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mercoledì 26 dicembre 2007

CACCHETTA ROSA? NO, GRAZIE


In un'intervista rilasciata nel luglio del 2007 ad "Hurrà Juventus", mensile ufficiale della società, il direttore della Gazzetta dello Sport Carlo Verdelli, discutendo della campagna di boicottaggio che il suo giornale sta tuttora subendo da parte dei tifosi juventini, parlò di "campagna di stile squadrista" da parte di gente che "ha sobillato". E' piuttosto evidente, invece, che buona parte dei 9 milioni di tifosi bianconeri che acquistavano abitualmente il giornale rosa si sono resi conto che - dopo l'indegna campagna mediatica che aveva a capo proprio la Gazzetta durante Calciopoli - continuare a spendere i propri soldi per un quotidiano fazioso, il quale alla fine praticamente "costrinse" una corte codarda a decidere in un certo modo anzichè in un altro, non era da persone intelligenti, e soprattutto LIBERE. Sì, perchè è di libertà che si tratta, e penso che nessuno - tanto meno il direttore di un quotidiano nazionale - possa permettersi di dare dello "squadrista" a qualcuno che ha deciso che il suo non è più un giornale serio, e di parlare di "sobillatori" offendendo la libera scelta di centinaia di migliaia di persone. Gli juventini sono talmente tanti da poter punire chiunque non rispetti l'imparzialità fregandosene del codice deontologico, che alla Gazzetta nemmeno sanno cos'è (o meglio, sanno bene quando farvi ricorso e quando no). La dimostrazione di questo sta nei dati Ads (Accertamenti diffusione stampa), che certificano al di là di ogni possibile dubbio od opinione che, se la Gazzetta prima dello scandalo aveva una tiratura media di oltre 700.000 copie giornaliere (dato pubblicato quotidianamente - e con orgoglio - nell'ultima pagina del quotidiano, di cui io ero lettore), la stessa media, adesso, è di 516.780 COPIE!!!!! Sono scesi di 200.000 copie al giorno, ed è un dato incredibile, tant'è che non pubblicano più la tiratura in fondo al giornale...paura che la gente sappia? probabile. Un'altra opera di insabbiamento? sicuro.
Ma andiamo a leggere prima l'intervista ad "Hurrà Juventus" e poi la successiva risposta di Stefano Discreti (www.stefanodiscreti.blogspot.com).
andrea




L'INTERVISTA A VERDELLI
(da "Hurrà Juventus" n.7/2007)

"E se vi dicessi che quest'anno ho tifato Juve?" - Dietro alla scrivania ha la gigantografia della prima pagina della Gazzetta dello Sport con Cannavaro che alza la Coppa del Mondo. Sotto il titolo dell’editoriale della copia più venduta della storia italiana (2.302.088 esemplari) c’è la sua firma: Carlo Verdelli.
Un record dei record, con tutta l’aria di poter durare decadi, raggiunto nonostante un formidabile handicap: un’ampia quota di juventini che boicottavano il giornale rosa.
Sì, perché nei log e nei forum bianconeri i tifosi più arrabbiati già dal maggio precedente non perdonavano alla Gazzetta di aver pubblicato, prima di tutti, le intercettazioni telefoniche che avevano scatenato il putiferio di Calciopoli.
Carlo Verdelli per loro era l’alleato dell’Inter di Moratti, l’avversaria che esibiva sulla maglia quello che doveva essere il 29o scudetto bianconero
“Quello che è successo nei forum non ha nulla di spontaneo, ma è evidente che c’è chi ha sobillato. E’ stata una campagna di stile squadrista.”
Direttore sta dicendo che qualcuno ha orchestrato tutto?
“La mia carriera è trasparente e sfido chiunque a trovare una sola macchia etica.
Improvvisamente mi sono trovato ad essere la testa di ponte per distruggere la Juve. Un insulto insopportabile. All’inizio rispondevo a centinaia di mail, per spiegare i motivi miei e, soprattutto, del giornale che dirigo. Poi ho smesso, quando ho visto che i pregiudizi sono ciechi. Da un certo punto di vista lo comprendo: quando il dolore è troppo grande, si cercano responsabili esterni su cui scaricarlo. E su questa debolezza è stata orchestrata la campagna denigratoria”.

Molto ha contribuito anche la vostra scelta di battezzare lo scandalo “Moggiopoli”, indirizzando sulla Juve tutta la responsabilità morale di un evento che il resto d’Italia chiamava Calciopoli.

“Calciopoli è una bizzarria linguistica, con cui il suffisso “poli”, ovvero “città”, è stato applicato per traslazione alla parola calcio.
Ma non vuol dire nulla: Tangentopoli significa ‘città delle tangenti’ ed è congruo, ma che senso ha chiamare uno scandalo “città del calcio”?”.

Soltanto una questione lessicale? Non un modo per indicare nella vecchia dirigenza della Juve l’unica responsabile di tutto?

“L’ho spiegato in cento occasioni, ma sono lieto di farlo ancora: Moggi non era l’unico colpevole. Questo dato emerge chiaramente fin dalla prima lettura delle carte, già in quella primavera del 2006. Moggi è il capotreno di una struttura parallela di istituzioni, il cui scopo è far andare le cose come fa loro comodo, indirizzando gli arbitri, influenzando i designatori, esercitando un controllo militare del mercato. Luciano Moggi è il sindaco della città. Ma non lo dico io, lo dicono le carte: la Gazzetta dello Sport ha solo registrato i fatti, mai e poi mai pensando che la città fosse costituita dal solo sindaco”.

E da chi altri?

“Da chi aveva interesse a modificare la classifica, a influenzare il mercato, a indirizzare i diritti televisivi”.

Certo è che la Juventus ha ricevuto il trattamento infinitamente peggiore.

“La nuova dirigenza sa bene che cosa ha rischiato. Non dimentichiamoci che lo stesso avvocato Chiappero si era rassegnato a un destino atroce. Chi va a rileggere la Gazzetta di allora s’accorgerà, invece, che noi ci siamo battuti giornalisticamente contro la C e pure contro una penalizzazione impossibile in B. Perché il calcio stesso era in pericolo: senza la Juventus è un’altra cosa. Ripensando a come abbiamo lavorato, vorrei che mi chiedesse se ho la coscienza pulita”.

Ha la coscienza pulita?

“No: ce l’ho pulitissima. Dormo come un bambino di tre anni”.

Se lei fosse stato nel consiglio dei saggi, avrebbe assegnato lo scudetto all’Inter?
“No. Avrei lasciato un buco di due anni nell’albo d’oro. Un simbolo, un memento. Darlo all’Inter è stato un errore”.

Eppure, lei che non usa firmare editoriali se non in casi istituzionali, si sbilanciò molto a favore di Guido Rossi, salvo poi lasciar trasparire la disillusione quando l’ex commissario straordinario accettò la presidenza della Telecom.

“Non mi sono mai sbilanciato. Ma era un momento molto difficile per tutti e dovevamo accordargli fiducia. E lui all’inizio se la guadagna: salva Lippi e Cannavaro e scongiura la politica del redde rationem. Però, quando impegnato con i processi e con la riscrittura delle regole, accetta la Telecom, io mi permetto di dire No.
E gli chiedo: scelga. Perché se a capo della più grande azienda italiana e del movimento sportivo più popolare, oltretutto ambedue nei momenti tra i più difficili della loro storia, chiamiamo la stessa persona, non diamo l’impressione di un paese particolarmente intelligente. Oltre a lui non c’era proprio nessun altro? Al che, Guido Rossi mi risponde: ‘Sono fatti miei’. La sua riforma non l’abbiamo mai vista”.

Guido Rossi e Marco Tronchetti Provera un rapporto che ha alimentato parecchie dietrologie.

“Immaginiamo lo scenario. Uno come Guido Rossi, ex presidente di Consob e Capitalia, docente universitario con master ad Harvard, e Tronchetti Provera si mettono d’accordo per fregare uno scudetto. Poi che fanno? Neanche il tempo dell’alibi e vanno a lavorare assieme. Quanto fossero amici poi lo si è capito: dopo due mesi, Rossi l’ha fatto fuori. Ma non scherziamo. E’ che Guido Rossi dopo Berlino ha perso la testa: cosa volete che gliene fregasse dell’Inter a lui che è tornato con la Coppa del Mondo?”

Un altro conflitto d’interessi: la festa dello scudetto nerazzurra organizzata da Rcs.

“Rcs è il primo gruppo editoriale italiano e una branca del suo business si chiama Rcs Sport. Che cosa fa? Organizza eventi sportivi. Quando l’Inter ha manifestato l’intenzione di fare la festa, Rcs Sport si è proposta. Come ha fatto pure per la festa della Champions del Milan: non l’ha organizzata solo perché è mancato il requisito principale. Non si sono messi d’accordo sui soldi. Tanto per intenderci, Rcs Sport è la stessa struttura che organizza il Giro, ma non ha alcuna influenza sulle mie scelte editoriali: sette pagine ad un evento tanto popolare le dedicherei anche se fossi direttore di Tuttosport”.

