questo non è un buon motivo per gettare fango su chi è stato meno sprovveduto di lei. La prossima volta che parla, stia più attento: rischia soltanto di fare figuracce.
andrea
mercoledì 23 aprile 2008
ATALANTA 0-4 JUVENTUS

Alessandro Del Piero, 33 anni e 5 mesi, 555 presenze in maglia bianconera, 237 gol. Domenica, contro l'Atalanta, ne ha segnati 3.
Mi è capitato di sentir dire che è finito. Beh, penso che tutti gli attaccanti della serie A metterebbero firma e controfirma per essere finiti come lui, con 17 gol all'attivo: invero - provate a darmi torto - sarebbe davvero un bell'essere finito!
Il fatto, cari signori, è sempre questo: che mentre un terzo degli italiani ama la Juventus più di ogni altra cosa al mondo, i restanti due terzi la odiano più di qualsiasi altra cosa. Niente di strano, perciò, che in quei due terzi trovi posto sia chi riconosce senza colpo ferire la superiorità tecnico/atletica di un quasi 34enne da 20 gol e altrettanti assist a campionato, sia chi, bovinamente, fa del campione e bandiera della squadra che detesta il simbolo incarnato del Male, chiudendo un occhio - anzi, entrambi - sui suoi numeri tutt'altro che indifferenti e sulle sue prestazioni che sembrano migliorare, anzichè calare, di partita in partita. A dispetto del luogo comune che lo vorrebbe deludente in nazionale, anche i numeri in azzurro sembrano confermare che le critiche da lui puntualmente ricevute (e altrettanto puntualmente rispedite al mittente con allegato omaggio a base di gol) sono frutto più della stupidità che della malafede: 85 presenze e 27 gol, primo marcatore in attività e quarto di sempre della rappresentativa nazionale italiana.
Penso, senza voler sembrare arrogante, di aver lasciato davvero poco spazio ad una eventuale replica.
andrea
martedì 22 aprile 2008
LA JUVE E'...




La colonna sonora della mia vita le cui note non smetterò mai di cantare, di ascoltare.... e che non smetteranno mai di emozionarmi..
E' come mia madre.. l'unica donna che non tradirò mai..
E' la linea del mio tempo che congiunge vari momenti della mia vita. E' una costante in ogni giornata, che sia essa buona o cattiva..
E' amare Torino pur abitando a migliaia di chilometri di distanza..
E' crederci fino in fondo, è essere più forti di tutto, è la fierezza di essere soli contro tutti, è non credere nella malasorte, è il non recriminare mai...
Sono le lacrime da bambino versate nella terribile notte di Bruxelles, le lacrime da adulto versate in un'amara notte di fine agosto.
E' una gioia incontenibile in una notte romana o in un giovane mattino giapponese, è il ghigno di un 5 maggio da ricordare, è la rovesciata di Del Piero in un pomeriggio milanese...
LA JUVE E' TUTTO....
lunedì 21 aprile 2008
JUVENTUS 3-0 PARMA

Non l'ho vista, ma non mi aspettavo niente di meno: la Juventus ha già buttato al vento troppi punti con le piccole. Il solito David, il gol finalmnte ritrovato da Palladino (che non ha ancora mantenuto quanto prometteva, ma è in tempo per riscattarsi) e un autogol permettono alla squadra di fare un ulteriore passo avanti verso quell'obbiettivo Champions che è il traguardo minimo di questa stagione ( e che, visto il reale valore della formazione di Ranieri, si è rivelato traguardo minimo e massimo allo stesso tempo).
La squadra è in crescita: una base su cui lavorare sodo per costruire i successi di domani.
andrea
JUVENTUS 3-2 MILAN

L'orgoglio è uscito di nuovo fuori, come sempre nelle grandi occasioni. Partita a tratti perfetta della compagine di Ranieri, che concede soltanto in difesa (due volte all'immarcescibile Inzaghi) ma conferma che l'innesto di Sissoko ha messo quasi del tutto a posto il centrocampo. Partita ottima e intensissima a livello agonistico, si diceva: un Capitano, che - ormai è evidente - con il tempo migliora. Un Sissoko spaziale, indistruttibile (l'intervento assassino di Bonera aveva fatto temere il peggio, ma dopo un paio di minuti ecco il maliano pronto a rientrare, con Caressa che esulta: "E' fatto d'acciaio!!!"). Un Salihamidzic strepitoso, che con questa doppietta conquista anche i cuori più gelidi.
Grazie, Juve.
andrea
giovedì 17 aprile 2008
PALERMO 3-2 JUVENTUS
martedì 25 marzo 2008
"552 VOLTE GRAZIE JUVE"

Alessandro Del Piero, 552 partite con la Juventus. Recordman di presenze con la maglia bianconera al fianco di Gaetano Scirea. Un primato, raggiunto contro l'Inter e festeggiato nel modo migliore, con la vittoria di San Siro contro la capolista, che il capitano della Juve ha voluto ricordare e celebrare sul suo sito ufficiale.
«552 partite, con la stessa maglia. I numeri racchiudono i miei ricordi. Raccontano vittorie, e purtroppo anche sconfitte. Tanti abbracci, lacrime, a volte sconforto, euforia, sofferenza, rabbia, gioia, orgoglio. La mia passione, sempre, dalla prima volta che ho toccato un pallone. Gran parte della mia vita, insomma.
552 partite, con la stessa maglia. I numeri per me significano tanto, tutti i grandi primati che sto raccogliendo in questa fase della mia carriera. Ma non sono tutto. Perchè ho sempre pensato che non basta soltanto raggiungerli, i grandi traguardi. Il valore dipende anche da come li raggiungi.
552 partite, con la stessa maglia. Sono arrivato in cima, nella storia della Juventus con Gaetano Scirea. Ecco cosa intendo quando dico che conta il 'come'. Come Gaetano Scirea. A volte mi chiedo come mi vedono i ragazzi, i bambini. E penso che vorrei mi vedessero come io vedevo lui. Parlo dell'uomo, non solo dello straordinario giocatore. Perchè questo, per me, vuol dire entrare nel cuore della gente, lasciare qualcosa che vada oltre i numeri.
552 partite, con la stessa maglia. Sono arrivato in cima, e ne vado orgoglioso. Mi fermo a guardare chi c'è al mio fianco, la stessa fascia di capitano al braccio.
Solo con la Juventus, sempre e solo la nostra Juventus. Il mio nome è vicino a quello di Scirea, bellissimo. Mi piace ricordarlo, prima di tornare a guardare avanti.
552 partite, sono arrivato fino qui. Eppure continuo a non vedere l'ora che inizi la prossima, quella che devo ancora giocare. Con la stessa maglia. Alessandro».
...grazie capitano per le tue splendide parole...
...grazie per essere quello che sei..un uomo semplice..che sebbene a numeri sopra il nostro Gaetano, lo tieni sempre presente...
...grazie per tutte le emozioni che ci fai vivere...
...grazie per non averci abbandonato nel momento più brutto...
...grazie perchè ci fai vivere una favola...
...GRAZIE DI ESISTERE...
lunedì 24 marzo 2008
INTER 1-2 JUVENTUS

