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martedì 29 aprile 2008

SONO SEMPRE 29


Dall' estate 2006, in molti - troppi - hanno cercato di trovare delle sciocche, futili, deboli giustificazioni alle proprie sconfitte. Hanno tirato in ballo il "sistema", hanno gridato ai "condizionamenti", facendo uso di termini - come "cupola" - che sono un mischiare il sacro al profano. Hanno provato a dirci: "Se fino ad oggi abbiamo perso, la colpa è solo di Moggi. Se fino ad oggi la Juve ha vinto, il merito è solo di Moggi".
Troppo semplice così. Troppo comodo, soprattutto.
Perchè quando la Juve dei record del biennio 2004-2006 triturava ogni avversario, i giornali - tutti, anche quelli rosa... - parlavano di Juve invincibile, di schiacciasassi, di macinapunti. Parlavano di una formazione composta solo da giocatori nazionali. Parlavano di una squadra che, nella finale della Coppa del Mondo, vedeva rappresentati otto dei suoi uomini. Questo dicevano.
Salvo, dall'oggi al domani, ritrattare: "Si era sempre saputo...", "Sospettavamo...", "Lo avevamo detto...", eccetera eccetera eccetera.
La colpa, però, non è dei giornali: loro hanno dei padroni, proprietari o tiratura che siano. Devono rispondere a loro, e a loro soltanto. La cosa triste è che molti, nel mondo del calcio (e con questa specificazione spazio dal calciatore di serie A al semplice tifoso), pur non dovendo rispondere a nessuno delle proprie parole, hanno trovato comodo addossare tutte le proprie sconfitte al "sistema", al "palazzo", ai "poteri occulti", seguendo una logica complottistica che è tutta "made in Italy".
Non è così, ragazzi. La Juventus della triade, a smentire ancora una volta, con un semplice dato di fatto, chi ingenuamente ricorre al vecchio trucco del "ma in Europa non combinava nulla", raggiunge dal 1996 al 2003 quattro finali ed una semifinale di Champions League: non proprio quello che si dice un cammino stentato, vero? (per cammini europei stentati, rimando ad una squadra nerazzurra di Milano).
La Juventus della triade, specie nei due anni sotto accusa, vinceva per manifesta superiorità (quando nel 2005 rifilò quel 2-0 secco all'Inter, risultato ottenuto con facilità disarmante, si parlava di SUPERIORITA', netta, totale, innegabile!). Non c'è stato avversario che la forza di quella squadra non abbia riconosciuto.
Quei due scudetti che ci hanno ingiustamente strappato, a dispetto di qualsiasi almanacco li sentiamo sempre sul petto. Perchè quegli scudetti sono nei muscoli dei nostri giocatori, e negli onori tributatici dall'avversario dopo ogni partita.
Sono sempre 29.
a.

lunedì 28 aprile 2008

JUVENTUS 5-2 LAZIO


Sarà l'aria che (al 28 aprile) comincia finalmente a sembrare primaverile, sarà la qualificazione in Champions, sarà questo Del Piero, sarà questo Camoranesi, gente, ma non ce la faccio proprio stasera a fare il pignolo: non mi importa un beato cazzo del fatto che sul 4-0 la Juve abbia preso 2 gol pericolosi, che la squadra si sia distratta e abbia seppur lontanamente rischiato di subire una rimonta. Mi basta quel primo tempo.
Quel primo tempo, ragazzi.. è stato come tornare indietro nei giorni, ad una Juve stellare, galattica, non solo nel gioco ma anche e soprattutto nei risultati e nella cattiveria messa in campo, su ogni pallone, su ogni centimetro d'erba. E' stato come un deja-vù, un film già visto, con quelle giocate essenziali ma proprio per questo splendide, quel ritmo serrato, infernale, nel comprimere l'avversario, nell'avvilupparlo nella propria metà campo, quasi esistesse una forza invisibile che gli impedisse di raggiungere quella linea bianca. Ottimo. La strada da fare è ancora molta, e in estate la società dovrà attingere a piene mani dal portafoglio, però quello che abbiamo visto ieri deve essere di stimolo, deve dare slancio, deve spingere a non buttare via tutto con un mercato scellerato. Juve-Lazio, e la conquista della Champions League, sono un punto di partenza, non di arrivo.
Occhio gente. La Signora sta tornando.
andrea

domenica 27 aprile 2008

PIOVE! MOGGI LADRO...