Ora che è entrato nel cda di Mediobanca, Marco Tronchetti Provera è una figura di enorme rilievo nel patto di sindacato di Rcs. Ha mai avuto pressioni o anche solo indicazioni, suggerimenti?

“Mai. Spero che Tronchetti Provera abbia problemi più urgenti. Inoltre, Rcs ha un consiglio di amministrazione ben affollato. Ci sono parecchie persone con interessi nel calcio: la Fiat, Della Valle, Capitalia. Mi hanno scelto perché sanno che io non ascolto nessuno. Non gli va bene? Allora, ciao. La mia storia professionale parla chiaro: non mi risulta esserci un altro vicedirettore anziano del Corriere della Sera che se ne sia andato di propria volontà. Io l’ho fatto”.

Come mai?

“Questa è un’ altra storia. Ne riparleremo quando il tema sarà lo scontro con i poteri forti”.
Allora torniamo al tema principale: il calcio ora è pulito?
“Credo che sia ragionevolmente ripulito, ma non credo alla palingenesi, ai colpi di spugna. Succede solo a Topolinia”.

E la Juve come esce da questa esperienza?

“La B, il dramma di Pessotto, i ragazzi di Vinovo: un anno da stringere il cuore. Io non sono tra quelli che riteneva scontata la promozione: la considero un’impresa da Champions. A Del Piero darei il Pallone d’Oro solo per come ha affrontato la situazione: ha conquistato il titolo di cannoniere in B, arrivando direttamente da Berlino. Un’umiltà da incorniciare. E Nedved? Si è rimboccato i calzettoni e ha giocato come se fosse alla sua stagione d’esordio. Ho tifato per la Juve. La scelta di Ranieri va nella medesima direzione, è un uomo pacato, che si rispecchia appieno nel titolo del libro che ha pubblicato in Inghilterra : “Proud man walking”, un uomo orgoglioso, che cammina a testa alta. Sì, se fossi juventino, sarei orgoglioso anch’io. Gonfierei il petto”.

Però è interista…

“Da bambino ripetevo come una mantra la formazione dell’Inter: Sarti, Burgnich, Facchetti. Ma non ho mai avuto la tessera e allo stadio sarò andato si e no dieci volte. Quando mi hanno chiamato a dirigere la Gazzetta, l’ho messo in chiaro: “Non avete nulla da temere”. Questo è un grande giornale sportivo e io do molto peso alla prima parte della definizione: qui si fa un grande giornale popolare italiano. Non sono più interista: Milan e Juve sono altrettante occasioni di vendita. Per la vittoria della Champions ho scritto un editoriale e mio figlio mi ha chiesto: “Papà, ti sei convertito?”. E ci tengo a sfatare una voce: non sono mai stato invitato alla festa dell’Inter. Al contrario, il Milan mi ha inviatato ad Atene, ma ho declinato: il direttore della Gazzetta dello Sport sta al di sopra delle parti”.

Che clima ci sarà al prossimo Juve-Inter?

“Non voglio neppure immaginare che il sistema non sia in grado di arrivare a una festa dello sport. Dovrà essere l’occasione di un nuovo inizio, non la scusa per saldare conti insaldabili”.

Un direttore bravo è un direttore (anche) fortunato. Nella sua carriera alla Gazzetta ha avuto la buona sorte di commmentare le Olimpiadi invernali, la vittoria mondiale e, per un giornale milanese, lo scudetto all’Inter e la Champions al Milan. Per le vendite, anche Calciopoli è stata una fortuna?

“A me interessa di più la vittoria di Valentino di quella di una singola squadra. Perché coinvolge tutti, indistintamente. Così lo scandalo del calcio è stato un avvenimento emozionalmente fortissimo, che ha riguardato tutti gli appassionati. Per il più grande giornale popolare ha avuto un effetto equivalente alle elezioni politiche o a un nuovo Papa. Sì, è stata una fortuna. Che però ci siamo anche, in piccola parte, guadagnati: non fosse stato per noi, il rischio d’insabbiamento sarebbe stato fortissimo. E’ stato grazie alla Gazzetta dello Sport che abbiamo potuto sapere cosa stava bollendo nei corridoi del Coni e delle Procure”.





LA LETTERA APERTA DI STEFANO DISCRETI
(da www.stefanodiscreti.blogspot.com)