Come spesso è capitato quest’anno, la Juventus sfodera le sue migliori prestazioni nelle grandi occasioni. La squadra che aveva stentato con l’Empoli è capace di andare a S. Siro a mettere sotto i padroni di casa, nonché campioni d’italia in carica (le minuscole non sono frutto di disattenzione). La cosa che - senza dubbio - ha in parte rasserenato la serata degli amici interisti è il fatto che l’1-0 di Camoranesi sia stato viziato da un colossale fuorigioco. Mi spiego: se, da settembre all’altro ieri, la chiosa ai continui errori pro-Inter e anti-Juve era stata “ma adesso gli errori sono in buona fede, eh!”, di colpo e con gioia il tifo interista si è potuto riappropriare del suo cavallo di battaglia, (ri)sposando la tanto cara - quanto ultimamente accantonata - tesi del complotto! Se la Juventus defraudata contro Udinese, Napoli, Parma, Catania, Sampdoria e Reggina e l’Inter immeritatamente vincente - solo per quel che ricordo - contro Siena, Parma e Catania costituivano soltanto “sviste in buona fede”, il gol di Camoranesi è diventato all’istante la dimostrazione di una congiura di palazzo di stampo rinascimentale, tesa a spodestare l’Inter dal trono a vantaggio della Roma, o - perché no - della Juventus! Ovviamente sostengo ciò con cognizione di causa, avendo avuto l’incommensurabile piacere - e l’incredibile fortuna - di seguire il big-match interamente circondato da vetero-interisti (di gran lunga i peggiori), oltre a sapere bene qual è il tenore dei commenti circolanti sui forum di tutta la penisola. Tenendo conto anche del fatto che lo scarto di gol avrebbe tranquillamente potuto essere più ampio, amici nerazzurri, lasciate che ve lo dica: siete veramente incorreggibili.
andrea
EMPOLI 0-0 JUVENTUS

Non sono riuscito a vedere la partita, ma a quanto pare è stato meglio così. Uno scialbo 0-0 a casa della penultima in classifica, quell’Empoli così stracolmo di scarti e future promesse della Juventus. Alle buone - talvolta ottime - prestazioni della Juve con le grandi, non fanno seguito i match giocati contro le piccole, con le quali la squadra bianconera ha perso decine di punti. E la cosa peggiore è che l’Inter ha pareggiato a Genova: vero che, ancora una volta, alla Signora è stato negato un rigore plateale, ma se non sfrutti i passi falsi dell’avversario quando giochi con il fanalino di coda, allora la colpe sono solo tue. Un ultimo appunto: pare che ad Empoli Tiago, manco a dirlo, sia stato uno dei peggiori in campo: non cederlo a gennaio pare essere stata una mossa esageratamente benevola.
andrea
JUVENTUS 1-0 NAPOLI

A forza di provarci, quella benedetta palla è entrata. Ci sono voluti 90 minuti, con le solite confusioni, i soliti lanci lunghi, le solite disattenzioni nei passaggi, ma alla fine Iaquinta (su pregevole assist in mezza rovesciata del Capitano) è andato a segno. E’ significativo aver dato seguito al 2-0 di Genova. Come si suole dire, oggi l’importante erano i tre punti.
andrea
lunedì 17 marzo 2008
BOICOTTARE LE OLIMPIADI CINESI

Non credo di sbagliarmi affermando che questo è il primo post "extrajuventino" (ma anche extracalcistico) a comparire nel blog.
D'altra parte, la gravità di quanto sta succedendo in Cina nella regione del Tibet, e in particolare nella città di Lhasa, mi spinge a sconfinare per una volta in ambito metasportivo - ma non troppo - schierandomi ovviamente dalla parte di un popolo che ha ormai nel destino la completa assimilazione nel leviatano cinese. Ancora più orribile della repressione tibetana ad opera della dittatura comunista è però l'atteggiamento dei governi occidentali riguardo a quanto accaduto: il colosso asiatico non è il tipo di potere in grado di tollerare prese di posizione avventate senza farne pesare poi le conseguenze sulle partnership commerciali. Va visto in quest'ottica - evidentemente - la trovata della federazione inglese: qualsiasi atleta britannico voglia mettere piede a Pechino, dovrà firmare un documento che lo obbligherà al silenzio su "temi politicamente sensibili". Un bell'escamotage linguistico davvero, per descrivere un bavaglio!
Tutto ciò mentre proprio dalla capitale ci informano che i morti (quelli ufficiali) sono 13, quando i testimoni parlano di centinaia di vittime, e mentre - è di poche ore fa la notizia - la dittatura impedisce in tutta la Cina l'accesso a Youtube, alla CNN, alla BBC e a tutti i media occidentali in genere.
E'per questo che qualunque federazione sportiva ha il dovere categorico di rifiutarsi di inviare i propri atleti in una Pechino dove ancora i diritti umani e civili sono un miraggio. Non sarebbe neanche la prima diserzione in ambito olimpico: gli USA nell''80 a Mosca e l'URSS quattro anni dopo a Los Angeles lo hanno fatto - eravamo in piena guerra fredda - soltanto per farsi uno sgarbo a vicenda.
Il problema, me ne rendo conto, è insormontabile, perchè le situazioni - ahimè - sono ben diverse: all'epoca americani e russi condividevano un cordiale odio reciproco; nessun problema, perciò, a boicottarsi a vicenda. Adesso, al contrario, l'Occidente non vuole guastare i rapporti con la potenza emergente, non può restare fuori dal grande gioco. Vanno conservate le apparenze.
Chi si aspettava nell'assegnazione dei Giochi ad uno stato autoritario l'occasione per un'apertura in senso democratico è rimasto deluso. La lente d'ingrandimento sotto cui si troverà la Cina fra qualche mese non turba minimamente i governanti asiatici, che alla popolazione continuano a mostrare la democrazia come spauracchio, come una perversione tutta occidentale che farà perdere loro quel +10% annuo di PIL. Un 10% che - questo non glielo mostrano - viene quotidianamente sudato sangue.
andrea
...EROI...

