
In un'intervista rilasciata nel luglio del 2007 ad "Hurrà Juventus", mensile ufficiale della società, il direttore della Gazzetta dello Sport Carlo Verdelli, discutendo della campagna di boicottaggio che il suo giornale sta tuttora subendo da parte dei tifosi juventini, parlò di "campagna di stile squadrista" da parte di gente che "ha sobillato". E' piuttosto evidente, invece, che buona parte dei 9 milioni di tifosi bianconeri che acquistavano abitualmente il giornale rosa si sono resi conto che - dopo l'indegna campagna mediatica che aveva a capo proprio la Gazzetta durante Calciopoli - continuare a spendere i propri soldi per un quotidiano fazioso, il quale alla fine praticamente "costrinse" una corte codarda a decidere in un certo modo anzichè in un altro, non era da persone intelligenti, e soprattutto LIBERE. Sì, perchè è di libertà che si tratta, e penso che nessuno - tanto meno il direttore di un quotidiano nazionale - possa permettersi di dare dello "squadrista" a qualcuno che ha deciso che il suo non è più un giornale serio, e di parlare di "sobillatori" offendendo la libera scelta di centinaia di migliaia di persone. Gli juventini sono talmente tanti da poter punire chiunque non rispetti l'imparzialità fregandosene del codice deontologico, che alla Gazzetta nemmeno sanno cos'è (o meglio, sanno bene quando farvi ricorso e quando no). La dimostrazione di questo sta nei dati Ads (Accertamenti diffusione stampa), che certificano al di là di ogni possibile dubbio od opinione che, se la Gazzetta prima dello scandalo aveva una tiratura media di oltre 700.000 copie giornaliere (dato pubblicato quotidianamente - e con orgoglio - nell'ultima pagina del quotidiano, di cui io ero lettore), la stessa media, adesso, è di 516.780 COPIE!!!!! Sono scesi di 200.000 copie al giorno, ed è un dato incredibile, tant'è che non pubblicano più la tiratura in fondo al giornale...paura che la gente sappia? probabile. Un'altra opera di insabbiamento? sicuro.
Ma andiamo a leggere prima l'intervista ad "Hurrà Juventus" e poi la successiva risposta di Stefano Discreti (www.stefanodiscreti.blogspot.com).
andrea
L'INTERVISTA A VERDELLI
(da "Hurrà Juventus" n.7/2007)
"E se vi dicessi che quest'anno ho tifato Juve?" - Dietro alla scrivania ha la gigantografia della prima pagina della Gazzetta dello Sport con Cannavaro che alza la Coppa del Mondo. Sotto il titolo dell’editoriale della copia più venduta della storia italiana (2.302.088 esemplari) c’è la sua firma: Carlo Verdelli.
Un record dei record, con tutta l’aria di poter durare decadi, raggiunto nonostante un formidabile handicap: un’ampia quota di juventini che boicottavano il giornale rosa.
Sì, perché nei log e nei forum bianconeri i tifosi più arrabbiati già dal maggio precedente non perdonavano alla Gazzetta di aver pubblicato, prima di tutti, le intercettazioni telefoniche che avevano scatenato il putiferio di Calciopoli.
Carlo Verdelli per loro era l’alleato dell’Inter di Moratti, l’avversaria che esibiva sulla maglia quello che doveva essere il 29o scudetto bianconero
“Quello che è successo nei forum non ha nulla di spontaneo, ma è evidente che c’è chi ha sobillato. E’ stata una campagna di stile squadrista.”
Direttore sta dicendo che qualcuno ha orchestrato tutto?
“La mia carriera è trasparente e sfido chiunque a trovare una sola macchia etica.
Improvvisamente mi sono trovato ad essere la testa di ponte per distruggere la Juve. Un insulto insopportabile. All’inizio rispondevo a centinaia di mail, per spiegare i motivi miei e, soprattutto, del giornale che dirigo. Poi ho smesso, quando ho visto che i pregiudizi sono ciechi. Da un certo punto di vista lo comprendo: quando il dolore è troppo grande, si cercano responsabili esterni su cui scaricarlo. E su questa debolezza è stata orchestrata la campagna denigratoria”.