Buongiorno Direttore,
le scrivo in merito alla sua intervista pubblicata sul numero 7 di Hurrà Juventus.
Le chiedo scusa in anticipo perché non sarò breve nel risponderle.
Per la prima volta in vita mia sono stato definito uno “squadrista”, e di questo sono veramente indignato.
Mi scusi inoltre se scrivo in prima persona, ma mi sento di poter rappresentare a pieno il mondo dei forum.
D’altronde senza falsa modestia, spero di non passare come arrogante nel considerarmi uno dei tifosi juventini più conosciuti sul web.
“Quello che è successo nei forum non ha nulla di spontaneo, ma è evidente che c’è chi ha sobillato.
E’ stata una campagna di stile squadrista”.
Con questa frase lei ha messo in dubbio la mia onestà intellettuale.
La mia, e quella di tantissime altre persone perbene.
Mi dispiace, ma proprio non posso accettarlo.
Usando un titolo, cui il suo giornale è particolarmente affezionato (soprattutto quando c’è di mezzo la Juventus), la mia prima sensazione alla lettura della sua intervista rilasciata al bravo Simone Stenti è stata:
“Verdelli, non così!”
Ma ha idea di cosa è veramente un forum? Non credo.
Altrimenti mai avrebbe potuto dire una simile “sciocchezza”.
Il forum è quel luogo virtuale dove si radunano persone provenienti da ogni parte del mondo, persone di diverso ceto sociale, persone di ogni età, persone di diverso grado di educazione e cultura.
Persone che non hanno in comune nulla o magari solo una cosa.
E in questo caso, quella cosa è la Juventus.
Ma sulla disomogeneità del tifo bianconero si potrebbe scrivere un libro a parte.
Il tifo juventino mai è stato spaccato in vita sua come in questo momento.
Quelli che rimpiangono la Triade. Quelli (pochi) che la maledicono. Quelli che amano Lapo. Quelli che non lo sopportano. Quelli che “non toccatemi i 29 scudetti”. Quelli che “Moggi ci ha rovinato”.
Quelli che “ma Zaccone perché non sta zitto?”. Quelli che “Zaccone ci ha salvato dalla serie C”.
E così dicendo.
Io stesso tempo fa, nel mio piccolo, ho creato un blog personale, con l’unico obiettivo di ricompattare il tifo della Vecchia Signora che purtroppo si sta disperdendo e frazionando.
Proprio quello che mai una tifoseria dovrebbe fare, soprattutto in un momento difficile come questo.
E secondo lei, quindi, una tifoseria che non riesce a mettere nemmeno 10 persone d’accordo sarebbe stata capace di organizzare una campagna denigratoria squadrista contro la Gazzetta dello Sport?
Suvvia, non posso credere che lo pensa davvero.
Il popolo bianconero ha smesso di comprare la Gazzetta solamente perché ha visto che non c’è parità di trattamento con le altre squadre.
Lei non può nemmeno immaginare quanta gente è rammaricata dal fatto di non poter più comprare il giornale rosa.
Mio padre, che era un lettore della Gazzetta da oltre 50 anni, dopo questa estate ha detto che mai più spenderà un solo euro per comprarla. Forse anche mio padre è uno squadrista?
Le assicuro che non sa nemmeno accenderlo un computer.
Tempo fa in un’intervista doppia che realizzai per un giornale Juventino misi a confronto due correnti di pensiero totalmente contrapposte: l’editorialista del Tempo Franco Melli contro il suo vice direttore alla Gazzetta dello Sport Ruggero Palombo.
Questo perché io amo sempre il confronto. E sono contro ogni tipo di censura e di faziosità.
Sa a distanza di tempo cosa mi colpisce ora?
Il fatto che lei ha chiesto di rispondere alla domanda se si sentiva con la coscienza pulita.
Non ci crederà, ma è la stessa richiesta che Palombo ha fatto anche a me.
Perlomeno strano, non trova?
Nella sua intervista dice: “La nuova dirigenza Juventina sa bene cosa ha rischiato. Non dimentichiamoci che lo stesso avvocato Chiappero si era rassegnato ad un destino atroce”.
Falso. Fortemente falso. Fortissimamente falso.
L’avvocato Chiappero, il 1 Agosto 2006, rispose così ad una mia lettera:
“Gentilissimo signor Discreti, penso davvero come Lei che se avessimo avuto una Corte Giusta, non saremmo stati condannati. Forse più che “giusta” sarebbe meglio dire “coraggiosa”, perché di coraggio si trattava.
Di fronte ad un’opinione pubblica, che ancora oggi chiede la condanna della Juventus e dei suoi dirigenti, sarebbe stato necessario avere una Corte formata da persone capaci di resistere alla veemente critica dell’opinione pubblica una volta assolta la Juventus dall’illecito sportivo”.
Si rende conto? L’Avvocato Chiappero parla chiaramente di pressione mediatica. Parla di condanna mediatica.
E sa chi ha contribuito fortemente a quel clima da caccia alle streghe? Proprio il suo giornale.
Proprio il giornale rosa che con un giorno di anticipo, misteriosamente, sapeva sempre anche le sentenze in modo quasi perfetto.
Ma forse lei si è sbagliato, nel rispondere durante l’intervista. E invece dell’Avvocato Chiappero, avrebbe voluto dire l’avvocato Zaccone. Non è forse così?
Nessun problema. Ho avuto corrispondenza anche con l’avvocato Zaccone.
Magari si starà chiedendo: ”Cavolo, ma questo qui scrive(rompe) proprio a tutti?”
Si. Ci sarà un motivo se Roberto Beccantini, il più grande giornalista sportivo in circolazione, mi ha soprannominato “Il Furino del web”?
L’avvocato Zaccone, il 12 Luglio 2006, rispose così ad una mia lettera:
“Caro Stefano, lei ha perfettamente ragione quando scrive che la società non ha fatto nulla di illecito: purtroppo, come Lei sa, ci sono stati comportamenti sbagliati dei suoi dirigenti; e di questi comportamenti, per la legge sportiva, la società deve inesorabilmente rispondere. Io ho detto chiaramente in ogni sede e quindi anche alla commissione che non possiamo essere trattati diversamente dalle altre squadre, perché i comportamenti dei nostri dirigenti sono stati identici a quelli di Lazio, Fiorentina e Milan. Anche la società è di questo avviso e quindi non accetteremo un trattamento diverso e peggiore, facendo ogni ricorso in ogni possibile sede”.
Si rende conto di cosa c’è scritto anche qui? L’avvocato Zaccone, parla si di comportamenti sbagliati ma scrive chiaramente anche che la Juventus non avrebbe accettato trattamento diverso da quello del Milan, tanto per farle un nome.
Si, parla proprio di quel Milan che meno di 2 mesi fa ha vinto una Champions League, mentre la Juventus disputava il primo campionato di serie B in 109 anni di storia, con la bacheca scudetti alleggerita di 2 campionati vinti sul campo.
Uno di questi, che tra le altre cose non è stato nemmeno oggetto di indagini, è finito nella bacheca trofei della “Banda degli Onesti”.
Squadra che, a quanto sembra, nemmeno avrebbe potuto iscriversi al Torneo in questione.
Anche questo è perlomeno strano, non trova?
Alla domanda di Stenti, se lei avrebbe assegnato lo scudetto all’Inter lei risponde così:
“No. Avrei lasciato un buco di due anni nell’albo d’oro”.
Lei non l’avrebbe assegnato. Sandulli non l’avrebbe assegnato. Pancalli non lo avrebbe assegnato.
Quasi nessuno lo avrebbe assegnato.
E’ lecito quindi sospettare che il signor Guido Rossi abbia assegnato lo scudetto a tavolino all’Inter solo in quanto tifoso ed ex dirigente della stessa?
Se poi si pensa che dopo questa decisione presa in fretta e furia, il signor Guido Rossi ha abbandonato subito il mondo del calcio, si fa bene a pensar male?
“A pensar male si fa peccato, però ci si azzecca quasi sempre”, diceva un vecchio saggio.
Nell’ultima risposta della sua intervista, inoltre, lei dichiara:
“Lo scandalo del calcio è stato un avvenimento emozionalmente fortissimo, che ha riguardato tutti gli appassionati. Per il più grande giornale popolare ha avuto effetto equivalente alle elezioni politiche o a un nuovo Papa. Si, è stata una fortuna. Che però ci siamo anche, in piccola parte, guadagnati: non fosse stato per noi, il rischio di insabbiamento sarebbe stato fortissimo. E’ stato grazie alla Gazzetta dello Sport che abbiamo potuto sapere cosa stava bollendo nei corridoi del Coni e delle Procure”.
Mi scuserà se in anche in questo punto trovo alcune cose non vere e sminuirò ancora il ruolo della Gazzetta dello Sport, ma posso assicurarle che quando si tratta di parlare e di fare le pulci alla Juventus, la parola insabbiamento non è mai esistita e mai esisterà anche in futuro.
Quella parola la si può accostare solo ad altre nobili squadre del calcio italiano.
Sono quasi in conclusione caro Direttore.
A questo punto voglio chiederle una cosa:
“Ha ancora dubbi sull’onestà intellettuale dei forumisti?”
Non sarà, che coloro che frequentano i forum, una volta lette risposte come quelle ricevute da me dall’avvocato Chiappero e dall’avvocato Zaccone, si sono fatti una propria opinione e in perfetta libertà di scelta hanno deciso di non comprare mai più un giornale come il suo, semplicemente perché Voi avete riportato una realtà completamente diversa?
E glielo dice uno che ha come modelli da imitare il silenzioso padre operaio, Papa Woytila, Madre Teresa di Calcutta, Nostro Signore Gesu Cristo e non certo Moggi e Giraudo.
So’ bene che questa lettera resterà beneficio di pochi eletti (i forumisti “squadristi” di certo);
“quello che non leggerete mai sulla Pravda Rosa”, così titolerebbe questa lettera, il bravissimo editorialista de Il Foglio, Christian Rocca. Uno squadrista come noi? Come me? Come mio padre?
Per chiudere, mi scusi ancora se mi permetto io di rispondere alla domanda che fa da titolo alla sua intervista comparsa su Hurrà Juventus:
“E se vi dicessi che quest’anno ho tifato Juve?”
Ci credo. Certo che ci credo. Senza la Juve, la serie A è un campionato con la a minuscola come scritto dal direttore di Tuttosport Giancarlo Padovan.
Senza la Juve, il calcio in Italia non esiste. E lo testimoniano i dati auditel e il calo delle vendite dei giornali.
Cordialmente,
“lo squadrista, figlio di squadrista, amico di squadristi”
Stefano Discreti

martedì 25 dicembre 2007

LA VERITA' E' IN CAMPO


Del fatto che, come recita il titolo, la verità sia sempre stata, sia, e resterà in campo, ce ne siamo già accorti, ce ne accorgiamo e ce ne accorgeremo: nella fattispecie, ce ne siamo accorti quando otto juventini sono scesi in campo il 9 luglio 2006 all'Olympiastadion di Berlino per la finale mondiale (a fronte di un interista - uno), così come quando lo scorso anno il Milan ha vinto la sua settima Champions League (trofeo sconosciuto all'interista nella sua forma attuale - con le orecchie - visto che l'ultima l'ha assaporata nel lontano 1965, quando il trofeo era ancora una coppetta da gelataio), portando poi il suo miglior giocatore alla conquista del pallone d'oro. Fatti, questi, non parole, che testimoniano in modo netto quanto Juve e Milan siano state effettivamente di molto superiori - soprattutto nel carattere, nell'esperienza e nel carisma - all'Inter.
Noi però, al contrario dei Perdazzurri, sappiamo guardare in faccia la realtà, riconoscendo perciò - pur avendo l'opportunità di aggrapparci a facili piagnistei di stile morattiano, come ricordare che tra Udinese, Napoli e Parma ci sono stati sottratti 6 punti - che è l'Inter, adesso, ad essere superiore, punto. Ma non è questa la cosa che ci fa rabbia. Ci fa rabbia che quel ridicolo e sostanzialmente viscido uomo che è il presidente della seconda squadra di Milano, non pago di uno scudetto derubato ai regolari vincitori per poi cucirselo malamente addosso, si permetta di rivendicare altri campionati. E' infatti di qualche giorno fa la sua dichiarazione: "Scudetti? Me ne manca più di uno" (!!!) Come dire: ormai ci ho preso gusto, vediamo se riesco a rimpinguare ancora la bacheca con qualche altro titolo altrui...! Ed io mi chiedo: ma che gusto ci trovi, presidente? ma che soddisfazione c'è a vedere il tuo nome sull'albo d'oro se non hai vinto, e spesso e volentieri neanche ci sei andato vicino? ti senti nel giusto ad attaccarti un tricolore addosso quando non sei arrivato secondo a 1 punto, ma a distanze abissali, e quando la maggior parte degli scontri diretti hanno rivelato una tua imbarazzante inferiorità?
Ma dato che - lo avrete ormai intuito - amo suffragare le mie opinioni con solidi e quanto mai tangibili FATTI , andiamo velocemente a verificare di cosa si sentirebbe defraudato il presidente, analizzando i piazzamenti ottenuti dalla sua Inter dal 1989/90 (anno dopo il suo ultimo VERO scudetto) fino al 2005/06 (anno dell'ultimo VERO campionato di calcio di serie A). Vi avverto, se siete interisti nuoce gravemente alla salute:

1989/90: Inter 3a a -7 dal Napoli campione d'Italia
1990/91: 3a a -5 dalla Sampdoria
1991/92: 8a a -19 dal Milan
1992/93: 2a a -4 dal Milan
1993/94: 13a a -19 dal Milan (n.d.r.: l'Inter si salva per 1 punto)

Era dei 3 punti per vittoria:

