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domenica 24 febbraio 2008

REGGINA 2-1 JUVENTUS


Sabato, 23/02/08, stadio Oreste Granillo in Reggio Calabria: Dondarini di Finale Emilia dà spettacolo. Nel magnifico vespro di un tranquillo sabato di febbraio, il direttore di gara decide di fare quanto è in suo potere per movimentare un’altrimenti noiosa serata. Impresa riuscita alla grande. L’improvvido arbitro emiliano non si accontenta di negare quattro rigori solari alla Juventus e di distribuire i cartellini in maniera quantomeno estrosa, ma, al 92°, decreta addirittura la serata a effetto, di quelle che si potrebbero passare a parlare di calcio e invece si protraggono a riguardare moviole, assegnando alla Reggina un penalty che nell’altra area non si era neanche sognato di concedere, fischiando la fine con 40 secondi di anticipo ed espellendo Zanetti.
Quando tutto è finito, la prima reazione è il riso. Non la rabbia, non lo sdegno. Non si parla di attentati, nessuno è morto. L’unico attentato lo ha subito la nostra intelligenza, ma è solo l’ultimo di una lunga serie. Se la caverà.
Complimenti, Dondarini. Complimenti per aver bovinamente chinato la testa di fronte al nuovo (?) potere. Complimenti per avere ancora una volta privato di dignità te stesso e tutta la classe arbitrale. Complimenti, perché tutti, stasera, hanno visto la tua faccia dopo la partita. Una faccia colpevole.
andrea

venerdì 22 febbraio 2008

MA...CHE SUCCEDE?


Ma che sta succedendo in casa Inter? Basta una sconfitta (guarda caso in Europa) dopo 29 partite per resuscitare antichi fantasmi? Ibracadabra, ancora una volta assente ingiustificato nelle sfide che contano, che scarica la colpa sull’irruento Macellazzi; tifosi ansiosi di gustare finalmente il piatto Champions che scaricano la rabbia su Ciuffo Mancini, il quale, in linea col personaggio, scarica la rabbia su di loro; un presidente deluso che - tanto per non sbagliarsi - scarica la colpa sull’arbitro e definisce la sua squadra “eroica” (cosa ci sia poi di eroico ad essere tanto sprovveduti da farsi espellere dopo mezzora, a farsi schiacciare nella propria metà campo per 90 minuti e a battere il primo - e unico - corner nel secondo tempo, tirando in porta col contagocce, rimane un interrogativo meritevole di essere approfondito). In parole povere: l’Inter è una polveriera.
A tal proposito è interessante notare come, in tale clima, il confronto da tempo in atto tra i due principali giornali sportivi del paese abbia ormai assunto i tratti di una smaccata guerra partigiana, con santa pace della veridicità dell’informazione.
Sfiziosissimi sono anche i commenti del tifoso interista medio (ho la croce e la delizia di conoscerne qualcuno), categoria involontariamente esilarante come poche, il quale, forse già convinto dell’eliminazione (malgrado vi sia ancora la partita di ritorno), rivela che “tanto l’importante è battere la Juventus in campionato”.
Mi si potrebbe obiettare che non è elegante infierire sulla disfatta dell’avversario. Sono d’accordo. Non è affatto elegante. Ma il mio intento non è, con questo articolo, quello di felicitarmi per la sconfitta (che - non ho motivo di negarlo - ha indubbiamente pervaso me e molti altri di gaiezza se non addirittura di felicità), bensì quello di porre l’accento su determinati comportamenti - di giocatori, allenatore, presidente, tifosi - successivi al misfatto. Comportamenti che rivelano come, una volta di più, chi non sa vincere, il più delle volte non ha nemmeno il decoro di saper perdere.
andrea

JUVENTUS 1-0 ROMA


E’ stata la serata dell’orgoglio e della maturità, del carattere e della determinazione, della Signora che è uscita con i tre punti dallo scontro per il secondo posto, avvicinando la Roma a -1. Certo, come in settimana ha ribadito capitan Del Piero, se l’Inter decidesse di fare harakiri la Juve sarebbe pronta ad approfittarne, ma, al momento, l’ipotesi più realistica vede la squadra a caccia dell’ingresso diretto in Champions. Forse per la prima volta in questa stagione, abbiamo visto una Juventus che non ha aspettato la sberla per reagire, ma ha imposto sin dall’inizio il proprio gioco, grazie anche al tridente offensivo riproposto da Ranieri - schema che a nostro parere meriterebbe maggior fiducia - e allo spirito di abnegazione dei veterani in primis, i quali, ancora una volta (e con l’unica eccezione dello spento Trezeguet) hanno fatto da guida al resto della squadra.
E’ stata anche la serata di sassolini più o meno grandi tolti da scarpe più o meno prestigiose: è il caso, ovvio, di Del Piero (il quale - a onor del vero - è da inizio anno che non fa altro che spalare sassolini), che ha deciso la partita con una punizione superba, vincendo per manifesta superiorità il confronto con Totti; è il caso dell’ex Zebina, che abbiamo rivisto finalmente a livelli di capelliana memoria; è il caso, infine, di Nedved, che ormai da gennaio ha ripreso a giocare da Furia Ceca e che ha dato una sonora batosta a chi già lo dava per bollito.
Insomma, era da un po’ che non spegnevo la tv così soddisfatto dalla prestazione della mia Juve, che ha dato qualche segno di sofferenza - neanche eccessivo - solo a inizio ripresa. Speriamo continui così.
andrea