Molto ha contribuito anche la vostra scelta di battezzare lo scandalo “Moggiopoli”, indirizzando sulla Juve tutta la responsabilità morale di un evento che il resto d’Italia chiamava Calciopoli.
“Calciopoli è una bizzarria linguistica, con cui il suffisso “poli”, ovvero “città”, è stato applicato per traslazione alla parola calcio.
Ma non vuol dire nulla: Tangentopoli significa ‘città delle tangenti’ ed è congruo, ma che senso ha chiamare uno scandalo “città del calcio”?”.
Soltanto una questione lessicale? Non un modo per indicare nella vecchia dirigenza della Juve l’unica responsabile di tutto?
“L’ho spiegato in cento occasioni, ma sono lieto di farlo ancora: Moggi non era l’unico colpevole. Questo dato emerge chiaramente fin dalla prima lettura delle carte, già in quella primavera del 2006. Moggi è il capotreno di una struttura parallela di istituzioni, il cui scopo è far andare le cose come fa loro comodo, indirizzando gli arbitri, influenzando i designatori, esercitando un controllo militare del mercato. Luciano Moggi è il sindaco della città. Ma non lo dico io, lo dicono le carte: la Gazzetta dello Sport ha solo registrato i fatti, mai e poi mai pensando che la città fosse costituita dal solo sindaco”.
E da chi altri?
“Da chi aveva interesse a modificare la classifica, a influenzare il mercato, a indirizzare i diritti televisivi”.
Certo è che la Juventus ha ricevuto il trattamento infinitamente peggiore.
“La nuova dirigenza sa bene che cosa ha rischiato. Non dimentichiamoci che lo stesso avvocato Chiappero si era rassegnato a un destino atroce. Chi va a rileggere la Gazzetta di allora s’accorgerà, invece, che noi ci siamo battuti giornalisticamente contro la C e pure contro una penalizzazione impossibile in B. Perché il calcio stesso era in pericolo: senza la Juventus è un’altra cosa. Ripensando a come abbiamo lavorato, vorrei che mi chiedesse se ho la coscienza pulita”.
Ha la coscienza pulita?
“No: ce l’ho pulitissima. Dormo come un bambino di tre anni”.
Se lei fosse stato nel consiglio dei saggi, avrebbe assegnato lo scudetto all’Inter?
“No. Avrei lasciato un buco di due anni nell’albo d’oro. Un simbolo, un memento. Darlo all’Inter è stato un errore”.
Eppure, lei che non usa firmare editoriali se non in casi istituzionali, si sbilanciò molto a favore di Guido Rossi, salvo poi lasciar trasparire la disillusione quando l’ex commissario straordinario accettò la presidenza della Telecom.
“Non mi sono mai sbilanciato. Ma era un momento molto difficile per tutti e dovevamo accordargli fiducia. E lui all’inizio se la guadagna: salva Lippi e Cannavaro e scongiura la politica del redde rationem. Però, quando impegnato con i processi e con la riscrittura delle regole, accetta la Telecom, io mi permetto di dire No.
E gli chiedo: scelga. Perché se a capo della più grande azienda italiana e del movimento sportivo più popolare, oltretutto ambedue nei momenti tra i più difficili della loro storia, chiamiamo la stessa persona, non diamo l’impressione di un paese particolarmente intelligente. Oltre a lui non c’era proprio nessun altro? Al che, Guido Rossi mi risponde: ‘Sono fatti miei’. La sua riforma non l’abbiamo mai vista”.
Guido Rossi e Marco Tronchetti Provera un rapporto che ha alimentato parecchie dietrologie.
“Immaginiamo lo scenario. Uno come Guido Rossi, ex presidente di Consob e Capitalia, docente universitario con master ad Harvard, e Tronchetti Provera si mettono d’accordo per fregare uno scudetto. Poi che fanno? Neanche il tempo dell’alibi e vanno a lavorare assieme. Quanto fossero amici poi lo si è capito: dopo due mesi, Rossi l’ha fatto fuori. Ma non scherziamo. E’ che Guido Rossi dopo Berlino ha perso la testa: cosa volete che gliene fregasse dell’Inter a lui che è tornato con la Coppa del Mondo?”