1994/95: 6a a -21 dalla Juventus
1995/96: 7a a -19 dal Milan
1996/97: 3a a -6 dalla Juventus
1997/98: 2a a -5 dalla Juventus
1998/99: 8a a -24 dal Milan (n.d.r.: l'Inter si salva per 8 punti)
1999/00: 4a a -14 dalla Lazio
2000/01: 5a a -24 dalla Roma
2001/02: 3a a -2 dalla Juventus
2002/03: 2a a -7 dalla Juventus
2003/04: 4a a -23 dal Milan
2004/05: 3a a -14 dalla Juventus
2005/06: 3a a -15 dalla Juventus (curioso: questo campionato è andato a loro: terzi a -15!!! grazie Guido Rossi, se non ci fossi bisognerebbe inventarti)

Perdonatemi, solo qualche altra cifra per far comprendere meglio il fenomeno: in 17 anni l'Inter ha rischiato la retrocessione per 2 volte, si è classificata solo 3 volte seconda, e ha totalizzato un ritardo totale di 228 (228!) punti dalla prima!! Ma il dato più incredibile è quello relativo alla media dei punti di distacco dalle squadre che di volta in volta si sono laureate campioni d'Italia: dal 1994/95, primo campionato con i 3 punti per la vittoria, i Perdazzurri hanno fatto riscontrare un ritardo medio dalla prima di ben 14,5 lunghezze!!! E ci vengono a parlare di scudetti rubati?!?! Sapete qual è la risposta? Se sono stati rubati, di certo non lo sono stati a voi.
andrea

lunedì 24 dicembre 2007

PILLOLE (E CHE PILLOLE!!!)



Recentemente, un amico di lunga data con il quale esistono da sempre - per dirla con un eufemismo - insormontabili divergenze di opinione, commentava un mio post tirando fuori, per l'ennesima volta, il celebre processo per doping nel quale fu coinvolta la Juventus, salvo poi uscirne pulita: l'assunzione di EPO, che il mondo antijuventino crede certa, si dimostrò nient'altro che una messinscena del losco Zeman, e della "grande quantità di farmaci" presenti nell'infermeria juventina (era un'infermeria, non una sala trofei) non UNO è un farmaco che possa portare ad un qualche vantaggio nello svolgimento dell'attività agonistica, se non in certe dosi, in certe combinazioni e in certe modalità d'uso (un po' come se la polizia mi perquisisse la casa, e, trovandovi un pesante soprammobile, mi denunciasse per porto illegale d'arma...)
Visto e considerato, però, che l'argomento doping fa tuttora molta presa su tutti i rosiconi della penisola, vi racconterò una storia...
Il protagonista si chiama Ferruccio Mazzola, fratello minore di Sandro e riserva nell'Inter nel 1963/64 e nel 1967; di lui riporto una recente intervista concessa al settimanale "L'Espresso":



PASTICCA NERAZZURRA
di Alessandro Gilioli

Pillole nel caffè. Che Herrera dava ai giocatori. Molti dei quali sono morti. Un ex racconta il doping della Grande Inter. E chiama in aula tutti i campioni di allora colloquio con Ferruccio Mazzola.
Sono campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano quelli che passeranno, uno dopo l'altro, in un'aula del tribunale di Roma a parlare di doping. Come Giacinto Facchetti, splendido terzino sinistro e oggi presidente dell'Inter; o come Sandro Mazzola, Mariolino Corso, Luis Suarez. E ancora: Tarcisio Burnich, Gianfranco Bedin, Angelo Domenghini, Aristide Guarneri. Tutti chiamati a testimoniare da un loro compagno di squadra di allora, Ferruccio Mazzola, fratello minore di Sandro, che vuole sentire dalla loro voce - e sotto giuramento - la verità su quella Grande Inter che negli anni '60 vinse in Italia e nel mondo. «Non l'ho cercato io, questo processo: mi ci hanno tirato dentro. Ma adesso deve venire fuori tutto», dice Ferruccio.

A che cosa si riferisce, Mazzola?

«Sono stato in quell'Inter anch'io, anche se ho giocato poco come titolare. Ho vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori. Ho visto l'allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè. Da quel giorno "il caffè" di Herrera divenne una prassi all'Inter».

Cosa c'era in quelle pasticche?

«Con certezza non lo so, ma credo fossero anfetamine. Una volta dopo quel caffè, era un Como-Inter del 1967, sono stato tre giorni e tre notti in uno stato di allucinazione totale, come un epilettico. Oggi tutti negano, incredibilmente. Perfino Sandro...».

Suo fratello?

«Sì. Sandro e io, da quando ho deciso di tirare fuori questa storia, non ci parliamo più. Lui dice che i panni sporchi si lavano in famiglia. Io invece credo che sia giusto dirle queste cose, anche per i miei compagni di allora che si sono ammalati e magari ci hanno lasciato la pelle. Tanti, troppi...».

A chi si riferisce?

«Il primo è stato Armando Picchi, il capitano di quella squadra, morto a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale. Poi è stato il turno di Marcello Giusti, che giocava nelle riserve, ucciso da un cancro al cervello alla fine degli anni '90. Carlo Tagnin, uno che le pasticche non le rifiutava mai perché non era un fuoriclasse e voleva allungarsi la carriera correndo come un ragazzino, è morto di osteosarcoma nel 2000. Mauro Bicicli se n'è andato nel 2001 per un tumore al fegato. Ferdinando Miniussi, il portiere di riserva, è morto nel 2002 per una cirrosi epatica evoluta da epatite C. Enea Masiero, all'Inter tra il '55 e il '64, sta facendo la chemioterapia. Pino Longoni, che è passato per le giovanili dell'Inter prima di andare alla Fiorentina, ha una vasculopatia ed è su una sedia a rotelle, senza speranze di guarigione...».

A parte Picchi e forse Tagnin, gli altri sono nomi meno noti rispetto ai grandi campioni.

«Perché le riserve ne prendevano di più, di quelle pasticchette bianche. Gliel'ho detto, noi panchinari facevamo da cavie. Ne ho parlato per la prima volta qualche mese fa nella mia autobiografia ("Il terzo incomodo", scritto con Fabrizio Càlzia, Bradipolibri 2004, ndr), che ha portato al processo di Roma».

Perché?

«Perché dopo la pubblicazione di quel libro mi è arrivata la querela per diffamazione firmata da Facchetti, nella sua qualità di presidente dell'Inter. Vogliono andare davanti al giudice? Benissimo: il 19 novembre ci sarà la seconda udienza e chiederemo che tutti i giocatori della squadra di allora, intendo dire quelli che sono ancora vivi, vengano in tribunale a testimoniare. Voglio vedere se sotto giuramento avranno il coraggio di non dire la verità».

Ma lei di Facchetti non era amico?

«Sì, ma lasciamo perdere Facchetti, non voglio dire niente su di lui. Sarebbero cose troppo pesanti».

Pensa che dal dibattimento uscirà un'immagine diversa dell'Inter vincente di quegli anni?

«Non lo so, non mi interessa. Se avessi voluto davvero fare del male all'Inter, in quel libro avrei scritto anche tante altre cose. Avrei parlato delle partite truccate e degli arbitri comprati, specie nelle coppe. Invece ho lasciato perdere...».

Ma era solo nell'Inter che ci si dopava in quegli anni?

«Certo che no. Io sono stato anche nella Fiorentina e nella Lazio, quindi posso parlare direttamente anche di quelle esperienze. A Firenze, il sabato mattina, passavano o il massaggiatore o il medico sociale e ci facevano fare delle flebo, le stesse di cui parlava Bruno Beatrice a sua moglie. Io ero in camera con Giancarlo De Sisti e le prendevamo insieme. Non che fossero obbligatorie, ma chi non le prendeva poi difficilmente giocava. Di quella squadra, ormai si sa, oltre a Bruno Beatrice sono morti Ugo Ferrante (arresto cardiaco nel 2003) e Nello Saltutti (carcinoma nel 2004). Altri hanno avuto malattie gravissime, come Mimmo Caso, Massimo Mattolini, lo stesso De Sisti...».

De Sisti smentisce di essersi dopato.

«"Picchio" in televisione dice una cosa, quando siamo fuori insieme a fumare una sigaretta ne dice un'altra...».

E alla Lazio?

«Lì ci davano il Villescon, un farmaco che non faceva sentire la fatica. Arrivava direttamente dalla farmacia. Roba che ti faceva andare come un treno».

Altre squadre?

«Quando Herrera passò alla Roma, portò gli stessi metodi che aveva usato all'Inter. Di che cosa pensa che sia morto il centravanti giallorosso Giuliano Taccola, a 26 anni, durante una trasferta a Cagliari, nel '69?».

Ma secondo lei perché ancora adesso nessuno parlerebbe? Ormai sono - siete - tutti uomini di sessant'anni...