Alla fine, gli eroi di Anfield non ce l’hanno fatta. Sì, eroi: li definì proprio così il loro presidente, dopo che in terra inglese si erano lasciati assediare per 90 minuti senza provare un tiro in porta.
L’ennesima sconfitta europea ha fatto subito scattare una molla in quelli che sono i fragilissimi equilibri dello spogliatoio nerazzurro: Luis Figo, dopo il gol di Torres, si rifiuta di entrare in campo; Vieira esce dal terreno di gioco, sostituito sull’ 1-0, in modo estenuantemente lento, senza nemmeno dare al pubblico una speranza, un’ illusione di rimonta; Mancini, il sempre più infantile Ciuffo, annuncia - con la faccia del bambino che ha perso alle biglie - che questi saranno i suoi ultimi due mesi all’Inter, salvo ritrattare il giorno dopo adducendo a motivo della gaffe la delusione post-eliminazione. La squadra, come l’anno scorso e quello prima ancora, è allo sbando, completamente disunita.
Si diceva che nessuno è profeta in patria. Nella Milano nerazzurra vale il contrario.
andrea
martedì 11 marzo 2008
GENOA 0-2 JUVENTUS

Per uno sfortunato errore con le date non ho visto la partita (quest’anno era successo solo per l’andata contro la Fiorentina). Il risultato, a quanto sembra, è stato ottimo, e ciò non fa che accrescere il rammarico per i punti persi, per alterne ragioni e tra alterne fortune, contro Reggina, Torino e Fiorentina.
Il campionato, salvo miracoli, non è più - se mai lo è stato - un obiettivo alla portata, e non vengano interpretate come arroganti le recenti parole di Trezeguet, e più indietro, di Del Piero; la questione è sempre la troppo spesso scomodata - ma al contempo sacrosanta - mentalità juventina, vincente per definizione: si punta sempre al massimo, e poco importa che quest’anno siano appena cinque i giocatori che possano farlo per davvero. D’altra parte, si sa, mala tempora currunt.
Ma ne verranno di migliori.
andrea
mercoledì 5 marzo 2008
JUVENTUS 2-3 FIORENTINA

Il titolo appropriato è: “Come buttare tre punti”. Sembrava una partita ormai incanalata nei rassicuranti binari della vittoria quando il dio del calcio, lassù, ha deciso che no, non doveva andare tutto liscio come l’olio.
La Juventus vista domenica era una delle migliori di stagione, pimpante, gagliarda, convincente. Purtroppo bastano due difensori mediocri e un allenatore nell’occasione sconsiderato, per rovinare tutto. Molinaro, che nei 90 minuti arriva a far rimpiangere Balzaretti, confeziona nel giro di un quarto d’ora prima il pareggio viola con un maldestro rimpallo, e dopo, con il prezioso aiuto di Grygera, la rete del 2-3, con i due imbarazzanti difensori che lasciano balzare ripetutamente il pallone in area, cosa che già ai pulcini, nelle scuole calcio, si insegna ad evitare. Ranieri, in una delle sue - troppo frequenti - giornate no, toglie Camoranesi e Del Piero, i soli che avevano dato imprevedibilità alla manovra, sbilanciando gli assetti della squadra (guarda caso il gol della sconfitta arriva dalla fascia sinistra che era stata dell’oriundo) e, al contempo, inibendo ogni possibile manovra offensiva; e se per Mauro poteva esserci la motivazione dell’uscita precauzionale (aveva avuto problemi al ginocchio), il capitano stava benone e non dava il benché minimo segno di stanchezza. Fa bene Buffon ad arrabbiarsi, e a spiegare ai meno dotati compagni come si rinvia un pallone. E sempre il portierone ci azzecca quando dice che la vittoria contro la Roma ha dato alla testa a qualcuno.
Che annata.
andrea
lunedì 3 marzo 2008
JUVENTUS 0-0 TORINO

Che delusione. Lo 0-0 non fa felice nessuno, in una partita che la Juve doveva e poteva vincere. Il risultato è un misero punticino che, nell’era dei 3 punti, vale quasi niente. A parziale scusante dei giocatori si può addurre come motivo l’enorme calo di morale in seguito allo scippo di Reggio Calabria; un calo giustificato dal fatto che la squadra veniva da due vittorie fondamentali che l’avevano rilanciata, e dall’evidenza della superiorità assoluta mostrata contro i calabresi. Ma la Juve vista nel derby ha fatto decisi passi indietro non solo rispetto a quella, superba, che giocò contro la Roma, ma anche a quella sprecona ma pimpante vista a Reggio. E’ vero, la squadra ha creato le sue occasioni, e il Torino ha dovuto impostare la gara su difesa e ripartenze: però la cosa gli è riuscita anche piuttosto bene, se è vero che alla fine l’occasione più ghiotta è stata per Rosina, con una punizione che si è stampata sulla traversa. Al 90° Nedved commette un’ingenuità: sotto gli occhi dell’arbitro, tira la folta chioma di Comotto, il quale, a onor del vero, urla e si dibatte come se un indiano apache gli avesse appena tolto lo scalpo. Ad ogni modo, contro la Fiorentina Pavel non ci sarà.
Onore all’avversario quindi (avversario che, da tradizione, gioca il derby come mai aveva giocato le altre partite), ma anche la consapevolezza che a volte, senza una punta come Trezeguet, per la Juve è difficile buttarla dentro.
andrea
p.s.: Un ultimo accenno lo merita Sereni: il portiere del Torino è andato a prendere una punizione di Del Piero al sette, e, in generale, ha salvato più volte il risultato: a mio giudizio, vale due volte il terzo portiere della nazionale Amelia.
domenica 24 febbraio 2008
REGGINA 2-1 JUVENTUS