E' stata una delle tante notizie che mi capitano quotidianamente sottomano, nei giorni scorsi, ad attirare la mia attenzione: Hector Cuper, neotecnico del Parma, interpellato sul celeberrimo 5 maggio 2002 (data che resterà per sempre l'emblema dei fallimenti di quella squadra da operetta) non trova di meglio che dichiarare: "Si sa tutto, ormai. Lo scandalo del calcio ha chiarito ogni cosa e quando sono uscite le prime verità sono stato malissimo. Dire amareggiato è poco, molto poco".
Credo che qualunque essere umano non dico intelligente sopra alla media nazionale ma dotato di una seppur minima dose di buon senso, e che abbia seguito le vicende calcistiche dell'ultimo decennio, possa tranquillamente rendersi conto del fatto che il 5 maggio del 2002 l'Inter, dopo essere stata in testa al campionato per tutte e 33 le giornate, andò a giocare a Roma contro la Lazio da squadra già convinta di avere lo scudetto in tasca, e che pagò salatamente questa presunzione. Per colpe sue. Solo, ed esclusivamente, sue.
Oppure, signor "hombre vertical", all'Olimpico quel 5 maggio il 4-2 fu il frutto diabolico della longa manus di Belzebù, di Satana, del Male assoluto, alias Luciano Moggi? Corruppe i giocatori dell'Inter per perdere? Corruppe l'arbitro per far perdere i nerazzurri? Scese negli spogliatoi a minacciare tutti e 22 i calciatori con un kalashnikov?
Mi sento in grado di proporre un'ipotesi più realistica: non è che i giocatori (e il tecnico) dell'Inter presero la partita sottogamba? Non è che Cuper, per motivare i suoi, avrebbe dovuto fare qualcosa di più che battere loro una mano sul petto alle parole "yo soy contigo"? Ricordiamo che l'Inter, a 4 giornate dalla fine, aveva 6 punti di vantaggio sulla Juventus; rammentiamo altresì che nelle ultime 5 giornate i nerazzurri ottennero appena 7 punti, frutto di un pareggio, due vittorie e altrettante sconfitte: pochino per contrastare la rimonta della Juventus. Senza dimenticare che in quel campionato la Lazio ottenne il 6° posto soprattutto grazie alle prestazioni nella seconda parte della stagione, ed era perciò una squadra in forma e da prendere con le molle, che veniva da appena una sconfitta nelle ultime otto partite: insomma, non era certo la formazione allo sbando che gli ingenui nerazzurri credevano di trovare sul loro cammino. E poi, visto che la classe non è acqua e che a Milano sponda Inter l'onestà è un punto d'onore, come dimenticarsi dell'infuriato Materazzi che negli spogliatoi dell' Olimpico, dopo la disfatta, apostrofava Nesta con epiteti irripetibili per non aver spianato la strada alla squadra che, da tredici anni, l'unico tricolore che vedeva era quello del semaforo?
Caro Hector, confesso che sarebbe dura per chiunque andare avanti con la sua bacheca da allenatore, nota più per le piazze d'onore ottenute (perse due finali di Champions, una di Coppa delle Coppe più il 5 maggio, n.d.r.) che per i due ninnoli che vi trovano posto (due Supercoppe Spagnole), ma questo non è un buon motivo per gettare fango su chi è stato meno sprovveduto di lei. La prossima volta che parla, stia più attento: rischia soltanto di fare figuracce.
andrea