«Quelli che stanno ancora nel calcio non vogliono esporsi, hanno paura di rimanere tagliati fuori dal giro. Sono tutti legati a un sistema, non vogliono perdere i loro privilegi, andare in tv, e così via. Prenda mio fratello: è stato trattato malissimo dall'Inter, l'hanno cacciato via in una maniera orrenda e gli hanno perfino tolto la tessera onoraria per entrare a San Siro, ma lui ha lo stesso paura di inimicarsi i dirigenti nerazzurri e ne parla sempre benissimo in tv. Mariolino Corso, uno che pure ha avuto gravi problemi cardiaci proprio per quelle pasticchette, va in giro a dire che non mi conosce nemmeno. Anche Angelillo, che è stato malissimo al cuore, non vuole dire niente: sa, lui lavora ancora come osservatore per l'Inter. A parlare di quegli anni sono solo i parenti di chi se n'è andato, come Gabriella Beatrice o Alessio Saltutti, il figlio di Nello. È con loro che, grazie all'avvocato della signora Beatrice, Odo Lombardo, ora sta nascendo un'associazione di vittime del doping nel calcio».

Certo, se un grande campione come suo fratello fosse dalla vostra parte, la vostra battaglia avrebbe un testimonial straordinario...

«Per dirla chiaramente, Sandro non ha le palle per fare una cosa così».

E oggi secondo lei il doping c'è ancora?

«Sì, soprattutto nei campionati dilettanti, dove non esistono controlli: lì si bombano come bestie. Quello che più mi fa male però sono i ragazzini...».

I ragazzini?

«Ormai iniziano a dare pillole e beveroni a partire dai 14-15 anni. Io lavoro con la squadra della Borghesiana, a Roma, dove gioca anche mio figlio Michele, e dico sempre ai ragazzi di stare attenti anche al tè caldo, se non sanno cosa c'è dentro. Ho fatto anche una deposizione per il tribunale dei minori di Milano: stanno arrivando decine di denunce di padri e madri i cui figli prendono roba strana, magari corrono come dei matti in campo e poi si addormentano sul banco il giorno dopo, a scuola. Ecco, è per loro che io sto tirando fuori tutto».



Bene, penso ci sia poco da aggiungere.
Se non che queste dichiarazioni vengono per bocca di un calciatore che faceva parte di quella squadra, e non da parte di un allenatore da barzelletta che non conosceva minimamente ciò di cui stava parlando.
Se non che tali parole fanno il paio con quelle di un altro ex-interista, il greco Grigorios Georgatos.
Se non che, al momento dell'intervista, Mazzola ancora non sapeva che di lì a poco, a causa di un altro tumore, l'ennesimo interista avrebbe lasciato prematuramente e per sempre questa valle di lacrime: il presidente dell'Inter, e fiero indossatore di scudetti altrui, Giacinto Facchetti.
andrea

domenica 23 dicembre 2007

JUVE 2-0 SIENA


L'importante era concludere l'anno con i tre punti, e in questo la squadra non ha fallito: "Brazzo" Salihamidzic e il solito Trezeguet mettono il sigillo sul 2-0 che chiude il 2007, con il tanto sospirato gioco a centrocampo che, almeno a sprazzi, ogni tanto s'è visto, anche per merito di un Tiago in ripresa. L'unico rammarico della giornata rimane l'esito del derby di Milano, deciso da una sconfortante papera del sempre più inquietante Dida (ma cosa aspettano a pensionarlo? E' una cosa indecente, potrebbero far giocare chiunque, un primavera, non so... cioè: il pallone era lento e centrale e lui si è buttato a sinistra! a SINISTRA!!!); gli Indossatori rimangono perciò a +7 dalla Roma e a +8 da noi, in attesa dell'anno nuovo. Peccato. La classifica è perciò questa:
Inter.................43
Roma................36
JUVENTUS.........35
Udinese............29
Fiorentina.........28
Il posto in Champions sembra perciò più sicuro, cerchiamo adesso di puntare a qualcosa di più...
ps.: è di oggi la notizia dell'ennesimo messaggio di Rafael Van der Vaart alla Juventus: "Verrei di corsa a Torino, l'Amburgo è disposto a trattare" le sue parole. Visto e considerato che una clausola del suo contratto gli permette di liberarsi nel 2009 per appena 1 milione di euro, l'Amburgo, preso atto della volontà del giocatore, potrebbe essere "costretto" a darlo via per circa 14-16 milioni. Consiglio alla dirigenza: PRENDETELO, o ve ne pentirete. Certi treni non passano tutti i giorni.
andrea

IL LIBRO DEI PIANGINA



(da Juveforever.net, autore blade223)
Premetto che non so quando è stato pubblicato questo libro, nè conosco l'autore dello stesso ed, evidentemente ne ignoro il contenuto ma dal titolo, posso immaginare, a prova di smentita, qual'è l'argomento.
INTER - NON ERA SOLO SFIGA: l'autore del libro avrà fatto un analisi "obiettiva" dei campionati della beneamata prima di Farsopoli, mettendo in risalto, quali fossero state le condizioni in cui la stessa ha affrontato i vari campionati dominati da Juventus in primis ( come squadra da attaccare a prescindere) e dal Milan.
Avrà sicuramente fatto riferimento alle sentenze di Farsopoli, mettendo in evidenza i "condizionamenti" perpetrati da il "gatto" e la "volpe" del calcio italiano ( Moggi e Giraudo ) a danno della squadra indossatrice di scudetti altrui.
Insomma, per farla breve, tutti i piagnistei raccolti in un solo libro.
Ma sono certo anche del fatto che avrà omesso l'analisi piu' veritiera dei campionati giocati dall'inter : Sono stati impiegati fiumi di inchiostro per certificare che in ogni caso, l'inter, seppur a modo di vedere dei piu' ( dall'"onesto" presidente, ai vari giornalisti sportivi antijuventini e massmedia in generale) è stata penalizzata, la stessa negli ultimi 15 campionati ( dati alla mano ) si è classificata mediamente 3^ a -14 punti ( sempre di media ) dalla vincitrice del torneo.
Bisogna dire pero'( dato per certo che come dice l'autore non si è trattato di Solo Sfiga) che i conti non tornano in ogni caso.
Io penso che l'autore del libro, per giustificare gli insuccessi dell'inter nel campionato nazionale, non posso fare riferimento , per l'appunto, alla sola sfiga, ma avrebbe dovuto fare un analisi piu' approfondita completando il Titolo del libro con MA ANCHE INCAPACITA'ed in questo gli tendo volentieri una mano in aiuto.
L'affermazione piu' vera è certamente quest'ultima e spiego il perchè:
Negli ultimi quindici anni, ad esempio, l'inter è stata l'unica società al mondo a cambiare piu' allenatori di quanto uno sceicco cambi mogli.( basti pensare ad un certo Marcello Lippi campione del mondo );
Ha avuto una gestione delle risorse che definire allegra è un eufemismo : sono ancora ben note le cessioni di giocatori del calibro di Roberto Carlos, Seedorf, Pirlo, Cannavaro ( che sono diventati campioni d'europa e del mondo indossando altre maglie ) per gente come Pistone ecc..;
Ma dando per certo che la Juventus abbia condizionato gli arbitri in Italia, bisogna considerare che la stessa Juventus ha disputato ben 4 finali di Champions League, l'inter nemmeno UNA.
Voglio ricordare all'autore del libro, che mentre la Juventus primeggiava in Italia ed in Europa, la sua beneamata falliva in tutte le competizioni. Daccordo in Italia falliva per colpa della Juve ma in Europa?..Le sue tesi avrebbero trovato un minimo di fondamento allorquando l'inter avesse portato in Italia almeno un trofeo Internazionale. In quel caso avrebbe dato , forse, prova certa che qualcosa non andava. Al grido di Siamo Campioni di Europa avrebbe potuto scatenare un putiferio in Federazione sottolineando il fatto che se una squadra vince in Europa ma non in Italia qualcosa non va.
Ma niente : un fallimento su tutti i fronti.Inpiegabilmente negli ultimi due anni, la beneamata, pur dicendo di tutto di piu' contro la Juventus ( per ladri l'hanno girata e rivoltata ) ha tentato con ogni mezzo di accaparrarsi di giocatori della stessa. Subito dopo farsopoli ha acquistato Vieira e Ibrahimovic, per poi procedere al tentativo di acquisto di altri famosi ladri/taroccatori : Buffon, Camoranesi, Nedved.
In effetti è stato sufficiente che la Juventus retrocedesse in serie B, che Milan, Fiorentina e Lazio venissero penalizzate, acquistare Ibrahimovic per, come per incanto, "vincere" lo scudetto 2006/2007.
Ma in campo internazionale? : Niente ..non è bastato... anzi sono usciti fuori dalla champions con il Valencia e, giusto per non smentirsi, lo hanno fatto in modo trionfale e spettacolare ( vedi immagine).
Il Milan invece,seppur penalizzato, nello stesso campionato non avrà ottenuto il piazzamento che compete alla grandi, ma ancora una volta ( sigh ) ha vinto la Champions League e rappresenterà l'Italia nel mondiale per club.
E questo mio caro Sandro Simone ( è l'autore del libro ) sta a significare una sola cosa : Le società vincenti, come lo sono Juventus e Milan, hanno alle spalle dirigenti che sanno muoversi sul mercato, che hanno allenatori con la A maiuscola che sanno dare le giuste motivazioniai giocatori ( e non solo economiche )ed allora NON C'E' SFIGA CHE TENGA ma solo CAPACITA' che è latitante da decenni nella tua "beneamata"
PS: Io non so se la Juventus vincerà lo scudetto ( da juventino me lo auguro ) ma di una cosa sono certo : La Juventus farà un campionato per non farlo vincere all'inter e non sarà un caso : CAMPIONI SI NASCE...NON SI DIVENTA

sabato 22 dicembre 2007

QUESTA FIGC NON LA FINANZIO


Doverosa iniziativa da www.ju29ro.com
(clicca sulla locandina per ingrandirla e inserirla nel tuo sito o blog: và e diffondi il verbo!)