Un altro conflitto d’interessi: la festa dello scudetto nerazzurra organizzata da Rcs.
“Rcs è il primo gruppo editoriale italiano e una branca del suo business si chiama Rcs Sport. Che cosa fa? Organizza eventi sportivi. Quando l’Inter ha manifestato l’intenzione di fare la festa, Rcs Sport si è proposta. Come ha fatto pure per la festa della Champions del Milan: non l’ha organizzata solo perché è mancato il requisito principale. Non si sono messi d’accordo sui soldi. Tanto per intenderci, Rcs Sport è la stessa struttura che organizza il Giro, ma non ha alcuna influenza sulle mie scelte editoriali: sette pagine ad un evento tanto popolare le dedicherei anche se fossi direttore di Tuttosport”.
Ora che è entrato nel cda di Mediobanca, Marco Tronchetti Provera è una figura di enorme rilievo nel patto di sindacato di Rcs. Ha mai avuto pressioni o anche solo indicazioni, suggerimenti?
“Mai. Spero che Tronchetti Provera abbia problemi più urgenti. Inoltre, Rcs ha un consiglio di amministrazione ben affollato. Ci sono parecchie persone con interessi nel calcio: la Fiat, Della Valle, Capitalia. Mi hanno scelto perché sanno che io non ascolto nessuno. Non gli va bene? Allora, ciao. La mia storia professionale parla chiaro: non mi risulta esserci un altro vicedirettore anziano del Corriere della Sera che se ne sia andato di propria volontà. Io l’ho fatto”.
Come mai?
“Questa è un’ altra storia. Ne riparleremo quando il tema sarà lo scontro con i poteri forti”.
Allora torniamo al tema principale: il calcio ora è pulito?
“Credo che sia ragionevolmente ripulito, ma non credo alla palingenesi, ai colpi di spugna. Succede solo a Topolinia”.
E la Juve come esce da questa esperienza?
“La B, il dramma di Pessotto, i ragazzi di Vinovo: un anno da stringere il cuore. Io non sono tra quelli che riteneva scontata la promozione: la considero un’impresa da Champions. A Del Piero darei il Pallone d’Oro solo per come ha affrontato la situazione: ha conquistato il titolo di cannoniere in B, arrivando direttamente da Berlino. Un’umiltà da incorniciare. E Nedved? Si è rimboccato i calzettoni e ha giocato come se fosse alla sua stagione d’esordio. Ho tifato per la Juve. La scelta di Ranieri va nella medesima direzione, è un uomo pacato, che si rispecchia appieno nel titolo del libro che ha pubblicato in Inghilterra : “Proud man walking”, un uomo orgoglioso, che cammina a testa alta. Sì, se fossi juventino, sarei orgoglioso anch’io. Gonfierei il petto”.
Però è interista…
“Da bambino ripetevo come una mantra la formazione dell’Inter: Sarti, Burgnich, Facchetti. Ma non ho mai avuto la tessera e allo stadio sarò andato si e no dieci volte. Quando mi hanno chiamato a dirigere la Gazzetta, l’ho messo in chiaro: “Non avete nulla da temere”. Questo è un grande giornale sportivo e io do molto peso alla prima parte della definizione: qui si fa un grande giornale popolare italiano. Non sono più interista: Milan e Juve sono altrettante occasioni di vendita. Per la vittoria della Champions ho scritto un editoriale e mio figlio mi ha chiesto: “Papà, ti sei convertito?”. E ci tengo a sfatare una voce: non sono mai stato invitato alla festa dell’Inter. Al contrario, il Milan mi ha inviatato ad Atene, ma ho declinato: il direttore della Gazzetta dello Sport sta al di sopra delle parti”.
Che clima ci sarà al prossimo Juve-Inter?