Sabato, 23/02/08, stadio Oreste Granillo in Reggio Calabria: Dondarini di Finale Emilia dà spettacolo. Nel magnifico vespro di un tranquillo sabato di febbraio, il direttore di gara decide di fare quanto è in suo potere per movimentare un’altrimenti noiosa serata. Impresa riuscita alla grande. L’improvvido arbitro emiliano non si accontenta di negare quattro rigori solari alla Juventus e di distribuire i cartellini in maniera quantomeno estrosa, ma, al 92°, decreta addirittura la serata a effetto, di quelle che si potrebbero passare a parlare di calcio e invece si protraggono a riguardare moviole, assegnando alla Reggina un penalty che nell’altra area non si era neanche sognato di concedere, fischiando la fine con 40 secondi di anticipo ed espellendo Zanetti.
Quando tutto è finito, la prima reazione è il riso. Non la rabbia, non lo sdegno. Non si parla di attentati, nessuno è morto. L’unico attentato lo ha subito la nostra intelligenza, ma è solo l’ultimo di una lunga serie. Se la caverà.
Complimenti, Dondarini. Complimenti per aver bovinamente chinato la testa di fronte al nuovo (?) potere. Complimenti per avere ancora una volta privato di dignità te stesso e tutta la classe arbitrale. Complimenti, perché tutti, stasera, hanno visto la tua faccia dopo la partita. Una faccia colpevole.
andrea
venerdì 22 febbraio 2008
MA...CHE SUCCEDE?

Ma che sta succedendo in casa Inter? Basta una sconfitta (guarda caso in Europa) dopo 29 partite per resuscitare antichi fantasmi? Ibracadabra, ancora una volta assente ingiustificato nelle sfide che contano, che scarica la colpa sull’irruento Macellazzi; tifosi ansiosi di gustare finalmente il piatto Champions che scaricano la rabbia su Ciuffo Mancini, il quale, in linea col personaggio, scarica la rabbia su di loro; un presidente deluso che - tanto per non sbagliarsi - scarica la colpa sull’arbitro e definisce la sua squadra “eroica” (cosa ci sia poi di eroico ad essere tanto sprovveduti da farsi espellere dopo mezzora, a farsi schiacciare nella propria metà campo per 90 minuti e a battere il primo - e unico - corner nel secondo tempo, tirando in porta col contagocce, rimane un interrogativo meritevole di essere approfondito). In parole povere: l’Inter è una polveriera.
A tal proposito è interessante notare come, in tale clima, il confronto da tempo in atto tra i due principali giornali sportivi del paese abbia ormai assunto i tratti di una smaccata guerra partigiana, con santa pace della veridicità dell’informazione.
Sfiziosissimi sono anche i commenti del tifoso interista medio (ho la croce e la delizia di conoscerne qualcuno), categoria involontariamente esilarante come poche, il quale, forse già convinto dell’eliminazione (malgrado vi sia ancora la partita di ritorno), rivela che “tanto l’importante è battere la Juventus in campionato”.
Mi si potrebbe obiettare che non è elegante infierire sulla disfatta dell’avversario. Sono d’accordo. Non è affatto elegante. Ma il mio intento non è, con questo articolo, quello di felicitarmi per la sconfitta (che - non ho motivo di negarlo - ha indubbiamente pervaso me e molti altri di gaiezza se non addirittura di felicità), bensì quello di porre l’accento su determinati comportamenti - di giocatori, allenatore, presidente, tifosi - successivi al misfatto. Comportamenti che rivelano come, una volta di più, chi non sa vincere, il più delle volte non ha nemmeno il decoro di saper perdere.
andrea
JUVENTUS 1-0 ROMA

E’ stata la serata dell’orgoglio e della maturità, del carattere e della determinazione, della Signora che è uscita con i tre punti dallo scontro per il secondo posto, avvicinando la Roma a -1. Certo, come in settimana ha ribadito capitan Del Piero, se l’Inter decidesse di fare harakiri la Juve sarebbe pronta ad approfittarne, ma, al momento, l’ipotesi più realistica vede la squadra a caccia dell’ingresso diretto in Champions. Forse per la prima volta in questa stagione, abbiamo visto una Juventus che non ha aspettato la sberla per reagire, ma ha imposto sin dall’inizio il proprio gioco, grazie anche al tridente offensivo riproposto da Ranieri - schema che a nostro parere meriterebbe maggior fiducia - e allo spirito di abnegazione dei veterani in primis, i quali, ancora una volta (e con l’unica eccezione dello spento Trezeguet) hanno fatto da guida al resto della squadra.
E’ stata anche la serata di sassolini più o meno grandi tolti da scarpe più o meno prestigiose: è il caso, ovvio, di Del Piero (il quale - a onor del vero - è da inizio anno che non fa altro che spalare sassolini), che ha deciso la partita con una punizione superba, vincendo per manifesta superiorità il confronto con Totti; è il caso dell’ex Zebina, che abbiamo rivisto finalmente a livelli di capelliana memoria; è il caso, infine, di Nedved, che ormai da gennaio ha ripreso a giocare da Furia Ceca e che ha dato una sonora batosta a chi già lo dava per bollito.
Insomma, era da un po’ che non spegnevo la tv così soddisfatto dalla prestazione della mia Juve, che ha dato qualche segno di sofferenza - neanche eccessivo - solo a inizio ripresa. Speriamo continui così.
andrea
lunedì 11 febbraio 2008
UDINESE 1-2 JUVENTUS