venerdì 21 dicembre 2007

CHIAREZZA


Il dibattito che infiamma gli animi di noi tifosi bianconeri è, di questi tempi, quello relativo alla costruzione di un nuovo, modernissimo stadio, in grado di competere con i più belli in Europa, alternativamente ad una rifondazione massiccia della rosa per portarla ad assomigliare, nel più breve tempo possibile, alla straordinaria squadra che appena due anni or sono intimoriva chiunque incrociasse il suo cammino. Il CdA della società si riunisce in questi giorni, e, al massimo alla fine di gennaio, finalmente conosceremo il nostro futuro. Le opzioni sono sostanzialmente tre:
1) Verrà data la preminenza allo stadio, col vecchio progetto interrotto di demolire e ricostruire il Delle Alpi che riprenderà vita: la capienza sarà ridotta a 50/55.000 spettatori, verrà eliminata la pista di atletica, e in generale il nuovo teatro delle gesta bianconere risponderà a quei requisiti di modernità, sicurezza, comodità e polifunzionalità che contraddistinguono ormai da diversi anni gli stadi di tutto il continente tranne quelli italiani. Inoltre, un siffatto stadio garantirebbe, proprio per queste sue peculiarità, una fetta consistente degli introiti annuali della società, cosa che permetterebbe di ammortizzarne il costo (stimato in circa 120 milioni di euro) in alcuni anni.
2) Verrà data la preminenza alla squadra, tenendo conto del fatto che, se la Juventus si qualificherà alla Champions League, la competizione europea porterà maggiori guadagni, ma pretenderà anche una maggiore competitività. Inoltre, dal prossimo anno le scuse troveranno poco spazio, si punta dritti allo scudetto, non possiamo stare davvero per vent'anni senza come qualcuno (siamo sempre la Juve, accidenti, mica gli ultimi arrivati perdazzurri!!). Va da sé che una grande squadra passa dai grandi nomi, e non da altri: perciò sì al ritorno dei giovani Giovinco, Marchisio e De Ceglie (d'altra parte Fabregas e Messi sono diventati quel che sono in un solo modo: giocando), ma integrando il loro rientro con alcuni giocatori già affermati, pochi, ma tutti però, e necessariamente, di caratura assoluta: cifra per il mercato estivo, perciò (e questa è una stima meno precisa di quella che si può ipotizzare, sbagliando di poco, per lo stadio) che si dovrebbe aggirare, verosimilmente, sugli 80 milioni di euro, per tornare subito grandi.
3) E' la prospettiva che ogni tifoso juventino si augurerebbe, ma che - ahimè - ho come l'impressione sia la meno fattibile: la famiglia Agnelli che, nel momento in cui - ora più che mai - c'è bisogno del suo aiuto, apre i cordoni della borsa (ciò che fanno - da sempre - il Petroliere Piagnucolone con l'Inter e Berlusconi col Milan) e rende attuabili entrambi i progetti, dando così il via a quella che sarebbe una vera e propria rinascita economico/sportiva, e facendo peraltro in modo da gettare le basi per non dover poi mai più mettere mano al portafoglio (credete davvero che dietro a Barcelona, Manchester Utd., Real Madrid, Bayern Munchen e via dicendo vi sia un riccone sfondato che paga? No, perchè il modello Abramovich esiste soltanto per Chelsea, Inter e Milan: per il resto, le grandi d'Europa si autosovvenzionano attraverso una solida gestione finanziaria di tipo aziendale).
Insomma, personalmente mi piacerebbe davvero l'intervento salvifico - quanto improbabile - di John Elkann & Co.
Certo, mi si potrebbe obiettare che i soldi sono loro: vero, ma la Juve è di tutti noi. Perciò, se il nostro destino deve essere quello di una squadra medio-alta per chissà quanti anni, no grazie: meglio cedere e dedicarsi alla Fiat a tempo pieno.
Se poi si decidesse, come è più facile, per una delle prime due ipotesi, è bene comunque che la società esponga con chiarezza ciò che vuole fare, in quanto tempo e con quali mezzi. Perchè il tifoso juventino chiede una cosa prima di tutto: chiarezza.
andrea

giovedì 20 dicembre 2007

NESSUNA DIFESA


E' di ieri l'articolo in prima pagina su Tuttosport, nel quale Christian Rocca, editorialista de Il Foglio, ci ricorda ancora una volta che, con una dirigenza seria, adesso staremmo lottando per lo scudetto e per la Champions, anzichè - dopo aver passato un anno d'inferno - per l'accesso in Europa. Chiunque sia juventino non può che disprezzare al massimo i "nostri" dirigenti, i quali, appena arrivati, in piena Calciopoli, si affrettarono a mettersi nelle mani di uno pseudo-avvocato che di nome fa Zaccone, il quale non consiglierei nemmeno al mio peggior nemico (forse solo a un interista...), e che riuscì (è bene ricordarlo per tutti quelli - e sono tanti - che non lo sanno) a farci rovinare pur senza aver trovato un solo arbitro corrotto o una sola partita aggiustata, con la sola eccezione di un Lecce - Parma arbitrata da De Santis (!!!) Comunque. Avete presente quando siete in spiaggia, stravaccati sotto un ombrellone, e avreste voglia di giocare con gli amici a beach tennis ma non avete i racchettoni? ebbene, mentre siete lì, ecco che si avvicina un senegalese che vende proprio palla e racchette, al che voi lo fermate e lui, come è comprensibile - e come capirebbe perfino il più incapace dei commercianti - sparerà un prezzo inaudito, diciamo 15 euro: voi rilancerete a 5, e con tutta probabilità, l'affare si concluderà a 7: si è appena svolta una contrattazione. Forse lo si sarebbe dovuto spiegare al nostro baldo difensore, che, invece, si premurò di chiedere in ginocchio, davanti alla corte, la SERIE B CON PENALIZZAZIONE!!!!!!!!!! Prendendoci poi anche bellamente - passatemi l'espressione - per il culo, quando, ratificata la nostra retrocessione, annunciò trionfante all'esterrefatto popolo juventino che aver evitato la C era stato un successo. A tal proposito, sarebbe bello che i tanti piccoli azionisti della Juventus intentassero contro Zaccone una causa per infedele patrocinio: risulterebbe indubbiamente interessante vedere come cercherebbe di difendersi in quel caso. Ma io mi chiedo: se ci fossimo difesi, come ha fatto il Milan, se avessimo bloccato l'Italia, come i tifosi della Fiorentina, avremmo passato un anno in B? Avremmo due scudetti vinti sul campo in meno di quelli che ci spettano? Avremmo davanti ai nostri occhi la prospettiva di una squadra che, per tornare grande (ammesso che con tale dirigenza ci riesca) impiegherà degli anni? La risposta è no. E, come dice sempre Rocca, la dirigenza è doppiamente colpevole, in quanto, dopo aver perfino ringraziato l'avvocato "per l'ottimo lavoro svolto", non ha nemmeno dato seguito alla timida minaccia, rivolta al Palazzo, di rivolgersi al Tar: minaccia che, per quanto timida, portò allo sconto della pena iniziale: immaginate un po' dove saremmo adesso dopo la sentenza del Tribunale Amministrativo. Ringraziamo ancora una volta avvocato e dirigenti, hanno svolto veramente un ottimo lavoro.
andrea

Storia della Juventus - Parte prima


Inizia con oggi una breve storia della Juventus a puntate, da me personalmente curata. Spero che vi piaccia.