“Non voglio neppure immaginare che il sistema non sia in grado di arrivare a una festa dello sport. Dovrà essere l’occasione di un nuovo inizio, non la scusa per saldare conti insaldabili”.
Un direttore bravo è un direttore (anche) fortunato. Nella sua carriera alla Gazzetta ha avuto la buona sorte di commmentare le Olimpiadi invernali, la vittoria mondiale e, per un giornale milanese, lo scudetto all’Inter e la Champions al Milan. Per le vendite, anche Calciopoli è stata una fortuna?
“A me interessa di più la vittoria di Valentino di quella di una singola squadra. Perché coinvolge tutti, indistintamente. Così lo scandalo del calcio è stato un avvenimento emozionalmente fortissimo, che ha riguardato tutti gli appassionati. Per il più grande giornale popolare ha avuto un effetto equivalente alle elezioni politiche o a un nuovo Papa. Sì, è stata una fortuna. Che però ci siamo anche, in piccola parte, guadagnati: non fosse stato per noi, il rischio d’insabbiamento sarebbe stato fortissimo. E’ stato grazie alla Gazzetta dello Sport che abbiamo potuto sapere cosa stava bollendo nei corridoi del Coni e delle Procure”.
LA LETTERA APERTA DI STEFANO DISCRETI
(da www.stefanodiscreti.blogspot.com)
Buongiorno Direttore,
le scrivo in merito alla sua intervista pubblicata sul numero 7 di Hurrà Juventus.
Le chiedo scusa in anticipo perché non sarò breve nel risponderle.
Per la prima volta in vita mia sono stato definito uno “squadrista”, e di questo sono veramente indignato.
Mi scusi inoltre se scrivo in prima persona, ma mi sento di poter rappresentare a pieno il mondo dei forum.
D’altronde senza falsa modestia, spero di non passare come arrogante nel considerarmi uno dei tifosi juventini più conosciuti sul web.
“Quello che è successo nei forum non ha nulla di spontaneo, ma è evidente che c’è chi ha sobillato.
E’ stata una campagna di stile squadrista”.
Con questa frase lei ha messo in dubbio la mia onestà intellettuale.
La mia, e quella di tantissime altre persone perbene.
Mi dispiace, ma proprio non posso accettarlo.
Usando un titolo, cui il suo giornale è particolarmente affezionato (soprattutto quando c’è di mezzo la Juventus), la mia prima sensazione alla lettura della sua intervista rilasciata al bravo Simone Stenti è stata:
“Verdelli, non così!”
Ma ha idea di cosa è veramente un forum? Non credo.
Altrimenti mai avrebbe potuto dire una simile “sciocchezza”.
Il forum è quel luogo virtuale dove si radunano persone provenienti da ogni parte del mondo, persone di diverso ceto sociale, persone di ogni età, persone di diverso grado di educazione e cultura.
Persone che non hanno in comune nulla o magari solo una cosa.
E in questo caso, quella cosa è la Juventus.
Ma sulla disomogeneità del tifo bianconero si potrebbe scrivere un libro a parte.
Il tifo juventino mai è stato spaccato in vita sua come in questo momento.
Quelli che rimpiangono la Triade. Quelli (pochi) che la maledicono. Quelli che amano Lapo. Quelli che non lo sopportano. Quelli che “non toccatemi i 29 scudetti”. Quelli che “Moggi ci ha rovinato”.
Quelli che “ma Zaccone perché non sta zitto?”. Quelli che “Zaccone ci ha salvato dalla serie C”.
E così dicendo.
Io stesso tempo fa, nel mio piccolo, ho creato un blog personale, con l’unico obiettivo di ricompattare il tifo della Vecchia Signora che purtroppo si sta disperdendo e frazionando.
Proprio quello che mai una tifoseria dovrebbe fare, soprattutto in un momento difficile come questo.
E secondo lei, quindi, una tifoseria che non riesce a mettere nemmeno 10 persone d’accordo sarebbe stata capace di organizzare una campagna denigratoria squadrista contro la Gazzetta dello Sport?
Suvvia, non posso credere che lo pensa davvero.