mercoledì 23 aprile 2008

ATALANTA 0-4 JUVENTUS


Alessandro Del Piero, 33 anni e 5 mesi, 555 presenze in maglia bianconera, 237 gol. Domenica, contro l'Atalanta, ne ha segnati 3.
Mi è capitato di sentir dire che è finito. Beh, penso che tutti gli attaccanti della serie A metterebbero firma e controfirma per essere finiti come lui, con 17 gol all'attivo: invero - provate a darmi torto - sarebbe davvero un bell'essere finito!
Il fatto, cari signori, è sempre questo: che mentre un terzo degli italiani ama la Juventus più di ogni altra cosa al mondo, i restanti due terzi la odiano più di qualsiasi altra cosa. Niente di strano, perciò, che in quei due terzi trovi posto sia chi riconosce senza colpo ferire la superiorità tecnico/atletica di un quasi 34enne da 20 gol e altrettanti assist a campionato, sia chi, bovinamente, fa del campione e bandiera della squadra che detesta il simbolo incarnato del Male, chiudendo un occhio - anzi, entrambi - sui suoi numeri tutt'altro che indifferenti e sulle sue prestazioni che sembrano migliorare, anzichè calare, di partita in partita. A dispetto del luogo comune che lo vorrebbe deludente in nazionale, anche i numeri in azzurro sembrano confermare che le critiche da lui puntualmente ricevute (e altrettanto puntualmente rispedite al mittente con allegato omaggio a base di gol) sono frutto più della stupidità che della malafede: 85 presenze e 27 gol, primo marcatore in attività e quarto di sempre della rappresentativa nazionale italiana.
Penso, senza voler sembrare arrogante, di aver lasciato davvero poco spazio ad una eventuale replica.
andrea

martedì 22 aprile 2008

LA JUVE E'...





La colonna sonora della mia vita le cui note non smetterò mai di cantare, di ascoltare.... e che non smetteranno mai di emozionarmi..

E' come mia madre.. l'unica donna che non tradirò mai..

E' la linea del mio tempo che congiunge vari momenti della mia vita. E' una costante in ogni giornata, che sia essa buona o cattiva..

E' amare Torino pur abitando a migliaia di chilometri di distanza..

E' crederci fino in fondo, è essere più forti di tutto, è la fierezza di essere soli contro tutti, è non credere nella malasorte, è il non recriminare mai...

Sono le lacrime da bambino versate nella terribile notte di Bruxelles, le lacrime da adulto versate in un'amara notte di fine agosto.

E' una gioia incontenibile in una notte romana o in un giovane mattino giapponese, è il ghigno di un 5 maggio da ricordare, è la rovesciata di Del Piero in un pomeriggio milanese...

LA JUVE E' TUTTO....

lunedì 21 aprile 2008

JUVENTUS 3-0 PARMA


Non l'ho vista, ma non mi aspettavo niente di meno: la Juventus ha già buttato al vento troppi punti con le piccole. Il solito David, il gol finalmnte ritrovato da Palladino (che non ha ancora mantenuto quanto prometteva, ma è in tempo per riscattarsi) e un autogol permettono alla squadra di fare un ulteriore passo avanti verso quell'obbiettivo Champions che è il traguardo minimo di questa stagione ( e che, visto il reale valore della formazione di Ranieri, si è rivelato traguardo minimo e massimo allo stesso tempo).
La squadra è in crescita: una base su cui lavorare sodo per costruire i successi di domani.
andrea

JUVENTUS 3-2 MILAN


L'orgoglio è uscito di nuovo fuori, come sempre nelle grandi occasioni. Partita a tratti perfetta della compagine di Ranieri, che concede soltanto in difesa (due volte all'immarcescibile Inzaghi) ma conferma che l'innesto di Sissoko ha messo quasi del tutto a posto il centrocampo. Partita ottima e intensissima a livello agonistico, si diceva: un Capitano, che - ormai è evidente - con il tempo migliora. Un Sissoko spaziale, indistruttibile (l'intervento assassino di Bonera aveva fatto temere il peggio, ma dopo un paio di minuti ecco il maliano pronto a rientrare, con Caressa che esulta: "E' fatto d'acciaio!!!"). Un Salihamidzic strepitoso, che con questa doppietta conquista anche i cuori più gelidi.
Grazie, Juve.
andrea

giovedì 17 aprile 2008

PALERMO 3-2 JUVENTUS


Niente da dire, se non che sono uno iettatore tremendo. Guardo il primo tempo: 2-0 Palermo. Spengo, incazzatissimo: 2-2 Juve. Torno negli ultimi 5 minuti: palo di Del Piero, 3-2 Palermo. Basta.
andrea