"La Juve infatti è la città di Torino, è la famiglia Agnelli, è il genio italiano che impediva al capitalismo più ricco e potente di diventare arrogante e meschino, è il campione fuori dagli schemi, è la valorizzazione di tutto ciò che non è scontato, è la distrazione colta e di talento, è l'unità d'Italia, sono gli emigranti meridionali che solo il pallone rendeva aggraziati e ben fatti, goffi nella vita ma bellissimi in campo, uomini generosi che per conquistarsi il diritto di esserci carezzavano la palla e usavano i piedi come due mani di pianista."(Francesco Merlo, giornalista. La Repubblica, 16 maggio 2006)
E' il 1° novembre del 1897 quando alcuni studenti del Liceo Classico "Massimo d'Azeglio" di Torino, soliti riunirsi su una panchina ora custodita nella sede della società, decidono di dare vita allo Sport Club Juventus, polisportiva nella quale trovano posto varie discipline. L'uniforme, viene stabilito dai fondatori, sarà composta da una camicia in percalle rosa con cravattino nero, con pantaloncini e calzettoni possibilmente neri; le scelte del colore e del tessuto ricaddero necessariamente sul rosa e sul percalle, in quanto erano ciò che di più economico si potesse trovare sul mercato.
"Chi indossa la nostra divisa, le rimarrà fedele malgrado tutto e la terrà come prezioso ricordo."(Eugenio Canfari, presidente della Juventus dal 1897 al 1898)
Ben presto, però, il football, la nuova, fascinosa disciplina d'oltremanica, riesce a ritagliarsi nella polisportiva uno spazio tanto grande da indurre i soci, nel 1899, ad adottare quella che è ancor oggi la denominazione ufficiale della società: Football Club Juventus: solo calcio, perciò, da allora in poi. Con questo nuovo, britannico, nome, la Juventus prende parte nel 1900 al suo primo campionato federale di prima categoria (la massima divisione) che, allora, comprendeva sei squadre: per il Piemonte Juventus, Ginnastica Torino e F.C. Torinese, per la Lombardia il Milan e per la Liguria Sampierdarenese e Genoa, squadra che alla fine risulterà vincitrice. I bianconeri, ancora dilettanti privi di esperienza, vengono subito eliminati, perdendo 1-0 con la F.C. Torinese. Quella è anche, però, la prima partita ufficiale di una squadra destinata a segnare la storia: in Piazza d'Armi a Torino, l'11 marzo del 1900, scende per la prima volta in campo, forse inconsapevolmente, la leggenda.
"L'anima juventina è un complesso modo di sentire, un impasto di sentimenti, di educazione, di bohemien, di allegria e di affetto, di fede alla nostra volontà di esistere e continuamente migliorare."(Enrico Francesco Canfari, 1879-1915, cofondatore della Juventus e presidente della squadra dal 1898 al 1901. Hurrà Juventus, 26 dicembre 1915.)
Nel 1903, la squadra adotta quella che è la sua divisa odierna, la maglia a strisce verticali bianche e nere. Non tutti sanno che i colori attuali della Signora sono quelli del Notts. County, una delle due squadre di Nottingham: al progressivo scolorirsi delle divise rosa, diventate ormai quasi bianche, i dirigenti, tramite uno degli affiliati, John Savage, inglese e commerciante tessile, decisero di commissionare una nuova partita di maglie, rosse con bordi bianchi, come quelle del Nottingham Forest; lo stesso Savage provvide ad inviare alla sua azienda, nella città inglese, una delle scolorite maglie rosa. Ma il destino era in agguato: l'impiegato della ditta incaricato della spedizione scambiò il rosa scolorito per bianco macchiato, e, credendo di mandare maglie simili, inviò a Torino quindici maglie bianconere, quelle del Notts. County, per l'appunto.
La nuova maglia, comunque, porta fortuna: il primo scudetto arriva, puntuale, nel 1905, con la Juve che arriva prima, nel girone finale, davanti a Genoa e U.S. Milanese.
andrea
(continua)

domenica 16 dicembre 2007

LAZIO 2-3 JUVE



"Aleex.....Deeeeeeeeeel Pieroooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!" Dopo il doveroso omaggio ad uno dei miei idoli, il grande Fabio Caressa...
Mi dispiace dover essere ripetitivo ragazzi, vorrei tanto non esserlo ma... ma così non va! Ok ok... abbiamo vinto, d'accordo... l'importante nel calcio è vincere, va bene... il bel gioco lasciamolo agli spagnoli, d'accordissimo! (D'altra parte abbiamo in bacheca quattro titoli mondiali mentre loro nemmeno uno, qualche cosa vorrà pur dire...) Però qui non si tratta di bel gioco, si tratta di GIOCARE! E non sempre ci andrà di gran lusso come stasera, in una partita nella quale non si è visto un passaggio a centrocampo che fosse UNO!!! Nella quale ogni pallone è stato recuperato da un centrocampista con la maglia celeste! Nella quale ogni cross dalla trequarti per noi è stato un brivido! Mi sto ancora chiedendo come abbiamo fatto a fare risultato, e sono sicuro che la società dovrebbe rimborsare il biglietto ai tifosi juventini allo stadio. La squadra, dopo entrambi i suoi vantaggi, ha commesso l'errore di farsi attaccare arretrando il baricentro fino alla propria area, senza mostrare quella grinta e quella cattiveria messe in campo a S.Siro contro il Diavolo. Se ricordate, nel post di Juve - Atalanta dicevo che l'importante, quando si gioca male e si fanno i tre punti, è guardare avanti e colmare le lacune; se possibile a Roma abbiamo invece fatto peggio, e le uniche, parziali consolazioni stanno nel fatto che: 1) il gioco può solo migliorare; 2) abbiamo vinto, dopotutto. Inoltre, se in precedenza avevo tessuto gli elogi di una difesa che non subiva gol da diverse partite, per quanto riguarda la prestazione di Roma devo dire che è stata se non altro rivedibile: troppi gli errori e troppe le occasioni da gol concesse. Però, è questo un reparto che ha dimostrato di essere in grado di fare molto meglio, ed è per questo motivo che le mie preoccupazioni non sono rivolte alla retroguardia, ma, come già accennato, ad un centrocampo assente, che ha nell'inesauribile Zanetti l'uomo tuttofare (ma che stasera ha mostrato anche la sua qualità, mandando due volte in gol il Capitano), ma in Nocerino un incontrista ancora un po' (un bel po') confusionario e in Tiago, subentrato a Nedved nel secondo tempo, un giocatore che appare ancora una volta timido, incapace di mostrare a noi le cose che faceva vedere a Stamford Bridge ed al Gerland. Note positive, le solite: un Trezeguet marcatore e molto mobile, un Buffon che come al solito ci tiene a galla e non ha bisogno di commenti (solo quello di Caressa: "E' il miglior portiere del mondo, e ad ogni partita ce lo ricorda!"), e, nettare prelibato, il Capitano: è magnifico in questa brutta partita, è il raggio di luce nell' oscurità, l'abbondanza nella penuria, il bello nel brutto. Lui no, non è confusionario, è lucido, tremendamente lucido. Lui sì, sa mostrarci che cosa sa fare, tremendamente: due gol, due sgroppate di quaranta metri, due mancini chirurgici, novanta minuti di classe pura, per dimostrare, ancora una volta, che l'orgoglio non tramonta. Che la classe non tramonta. Che un cavaliere non abbandona mai la sua Signora.
andrea

per non dimenticare...

ALE E RICHY SEMPRE CON NOI !!!

mercoledì 12 dicembre 2007

QUANDO LA STORIA FA SORRIDERE...

A chi non è mai capitato, magari imbattendosi in un giornale rosa, di aver notizia dell'ultimo posto della Signora nel gironcino piemontese del 1913, con una retrocessione evitata grazie all'inserimento nel girone lombardo, nel quale mancava una squadra? Ognuno di voi avrà sentito parlare di questa vicenda, rispolverata da alcuni ed insabbiata da altri. Sarà una banalità, ma la verità, come sempre - e salvo rari casi - sta nel mezzo: così come sarebbe miope negare quell'ultimo posto (e la relativa, seppur evitata, retrocessione in quella che non era ancora una serie B, così come non esisteva la serie A), altrettanto disonesto ritengo considerarla alla stregua di una vera e propria retrocessione dalla serie A alla serie B, laddove non vi era un campionato a girone unico (sarebbe arrivato soltanto nel 1929-30) ma una serie di gironi a livello regionale, peraltro riguardanti soltanto le regioni del nord: capite bene che, del campionato nazionale, non aveva ancora nulla.
Ma c'è un'altra questione della quale desidero parlarvi: si dà il caso - e a ciò che sto per dire il suddetto roseo quotidiano dedica invece ben poco spazio - che anche gli Indossatori di Scudetti Altrui conservino alcuni scheletri nell'armadio, e che scheletri! Ma andiamo con ordine..
Siamo nell'estate del 1921, e il forte esubero di formazioni minori, che, appunto per il loro maggior numero, disponevano della maggioranza dei voti in Lega, porta, il 24 luglio, alla spaccatura tra grandi club (che fondano la Confederazione Calcistica Italiana, CCI) e club minori (che rimangono nella FIGC): il risultato sarà che, caso unico nella storia, nella stagione 1921-22 si giocheranno due campionati di massima divisione, quello CCI e quello FIGC. Quest'ultimo, di scarsissimo rilievo tecnico, viene vinto dalla modesta Novese, mentre in quello CCI, rappresentato dalle migliori compagini, prevale la fortissima Pro Vercelli (vincitrice del girone A) in finale contro il Genoa (vincitrice del girone B); sempre nel girone B, come ultima classificata, e perciò retrocessa, con appena 11 punti, figura l'Inter.
E fin qui, niente di strano.
L'anno successivo, però, la FIGC, accortasi dell'irrilevante spessore tecnico di un campionato giocatosi senza "grandi", decide di arrivare ad un patto con i club "scissionisti", le grandi appunto, affidando il ruolo di mediatore ad Emilio Colombo, direttore (guarda un po'...) della Gazzetta dello Sport: il cosiddetto "compromesso Colombo" comporterà, per dirla in breve, la riunificazione del campionato sotto l'egida della FIGC, il riassorbimento nelle serie inferiori di molte delle squadre minori e il riconoscimento del campionato CCI vinto dalla Pro Vercelli.
E fin qui, niente di strano.
Ma allora dov'è l'inghippo, direte voi?
L'inghippo sta nel fatto che, visto il cattivo stato finanziario delle due neopromosse destinate a giocare nella massima divisione, Colombo decida di dare un'ulteriore chance alle due compagini retrocesse sul campo, vale a dire il Vicenza per il girone A, e, appunto, l'Inter per il girone B, offrendo loro di giocare uno "spareggio salvezza" proprio contro le due formazioni che avevano guadagnato, sul campo, la promozione: mentre il Vicenza sarà sconfitto dall'emergente Derthona, l'Inter sarà doppiamente fortunata, dal momento che gli scalcinati avversari dello Sport Italia Milano, per motivi economici, non riusciranno a mettere insieme una squadra in tempo utile, e gli azzurroneri resteranno nella massima serie (cosa della quale ancora si fregiano) pur essendo retrocessi sul campo, vincendo 2-0 a tavolino.
Ma...aspettate.....SUL CAMPO? A TAVOLINO? Vi ricorda qualcosa..........?
Cari amici, è proprio vero, la storia si ripete: la prima volta in tragedia, la seconda in farsa.

