
Ma che sta succedendo in casa Inter? Basta una sconfitta (guarda caso in Europa) dopo 29 partite per resuscitare antichi fantasmi? Ibracadabra, ancora una volta assente ingiustificato nelle sfide che contano, che scarica la colpa sull’irruento Macellazzi; tifosi ansiosi di gustare finalmente il piatto Champions che scaricano la rabbia su Ciuffo Mancini, il quale, in linea col personaggio, scarica la rabbia su di loro; un presidente deluso che - tanto per non sbagliarsi - scarica la colpa sull’arbitro e definisce la sua squadra “eroica” (cosa ci sia poi di eroico ad essere tanto sprovveduti da farsi espellere dopo mezzora, a farsi schiacciare nella propria metà campo per 90 minuti e a battere il primo - e unico - corner nel secondo tempo, tirando in porta col contagocce, rimane un interrogativo meritevole di essere approfondito). In parole povere: l’Inter è una polveriera.
A tal proposito è interessante notare come, in tale clima, il confronto da tempo in atto tra i due principali giornali sportivi del paese abbia ormai assunto i tratti di una smaccata guerra partigiana, con santa pace della veridicità dell’informazione.
Sfiziosissimi sono anche i commenti del tifoso interista medio (ho la croce e la delizia di conoscerne qualcuno), categoria involontariamente esilarante come poche, il quale, forse già convinto dell’eliminazione (malgrado vi sia ancora la partita di ritorno), rivela che “tanto l’importante è battere la Juventus in campionato”.
Mi si potrebbe obiettare che non è elegante infierire sulla disfatta dell’avversario. Sono d’accordo. Non è affatto elegante. Ma il mio intento non è, con questo articolo, quello di felicitarmi per la sconfitta (che - non ho motivo di negarlo - ha indubbiamente pervaso me e molti altri di gaiezza se non addirittura di felicità), bensì quello di porre l’accento su determinati comportamenti - di giocatori, allenatore, presidente, tifosi - successivi al misfatto. Comportamenti che rivelano come, una volta di più, chi non sa vincere, il più delle volte non ha nemmeno il decoro di saper perdere.
andrea
Nessun commento:
Posta un commento