Il popolo bianconero ha smesso di comprare la Gazzetta solamente perché ha visto che non c’è parità di trattamento con le altre squadre.
Lei non può nemmeno immaginare quanta gente è rammaricata dal fatto di non poter più comprare il giornale rosa.
Mio padre, che era un lettore della Gazzetta da oltre 50 anni, dopo questa estate ha detto che mai più spenderà un solo euro per comprarla. Forse anche mio padre è uno squadrista?
Le assicuro che non sa nemmeno accenderlo un computer.
Tempo fa in un’intervista doppia che realizzai per un giornale Juventino misi a confronto due correnti di pensiero totalmente contrapposte: l’editorialista del Tempo Franco Melli contro il suo vice direttore alla Gazzetta dello Sport Ruggero Palombo.
Questo perché io amo sempre il confronto. E sono contro ogni tipo di censura e di faziosità.
Sa a distanza di tempo cosa mi colpisce ora?
Il fatto che lei ha chiesto di rispondere alla domanda se si sentiva con la coscienza pulita.
Non ci crederà, ma è la stessa richiesta che Palombo ha fatto anche a me.
Perlomeno strano, non trova?
Nella sua intervista dice: “La nuova dirigenza Juventina sa bene cosa ha rischiato. Non dimentichiamoci che lo stesso avvocato Chiappero si era rassegnato ad un destino atroce”.
Falso. Fortemente falso. Fortissimamente falso.
L’avvocato Chiappero, il 1 Agosto 2006, rispose così ad una mia lettera:
“Gentilissimo signor Discreti, penso davvero come Lei che se avessimo avuto una Corte Giusta, non saremmo stati condannati. Forse più che “giusta” sarebbe meglio dire “coraggiosa”, perché di coraggio si trattava.
Di fronte ad un’opinione pubblica, che ancora oggi chiede la condanna della Juventus e dei suoi dirigenti, sarebbe stato necessario avere una Corte formata da persone capaci di resistere alla veemente critica dell’opinione pubblica una volta assolta la Juventus dall’illecito sportivo”.
Si rende conto? L’Avvocato Chiappero parla chiaramente di pressione mediatica. Parla di condanna mediatica.
E sa chi ha contribuito fortemente a quel clima da caccia alle streghe? Proprio il suo giornale.
Proprio il giornale rosa che con un giorno di anticipo, misteriosamente, sapeva sempre anche le sentenze in modo quasi perfetto.
Ma forse lei si è sbagliato, nel rispondere durante l’intervista. E invece dell’Avvocato Chiappero, avrebbe voluto dire l’avvocato Zaccone. Non è forse così?
Nessun problema. Ho avuto corrispondenza anche con l’avvocato Zaccone.
Magari si starà chiedendo: ”Cavolo, ma questo qui scrive(rompe) proprio a tutti?”
Si. Ci sarà un motivo se Roberto Beccantini, il più grande giornalista sportivo in circolazione, mi ha soprannominato “Il Furino del web”?
L’avvocato Zaccone, il 12 Luglio 2006, rispose così ad una mia lettera:
“Caro Stefano, lei ha perfettamente ragione quando scrive che la società non ha fatto nulla di illecito: purtroppo, come Lei sa, ci sono stati comportamenti sbagliati dei suoi dirigenti; e di questi comportamenti, per la legge sportiva, la società deve inesorabilmente rispondere. Io ho detto chiaramente in ogni sede e quindi anche alla commissione che non possiamo essere trattati diversamente dalle altre squadre, perché i comportamenti dei nostri dirigenti sono stati identici a quelli di Lazio, Fiorentina e Milan. Anche la società è di questo avviso e quindi non accetteremo un trattamento diverso e peggiore, facendo ogni ricorso in ogni possibile sede”.
Si rende conto di cosa c’è scritto anche qui? L’avvocato Zaccone, parla si di comportamenti sbagliati ma scrive chiaramente anche che la Juventus non avrebbe accettato trattamento diverso da quello del Milan, tanto per farle un nome.