Se ci avete fatto caso, ieri pomeriggio a Udine la Juventus è scesa in campo con una formazione che, per 9/11, era quella dello scorso anno in serie B: perfino il neoacquisto da 15 milioni Sissoko si è accomodato in panca. Come se non bastasse, i due nuovi in campo erano Nocerino e Molinaro, proprio la coppia che, in estate, sembrava destinata a partire e che rimase quasi per caso. Considerati i risultati dei nuovi acquisti, dovremmo essere felici che la Juve si presenti soltanto con la vecchia squadra, ma disputare un campionato di A con una squadra invariata rispetto alla B dell’anno prima, per una società che voleva puntare subito in alto, può essere un problema. Non saprei se la responsabilità di questa strana situazione ricada più sulla dirigenza o, a questo punto, sull’allenatore (che mi sta anche simpatico e tutto, ma che a volte ci regala scelte a dir poco estrose). Comunque al Friuli, ieri, la squadra è cambiata in un batter di ciglia: fino al gol di un grande Camoranesi (15° st), i soliti stenti per mettere insieme tre passaggi di fila e rimontare la rete di scarto (con - incredibile ma vero - una pur leggera complicità di Gigi, che comunque ha avuto modo di farsi perdonare, eccome). Poi, con l’ingresso di Palladino e Iaquinta (in gol dopo 16 secondi), tutta un’altra musica. Che Ranieri, ancora una volta, abbia sbagliato la formazione, è cosa evidente, come è evidente che azzeccare i giusti cambi e raddrizzare le partite è un merito ma è di gran lunga più facile che avviarle bene sin dall’inizio.
Sta di fatto che Palladino ha dimostrato una volta di più quello che è il suo enorme potenziale. Del Piero ha giocato come sempre una partita di grande spessore tecnico-atletico. Iaquinta segna a raffica. Che bomber di razza sia Trezeguet, infine, lo sanno tutti. Ma allora com’è che la Juventus fatica così tanto ad andare in gol e a concretizzare il suo cospicuo (quanto sterile) possesso palla? La risposta va ricercata nell’ostinazione con la quale Ranieri fa giocare assieme, anche con altre soluzioni possibili, Zanetti e Nocerino: anche ieri il campano ha corso moltissimo ma ha sbagliato una caterva di passaggi, dimostrando che non può certo essere lui l’uomo che innesca le punte. Soltanto quando Camoranesi è stato messo sul centro-destra le cose per i nostri attaccanti sono migliorate, e ancora di più all’ingresso di un ispiratissimo Palladino.
Ah, quasi dimenticavo. Ho saputo che, giorni addietro, la Gazzetta dello Sport ha pubblicato una statistica dove si considerava l’attuale classifica del campionato italiano di serie A senza errori marchiani: la Banda degli Onesti avrebbe 8 punti in meno, e la Juventus 8 punti in più, con un conseguente +4 per la squadra bianconera. Ora, non è che, visto il vertiginoso calo delle vendite, alla redazione del giornale rosa abbiano deciso di porgere qualche zuccherino ai tifosi della Juventus, nel tentativo di riavvicinarsi a quei 200.000 di loro che ogni giorno la rosea non la comprano più? Il sospetto viene, e giustificato anche. In ogni caso, a quella classifica vanno aggiunti i 2 punti sottratti ieri sera dall’Inter al Catania, dato che, come è ormai consuetudine, la Beneamata ha rotto il ghiaccio con un gol irregolare. Mentre sui valori in campo sapete come la penso (bella squadra per carità), la cosa più divertente è ascoltare le giustificazioni degli interisti a queste ultime, sfortunate (per i loro avversari) direzioni di gara: senza stare a compilare il catalogo completo delle idiozie che ho sentito sul forum di Gazzetta.it, il commento più comune è: “dopotutto errare è umano”. A parte il fatto che il fuorigioco di Cambiasso era di mezzo metro, questi campioni di coerenza sono gli stessi che, due anni fa, gridavano al complotto quando veniva risparmiata un’ammonizione a Cannavaro. Senza contare che questi errori iniziano a diventare un po’ troppo, per così dire...luciferini.
Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
andrea
lunedì 4 febbraio 2008
SONO ARRIVATE LE PAGELLE..