Andrea

p.s. tutte le informazioni che ho dato sono esatte e verificabili, ed ottenute mediante prolungate ricerche sui migliori almanacchi, annuari e libri di storia del calcio italiano, compreso quello, epocale, del mostro sacro Gianni Brera, unanimemente considerato il miglior giornalista sportivo italiano di tutti i tempi. Se qualcuno volesse prendersi il disturbo di verificare, lo faccia: io, prima di parlare, mi documento.
Salute

martedì 11 dicembre 2007

Juventus-Atalanta






JUVENTUS 1 - 0 ATALANTA

"Problemi di regia"

Non si è vista una grande Juve ieri a Torino, ma tant'è: quando arrivano i tre punti, anche senza il gioco, l'importante è metterli in saccoccia e guardare avanti per eliminare le lacune che ancora ci sono. Il problema, soprattutto ora che la difesa ha trovato ordine, è sempre quello che ci affligge dall'inizio della stagione, e cioè la mancanza di gioco e qualità a centrocampo, con il risultato che la manovra appare quasi sempre prevedibile e scarsamente efficace, in un continuo ricorso a lanci lunghi. Non che Zanetti e Nocerino abbiano giocato male, tutt'altro; semplicemente, non si devono pretendere da loro compiti che spettano ad altri: il famoso regista, centrocampista d'ordine che detti i tempi e giochi palla a terra, il quale nelle idee della dirigenza avrebbe dovuto essere Tiago, al Lione soprannominato "La Lavatrice", in rosa non si intravede (il portoghese è ancora latitante, così come Almiròn, che peraltro non è un regista vero e proprio), e se Secco non interverrà a gennaio difficilmente spunterà fuori da solo (a meno che l'ex-lionese non si riprenda, ma le mie speranze iniziano a vacillare, anche perchè non è mai stato un fenomeno conclamato come Emerson o Davids).
Ma i novanta minuti dell'Olimpico ci hanno regalato anche ottimi spunti:
in primo luogo, una prestazione eccellente di Cristian Molinaro, che mai in stagione si era visto così propositivo, sicuro e convincente: l'impressione è che possa ancora migliorare moltissimo, se - come ieri - troverà il coraggio di puntare l'avversario e arrivare fino in fondo per il cross anzichè preferire un meno rischioso (ma meno redditizio) passaggio laterale.
In secondo luogo, la prova ancora una volta molto sicura di un duo (Chiellini - Legrottaglie) che nessuno, in estate, avrebbe immaginato titolare: il Chiello avrebbe dovuto giocare laterale sinistro, mentre Nicola aveva già le valigie in mano.
In terzo luogo, il ritorno al gol della Furia Ceca Pavel Nedved, che - ne sono convinto - dopo essersi finalmente sbloccato tornerà a deliziarci in ogni partita come negli ultimi sei anni.
Infine, l'ennesima dimostrazione agli scettici (come se ce ne fosse bisogno: ma perchè!?) che il Capitano la bandiera è ancora ben lungi dall'ammainarla, nonostante gli vengano concessi 20 minuti a partita (ieri erano 45): contro l'Atalanta, dopo aver confezionato, come al solito, magie ed assist, ha costretto al miracolo il portiere avversario, incidendo sulla partita più dei deludenti Palladino e Iaquinta (il primo ancora poco concreto, il secondo apparso un po' stanco).
La situazione del campionato, quando non siamo ancora al giro di boa, è questa:
Immerd............37
Roma...............32
JUVENTUS.....29
Fiorentina........24
ciò vuol dire che mollare già le speranze tricolori sarebbe un autentico delitto (ricordate? era la stagione 2001-02, e l'Inter, alla 29ma giornata, aveva sei punti di vantaggio... ok, ok, mi si potrebbe obiettare che quella era già una grande Juve, non una neopromossa, e che anche questa è un'altra Sfinter, però...però bisogna crederci, anche perchè gli Indossatori di Scudetti Altrui non sono nuovi al vizio di buttare all'aria all'ultima giornata campionati già vinti: per citarne un'altro, quello del '67); d'altra, parte, però, un po' di sano realismo non è mai di troppo: gli Sfigati, quest'anno, sono più forti, e fanno ciò che faceva la Juventus di 2 anni fa: vincono. Perciò, se volessero tornare alla sana abitudine che spetta loro da sempre, cioè quella di perdere scudetti, beh, non sarà certo la Signora a rifiutare un così gentile omaggio; ma se, malauguratamente, dovessero voler andare fino in fondo, è bene ricordarsi che, con la rosa a disposizione, il nostro obiettivo non può andare al di là della vitale qualificazione alla Champions, quello sì, l'unico bersaglio che può - e deve - essere centrato.
Andrea

domenica 2 dicembre 2007

Juve-Milan


MILAN - JUVENTUS 0 - 0

Tremate, tremate! Le zebre son tornate!!! Lo avevamo già capito dopo Roma, Fiorentina e Inter, ma la prestazione di ieri sera a San Siro lo ha ribadito prepotentemente: questa Juventus, che messa tecnicamente a confronto con i grandi club italiani ed europei (e con la stessa, stellare Juve di Capello) risulta di molto inferiore, dimostra invece di poter mettere sotto chiunque sul piano dell'intensità di gioco e dell'orgoglio messo in campo: perchè è l'orgoglio che ci è rimasto, dopo un anno di inferno voluto da chi la Vecchia Signora avrebbe voluto farla sparire dai calendari. Orgoglio, e come potrebbe essere altrimenti? Chi l'ha sempre avuto non smetterà mai di mostrarlo a testa alta, e allo stesso modo chi è privo di spina dorsale (di coglioni, in altri termini) non potrà farsela venire da un giorno all'altro: ci si nasce.
E senza orgoglio e senza onore è nato chi si permette di imputare al "sistema Moggi" un ventennio di sconfitte e disonore (se non sbaglio, quando l'Inter vinse il suo ultimo scudetto VERO, vale a dire stagione 1988-89, Moggi era un tesserato del Napoli, e passerà da Torino e Roma prima di arrivare, malauguratamente, alla Juventus, nel '94); chi non rammenta di aver vinto l'ultima Coppa dei Campioni (sì, si chiamava ancora così) nel lontano 1965; chi ha la faccia di merda di criticare il gioco di Nedved quando in squadra ha quell'assassino di Macellazzi; chi va in strada a festeggiare (una parziale attenuante è data dal fatto che non lo facevano da taaaaaanto tempo, e i vessilli ammuffiti dovevano prendere aria..) uno scudetto di cartone assegnato loro SENZA NESSUNA INTERCETTAZIONE, QUESTO E' BENE RICORDARLO, e senza alcun diritto, da quell'animale di Guido Rossi (e qui devo disinfettare la tastiera del computer per proseguire) che dopo pochi mesi sarebbe stato ricompensato con la presidenza della Telecom. In questo anno e mezzo in molti hanno venduto la propria dignità - sempre che ce l'avessero - per un briciolo di considerazione e di popolarità: mi torna alla mente adesso il caso di quel Sandro Mazzola (figlio di un padre granata ma di ben altra caratura) che irruppe nel dopopartita RAI di Napoli - Juve, nel quale tutti erano concordi nel ritenere i rigori come due notevoli allucinazioni di Bergonzi, col suo raggelante "Per me il rigore c'era"..... penso non vi sia bisogno di ulteriori commenti. Scusate se ho parlato poco della partita in sè, ma ora come ora ritengo sia più rilevante cogliere il senso generale che sta prendendo questo campionato: e il senso è che se la Juventus, come tutti, ha capito che lo scudetto, visti i valori in campo e vista la più che evidente volontà degli alti apparati, può soltanto perderlo l'Inter, è però consapevole del fatto che contro le grandi, quest'anno, non può e non deve inchinarsi. Non male per una neopromossa.
SOLO IL CAMPO REGNA SOVRANO: I CAMPIONI D'ITALIA NOI SIAMO!!!
andrea