Si, parla proprio di quel Milan che meno di 2 mesi fa ha vinto una Champions League, mentre la Juventus disputava il primo campionato di serie B in 109 anni di storia, con la bacheca scudetti alleggerita di 2 campionati vinti sul campo.
Uno di questi, che tra le altre cose non è stato nemmeno oggetto di indagini, è finito nella bacheca trofei della “Banda degli Onesti”.
Squadra che, a quanto sembra, nemmeno avrebbe potuto iscriversi al Torneo in questione.
Anche questo è perlomeno strano, non trova?
Alla domanda di Stenti, se lei avrebbe assegnato lo scudetto all’Inter lei risponde così:
“No. Avrei lasciato un buco di due anni nell’albo d’oro”.
Lei non l’avrebbe assegnato. Sandulli non l’avrebbe assegnato. Pancalli non lo avrebbe assegnato.
Quasi nessuno lo avrebbe assegnato.
E’ lecito quindi sospettare che il signor Guido Rossi abbia assegnato lo scudetto a tavolino all’Inter solo in quanto tifoso ed ex dirigente della stessa?
Se poi si pensa che dopo questa decisione presa in fretta e furia, il signor Guido Rossi ha abbandonato subito il mondo del calcio, si fa bene a pensar male?
“A pensar male si fa peccato, però ci si azzecca quasi sempre”, diceva un vecchio saggio.
Nell’ultima risposta della sua intervista, inoltre, lei dichiara:
“Lo scandalo del calcio è stato un avvenimento emozionalmente fortissimo, che ha riguardato tutti gli appassionati. Per il più grande giornale popolare ha avuto effetto equivalente alle elezioni politiche o a un nuovo Papa. Si, è stata una fortuna. Che però ci siamo anche, in piccola parte, guadagnati: non fosse stato per noi, il rischio di insabbiamento sarebbe stato fortissimo. E’ stato grazie alla Gazzetta dello Sport che abbiamo potuto sapere cosa stava bollendo nei corridoi del Coni e delle Procure”.
Mi scuserà se in anche in questo punto trovo alcune cose non vere e sminuirò ancora il ruolo della Gazzetta dello Sport, ma posso assicurarle che quando si tratta di parlare e di fare le pulci alla Juventus, la parola insabbiamento non è mai esistita e mai esisterà anche in futuro.
Quella parola la si può accostare solo ad altre nobili squadre del calcio italiano.
Sono quasi in conclusione caro Direttore.
A questo punto voglio chiederle una cosa:
“Ha ancora dubbi sull’onestà intellettuale dei forumisti?”
Non sarà, che coloro che frequentano i forum, una volta lette risposte come quelle ricevute da me dall’avvocato Chiappero e dall’avvocato Zaccone, si sono fatti una propria opinione e in perfetta libertà di scelta hanno deciso di non comprare mai più un giornale come il suo, semplicemente perché Voi avete riportato una realtà completamente diversa?
E glielo dice uno che ha come modelli da imitare il silenzioso padre operaio, Papa Woytila, Madre Teresa di Calcutta, Nostro Signore Gesu Cristo e non certo Moggi e Giraudo.
So’ bene che questa lettera resterà beneficio di pochi eletti (i forumisti “squadristi” di certo);
“quello che non leggerete mai sulla Pravda Rosa”, così titolerebbe questa lettera, il bravissimo editorialista de Il Foglio, Christian Rocca. Uno squadrista come noi? Come me? Come mio padre?
Per chiudere, mi scusi ancora se mi permetto io di rispondere alla domanda che fa da titolo alla sua intervista comparsa su Hurrà Juventus:
“E se vi dicessi che quest’anno ho tifato Juve?”
Ci credo. Certo che ci credo. Senza la Juve, la serie A è un campionato con la a minuscola come scritto dal direttore di Tuttosport Giancarlo Padovan.
Senza la Juve, il calcio in Italia non esiste. E lo testimoniano i dati auditel e il calo delle vendite dei giornali.
Cordialmente,
“lo squadrista, figlio di squadrista, amico di squadristi”
Stefano Discreti



