Giunti al giro di boa, è ora di fare alcune valutazioni sui giocatori protagonisti di questa prima metà di stagione. Ovviamente ho dato valutazioni soltanto a chi ha avuto modo di giocare almeno alcune partite. Qualcuno è promosso alla grande, qualcun altro ha la sufficienza a stento, altri “potrebbero fare di più ma non si applicano”, altri ancora sono bocciati. Vediamolo insieme.
BUFFON: 8. Semplicemente, c’è. Il miglior portiere al mondo non ha certo bisogno dei miei o di altri elogi. Fenomeno conclamato, alcune statistiche gli attribuiscono addirittura 17 dei 37 punti totalizzati sinora, con lui in campo, dalla Juventus. Una cosa è certa: un portiere di questo livello fa sentire il suo peso né più né meno di un grande attaccante. Insostituibile.
BELARDI: 5. Un’ultima, passabile, prestazione (non da fenomeno, intendiamoci) in coppa Italia contro l’Inter a fare da contraltare a una buona quantità di gol presi dalla Juve, sempre in coppa, per responsabilità esclusivamente sue. Senza Buffon, ogni intervento è un brivido.
GRYGERA: 5,5. Quando Ranieri lo mette esterno difensivo di destra sforna buone prove, e mostra perfino di saper spingere discretamente. Le cose cambiano quando il tecnico decide di spostarlo al centro della difesa: troppi errori, non dà la massima sicurezza. Si può dare di più, senza essere eroi.
LEGROTTAGLIE: 7+. Ormai i brutti (bruttissimi) ricordi del 2003/04 sono, appunto, niente più che ricordi. La tranquillità e la sicurezza sfoggiate sinora sono sorprendenti. Dato in estate per sicuro partente, non godeva più di grande fiducia, e soltanto quando aveva le valigie già pronte per la Turchia l’affare col Besiktas sfumò: con l’infortunio di Andrade, la Juventus ha potuto riscoprire un grande difensore. Continuando così, si prenderà gli europei.
CHIELLINI: 7+. Stesso voto del compagno di reparto, storie simili: un battibecco con la dirigenza, la mancanza di sicurezza sul posto in squadra e così, ad agosto, il trasferimento al Manchester City sembrava cosa fatta. Con la nuova linea arretrata è diventato un centrale, ruolo quasi inedito per lui: nei fatti, un giocatore che ha blindato la difesa. A 23 anni, è lui il futuro.
MOLINARO: 6,5. Quando è rientrato dal prestito al Siena, non avrebbe scommesso un euro bucato non solo sul posto da titolare, ma anche sulla sua permanenza in rosa. Una difesa ridisegnata, invece, lo ha portato stabilmente nella formazione base: ha iniziato un po’ in sordina, preferendo l’appoggio centrale anziché il fondo per il cross, ma con il passare dei mesi è cresciuto molto in personalità. Non è un fenomeno, ma può ancora migliorare.
ZEBINA: 5+. Che avesse un caratterino niente male, si sapeva: la conferma l’abbiamo avuta appena alla seconda di campionato a Cagliari, quando schiaffeggiò uno steward un po’ provocatore. Ma da quel momento, anche a causa dei molti infortuni ai quali è soggetto, Jonathan è letteralmente scomparso dalle cronache bianconere; è questo un vero peccato, dal momento che il francese, nella Juve di Capello, aveva ampiamente dimostrato di possedere doti non comuni di tecnica, spinta e fisico. Assolutamente da recuperare.
BIRINDELLI: 5+. Anche per lui gli anni passano, e non sempre è impeccabile. Anche la spinta non è più quella dei tempi d’oro, ma tant’è: rimane un giocatore che, per dodici anni, non ha affatto sfigurato. In scadenza di contratto, il prossimo anno tornerà nella amata Empoli. Un veterano.
ANDRADE: 6-. Se non si fosse infortunato dopo appena quattro partite, probabilmente la sua valutazione sarebbe stata più alta, dal momento che il portoghese è un centrale di livello. In quelle poche gare non mancò qualche imprecisione, ma di quel colabrodo che era la difesa di inizio stagione, fu, almeno parzialmente, uno dei pochi a salvarsi. Auguri di pronta guarigione.
CRISCITO (da gennaio al Genoa): 5,5. Il talento e la tecnica non mancano, affatto. Quello che manca è un fisico adeguato al ruolo di centrale di difesa: abbiamo ancora negli occhi la spallata con cui Totti si liberò di lui per il gol del 2-1 a Roma. Sta di fatto che il ragazzo, mandato forse un po’ troppo frettolosamente a giocare a Genova, deve lavorare sui muscoli se vuole essere un vero campione. Ha le capacità per diventarlo.
BOUMSONG (da gennaio al Lione): n.g. Solo 3 presenze in coppa Italia (con un gol all’Inter) per lui quest’anno: troppo poco per giudicarlo, ma l’impressione che dà è sempre quella di un difensore poco disinvolto. Ceduto a titolo definitivo al Lione.
SALIHAMIDZIC: 6. Si sta guadagnando la pagnotta, seppure con qualche difficoltà imputabile più ai continui cambiamenti di ruolo che a sue effettive mancanze: ha giocato terzino destro, esterno destro, esterno sinistro e perfino centrocampista centrale. D’altra parte, che fosse un jolly lo si sapeva, così come si sapeva che la squadra avesse carenze in organico tali da costringerlo agli straordinari. Sempre utile.
NOCERINO: 6-. Come per Molinaro, la sua permanenza a Torino sembrava dover essere temporanea: si stava già recando nella sede della Fiorentina quando ricevette la telefonata che fece saltare l’affare. La sufficienza non piena è data soprattutto dal fatto che spesso, per le assenze di Camoranesi e Marchionni, è stato fatto giocare esterno destro del rombo, ruolo per il quale non è affatto tagliato. Per quanto riguarda il gioco in mezzo al campo, è più un uomo di quantità che non di qualità, e ciò è dimostrato dai non pochi appoggi, anche semplici, che spesso sbaglia. E questa Juve non se lo può permettere. Un punto a suo favore la giovane età.
ZANETTI: 8-. Sino ad ora, una stagione da incorniciare. Il voto molto alto si spiega col fatto che, al momento, non è un giocatore sostituibile nei meccanismi della squadra: semplicemente, è colui che regge sulle spalle il fragile centrocampo bianconero. Con Camoranesi e Marchionni perennemente in infermeria, Tiago e Almiròn dispersi e un Nocerino ancora acerbo, il centrocampista massese è stato costretto ad un lavoro immane, che è consistito nel correre a tutto campo per recuperare palloni, lanciarli agli attaccanti - altrimenti isolati - e, in più, proteggere anche la difesa. Ha 32 anni.
NEDVED: 6+. E’ strano, molto strano, non vederlo tra i migliori. Ma il tempo corre anche per lui, l’uomo di acciaio, che ormai mette insieme 35 primavere abbondanti. Il + se lo è guadagnato con le prestazioni delle ultime settimane,decisamente superiori a quelle dei primi mesi della stagione, segno che è in crescita. Quando si dispone di giocatori del genere, d’altra parte, si può star certi che alla fine risulteranno decisivi. La Furia Ceca farà ancora male.
CAMORANESI: 7. Sfortunatissimo ma altrettanto bravo, le poche volte che quest’anno ha messo piede in campo l’ha fatta sentire eccome, la differenza: il 7 è riferito appunto a quelle rare, ma molto valide, prestazioni. Muscoli di cristallo, ma estro sopraffino, è lui l’uomo che serve al centrocampo, l’uomo della regia, del dribbling e dell’assist. Se di qui a maggio riesce a giocare con continuità, sarà lui il miglior acquisto del mercato d’inverno.
TIAGO: 4,5. L’emblema del fallimento della campagna acquisti bianconera è un giocatore lento e prevedibile, che - almeno per adesso - non ha mai dato l’impressione di avere il carisma e le capacità per poter comandare il centrocampo, cosa che gli si chiedeva. Doveva formare, assieme ad Almiròn, l’asse portante della mediana: l’unica asse portante che ha visto è stata quella, sacrosanta, della panchina. Ha quattro mesi (pochi, molto pochi ormai) per dimostrare che ci sbagliamo. Lo speriamo vivamente.
MARCHIONNI: 6+. Come il compagno di ruolo Camoranesi, la sua sfortuna fa venire in mente un papero di disneyana memoria. Letteralmente tartassato dagli infortuni, l’ex parmense non è ovviamente riuscito a esprimere tutto il suo potenziale, ma ha comunque disputato buone gare. Stagione forse già finita, il + è un buon augurio.
PALLADINO: 6-. Sembrerò forse ingeneroso, ma il ragazzo, che ha un potenziale enorme, rende meno di metà di quanto potrebbe. Sono rari i giocatori con le sue qualità tecniche, e lui non le sfrutta appieno: in particolare, da esterno offensivo nel quale è stato ormai trasformato, sarebbe bello vederlo giochicchiare di meno ma rendere di più, in termini di assist e gol. Uno dei pochi capaci di saltare l’uomo con facilità, deve essere più concreto.
ALMIRON (da gennaio al Monaco): 5. Non si spiega come un giocatore che negli ultimi due anni ha reso benissimo in serie A abbia fatto poco meno della comparsa nei suoi mesi a Torino. Il discorso - francamente abusato - della maglia “che pesa”non mi ha mai convinto del tutto: si è trattato, più semplicemente, di difficoltà d’inserimento in schemi molto diversi dai precedenti. In ogni caso, ancora una volta erano errati i presupposti: non è un regista puro. In prestito fino a fine stagione al Monaco.
DEL PIERO: 8. Contrariamente a molti tra i suoi colleghi, il Capitano ha sempre preferito rispondere sul campo, piuttosto cha a parole, ai detrattori. I nuovi allenamenti personalizzati gli hanno dato il 30% di forza in più, col risultato che è rinato lo scatto dei tempi d’oro: se uniamo queste caratteristiche fisiche alla sua tecnica, quel che ne esce è un calciatore letale che può fare reparto da solo. E intanto, sono già 12 i gol in stagione. Immortale.
TREZEGUET: 8,5. Il mezzo punto in più rispetto ad Alex è dovuto essenzialmente al fatto che - manco a dirlo - è il capocannoniere del campionato, oltre ad essere l’unico in rosa ad aver messo piede in campo in tutte e 20 le partite del torneo. Centravanti completo e senza punti deboli, ha in destro, sinistro, colpo di testa, tiri al volo e acrobazia il suo repertorio abituale, cui da quest’anno ha aggiunto anche una pressoché inedita partecipazione al gioco della squadra. Al momento, il miglior attaccante al mondo.
IAQUINTA: 7+. Unico, tra gli undici nuovi arrivi, a rendere veramente ad alto livello, il calabrese è l’attaccante utile per tutte le occasioni: segna, fa sponda, fornisce assist, sa giocare sull’esterno dell’attacco per allargare difese particolarmente arcigne. Non ha il posto fisso, ma non fa storie e quando gioca fa sempre la differenza. Esemplare.
All. RANIERI: 6. Una valutazione difficile, quella del mister. Sì, perché se da un lato è vero che l’ex tecnico del Chelsea è arrivato alla Juventus nel momento più difficile dal 1897 ad oggi, potendo perciò disporre di un organico non certamente all’altezza dei precedenti, è vero anche che condivide con la dirigenza almeno una piccola parte delle responsabilità del fallimento della campagna acquisti. Inoltre, il centrocampo a rombo non ha mai convinto, ma lo ha riproposto, con esiti disastrosi, più e più volte. Molto spesso, però, azzecca i giusti cambi: tanti i gol arrivati dalla panchina. Insomma, un 6 politico, ma si può fare di meglio.
andrea
domenica 3 febbraio 2008
JUVENTUS 1-1 CAGLIARI

Quando pareggi in casa con l’ultima in classifica, è segno che c’è qualcosa che non va.
Per carità, per quello che si è visto oggi in campo ci si stupisce che il Cagliari occupi l’ultima posizione; però una formazione che secondo alcuni osservatori ha bisogno solo di “qualche innesto” per tornare al livello delle altre grandi non può soffrire per tutto il secondo tempo contro una squadra con 13 punti nel carniere.
Si è ripetuto oggi quello che era già successo svariate altre volte: quando la Juve gioca in casa contro le medio-piccole, e non trova subito la via del gol, con miriadi di occasioni non sfruttate nel primo tempo, alla fine non riesce più a sbloccare il risultato. Era già accaduto contro Udinese, Atalanta e Sampdoria. Ranieri deve intervenire su questo se vuole che la sua squadra l’anno prossimo giochi in Champions.
Osservando la prestazione nei particolari, la difesa è stata, per non dire di peggio, disastrosa: almeno quattro palle gol nitide concesse agli avversari, che non le hanno sfruttate solo per broccaggine manifesta di alcuni dei loro attaccanti. Il centrocampo, orfano di Zanetti e affidato a Nocerino e Tiago, ha reso - come ci si poteva aspettare - meno di nulla: il portoghese (comunque deludente) si è almeno reso utile in interdizione, operazione alla quale sarebbe deputato il centrocampista campano, poco lucido e sempre molto impreciso in appoggio. La musica è cambiata solo con l’esordio di Sissoko. Come detto più volte, il maliano non è un regista; sta di fatto che nei suoi primi 25 minuti in maglia bianconera ha reso più di Tiago in sei mesi. Mi spiego: non ha fatto niente di soprannaturale, ma ha dato quei cambi di passo, quella verve, quella fisicità, quei dribbling che fino ad ora in mezzo al campo erano mancati. Pur continuando a credere che non fosse in questo momento l’acquisto ideale, speriamo tutti che continui su questa strada: è piaciuto.
Infine, se la Juventus conferma ancora una volta la sua incapacità a chiudere le partite quando vanno chiuse, ottimi segnali arrivano invece da Nedved e Camoranesi: la Furia Ceca, oltre al gol, si è reso protagonista di una prova maiuscola, con lampi di classe pura; l’italo-argentino, dal canto suo, ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei migliori centrocampisti in circolazione. Se la Juventus recupera a tempo pieno i suoi due gioielli, per i prossimi avversari saranno dolori.
andrea
Si è ripetuto oggi quello che era già successo svariate altre volte: quando la Juve gioca in casa contro le medio-piccole, e non trova subito la via del gol, con miriadi di occasioni non sfruttate nel primo tempo, alla fine non riesce più a sbloccare il risultato. Era già accaduto contro Udinese, Atalanta e Sampdoria. Ranieri deve intervenire su questo se vuole che la sua squadra l’anno prossimo giochi in Champions.
Osservando la prestazione nei particolari, la difesa è stata, per non dire di peggio, disastrosa: almeno quattro palle gol nitide concesse agli avversari, che non le hanno sfruttate solo per broccaggine manifesta di alcuni dei loro attaccanti. Il centrocampo, orfano di Zanetti e affidato a Nocerino e Tiago, ha reso - come ci si poteva aspettare - meno di nulla: il portoghese (comunque deludente) si è almeno reso utile in interdizione, operazione alla quale sarebbe deputato il centrocampista campano, poco lucido e sempre molto impreciso in appoggio. La musica è cambiata solo con l’esordio di Sissoko. Come detto più volte, il maliano non è un regista; sta di fatto che nei suoi primi 25 minuti in maglia bianconera ha reso più di Tiago in sei mesi. Mi spiego: non ha fatto niente di soprannaturale, ma ha dato quei cambi di passo, quella verve, quella fisicità, quei dribbling che fino ad ora in mezzo al campo erano mancati. Pur continuando a credere che non fosse in questo momento l’acquisto ideale, speriamo tutti che continui su questa strada: è piaciuto.
Infine, se la Juventus conferma ancora una volta la sua incapacità a chiudere le partite quando vanno chiuse, ottimi segnali arrivano invece da Nedved e Camoranesi: la Furia Ceca, oltre al gol, si è reso protagonista di una prova maiuscola, con lampi di classe pura; l’italo-argentino, dal canto suo, ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei migliori centrocampisti in circolazione. Se la Juventus recupera a tempo pieno i suoi due gioielli, per i prossimi avversari saranno dolori.
andrea
venerdì 1 febbraio 2008
JUVENTUS 2-3 INTER

E’ andata. Non che fosse l’obiettivo di stagione, ma non siamo ipocriti: anche abbandonare la tanto snobbata coppa Italia dispiace. Il verdetto del campo ha deciso per il risultato più probabile, punendo, tra le due, la squadra che ancora denota diversi limiti. Va doverosamente segnalato, però, che, tra andata e ritorno, la Juventus non ha certo rappresentato un facile bottino per gli uomini di Mancini. Certo, pecche a parte, nelle due partite (specie a Torino) ad emergere maggiormente è stato il lato migliore della squadra: un Del Piero sempre più brillante e decisivo (merito del nuovo allenamento personalizzato), uno Zanetti sempre generoso e preciso, addirittura un Belardi che non commette errori marchiani se non, forse, nella mancanza di tempismo in uscita sul primo gol di Balotelli (giovane interessantissimo ma altrettanto scorretto, sul quale rimando al poscritto). Ma tant’è.
L’unico obiettivo rimane perciò il posto tra le prime quattro, unico modo per garantirsi introiti adeguati ad una società del calibro della Juventus. L’accesso in Champions non è però cosa del tutto scontata, visto il ritorno di fiamma di un Milan, che, non dimentichiamolo, è campione del mondo (anche se, a mio avviso, è del titolo di campione d’Europa che dovrebbe fregiarsi maggiormente, ma questo è un altro discorso).
Per quanto riguarda il mercato, la finestra di gennaio si è chiusa ieri alle 19.00. I nuovi arrivi sono Guglielmo Stendardo dalla Lazio (prestito con diritto di riscatto, ha già esordito contro l’Inter) e, soprattutto, Mohamed “Momo” Sissoko, che oggi sostiene il primo allenamento a Vinovo. Sulle perplessità riguardo non al valore, ma al ruolo del maliano, rimando ai post precedenti.
andrea
L’unico obiettivo rimane perciò il posto tra le prime quattro, unico modo per garantirsi introiti adeguati ad una società del calibro della Juventus. L’accesso in Champions non è però cosa del tutto scontata, visto il ritorno di fiamma di un Milan, che, non dimentichiamolo, è campione del mondo (anche se, a mio avviso, è del titolo di campione d’Europa che dovrebbe fregiarsi maggiormente, ma questo è un altro discorso).
Per quanto riguarda il mercato, la finestra di gennaio si è chiusa ieri alle 19.00. I nuovi arrivi sono Guglielmo Stendardo dalla Lazio (prestito con diritto di riscatto, ha già esordito contro l’Inter) e, soprattutto, Mohamed “Momo” Sissoko, che oggi sostiene il primo allenamento a Vinovo. Sulle perplessità riguardo non al valore, ma al ruolo del maliano, rimando ai post precedenti.
andrea
p.s.: prima di Juve-Inter, Mancini, con il consueto humour, aveva provocatoriamente affermato che a Torino avrebbe mandato in campo solo dieci giocatori, nella speranza di non subire espulsioni: evidente il riferimento ai due rossi di Burdisso nell’andata contro la Juve e di Cesar domenica a Udine. Ciò che all’allenatore dell’Inter non risulta evidente è invece il fatto che l’espulsione per gioco violento o scorretto, o per somma di ammonizioni, è prevista dal regolamento, e le due subite dalla sua squadra rientrano appieno nella casistica. Sta di fatto che in Juve-Inter il mattatore dell’incontro, il giovane Balotelli, nei primi minuti abbia pensato bene, saltando e rifilando una gomitata, di cercare di spaccare la faccia a Legrottaglie, non riuscendo nel suo intento ma provocandogli solo un occhio nero, abbastanza doloroso, però , da far dimenticare addirittura al pio difensore juventino - che lo ha rincorso a tutto campo per fargli avere la sua parte - la vena mistica che lo pervade ormai da un biennio. Risultato: il buon Saccani (lo stesso di Juve-Samp, per intenderci) non solo ha sbagliato colore del cartellino, ma, nel secondo tempo, ha sorvolato anche su un altro intervento, da dietro, del giovane bresciano.
Un tempo si sarebbe parlato di sudditanza.
Un tempo si sarebbe parlato di sudditanza.
Ma Mancini è stato accontentato.
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