lunedì 11 febbraio 2008

UDINESE 1-2 JUVENTUS


Se ci avete fatto caso, ieri pomeriggio a Udine la Juventus è scesa in campo con una formazione che, per 9/11, era quella dello scorso anno in serie B: perfino il neoacquisto da 15 milioni Sissoko si è accomodato in panca. Come se non bastasse, i due nuovi in campo erano Nocerino e Molinaro, proprio la coppia che, in estate, sembrava destinata a partire e che rimase quasi per caso. Considerati i risultati dei nuovi acquisti, dovremmo essere felici che la Juve si presenti soltanto con la vecchia squadra, ma disputare un campionato di A con una squadra invariata rispetto alla B dell’anno prima, per una società che voleva puntare subito in alto, può essere un problema. Non saprei se la responsabilità di questa strana situazione ricada più sulla dirigenza o, a questo punto, sull’allenatore (che mi sta anche simpatico e tutto, ma che a volte ci regala scelte a dir poco estrose). Comunque al Friuli, ieri, la squadra è cambiata in un batter di ciglia: fino al gol di un grande Camoranesi (15° st), i soliti stenti per mettere insieme tre passaggi di fila e rimontare la rete di scarto (con - incredibile ma vero - una pur leggera complicità di Gigi, che comunque ha avuto modo di farsi perdonare, eccome). Poi, con l’ingresso di Palladino e Iaquinta (in gol dopo 16 secondi), tutta un’altra musica. Che Ranieri, ancora una volta, abbia sbagliato la formazione, è cosa evidente, come è evidente che azzeccare i giusti cambi e raddrizzare le partite è un merito ma è di gran lunga più facile che avviarle bene sin dall’inizio.
Sta di fatto che Palladino ha dimostrato una volta di più quello che è il suo enorme potenziale. Del Piero ha giocato come sempre una partita di grande spessore tecnico-atletico. Iaquinta segna a raffica. Che bomber di razza sia Trezeguet, infine, lo sanno tutti. Ma allora com’è che la Juventus fatica così tanto ad andare in gol e a concretizzare il suo cospicuo (quanto sterile) possesso palla? La risposta va ricercata nell’ostinazione con la quale Ranieri fa giocare assieme, anche con altre soluzioni possibili, Zanetti e Nocerino: anche ieri il campano ha corso moltissimo ma ha sbagliato una caterva di passaggi, dimostrando che non può certo essere lui l’uomo che innesca le punte. Soltanto quando Camoranesi è stato messo sul centro-destra le cose per i nostri attaccanti sono migliorate, e ancora di più all’ingresso di un ispiratissimo Palladino.
Ah, quasi dimenticavo. Ho saputo che, giorni addietro, la Gazzetta dello Sport ha pubblicato una statistica dove si considerava l’attuale classifica del campionato italiano di serie A senza errori marchiani: la Banda degli Onesti avrebbe 8 punti in meno, e la Juventus 8 punti in più, con un conseguente +4 per la squadra bianconera. Ora, non è che, visto il vertiginoso calo delle vendite, alla redazione del giornale rosa abbiano deciso di porgere qualche zuccherino ai tifosi della Juventus, nel tentativo di riavvicinarsi a quei 200.000 di loro che ogni giorno la rosea non la comprano più? Il sospetto viene, e giustificato anche. In ogni caso, a quella classifica vanno aggiunti i 2 punti sottratti ieri sera dall’Inter al Catania, dato che, come è ormai consuetudine, la Beneamata ha rotto il ghiaccio con un gol irregolare. Mentre sui valori in campo sapete come la penso (bella squadra per carità), la cosa più divertente è ascoltare le giustificazioni degli interisti a queste ultime, sfortunate (per i loro avversari) direzioni di gara: senza stare a compilare il catalogo completo delle idiozie che ho sentito sul forum di Gazzetta.it, il commento più comune è: “dopotutto errare è umano”. A parte il fatto che il fuorigioco di Cambiasso era di mezzo metro, questi campioni di coerenza sono gli stessi che, due anni fa, gridavano al complotto quando veniva risparmiata un’ammonizione a Cannavaro. Senza contare che questi errori iniziano a diventare un po’ troppo, per così dire...luciferini.
Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
andrea

lunedì 4 febbraio 2008

SONO ARRIVATE LE PAGELLE..



Giunti al giro di boa, è ora di fare alcune valutazioni sui giocatori protagonisti di questa prima metà di stagione. Ovviamente ho dato valutazioni soltanto a chi ha avuto modo di giocare almeno alcune partite. Qualcuno è promosso alla grande, qualcun altro ha la sufficienza a stento, altri “potrebbero fare di più ma non si applicano”, altri ancora sono bocciati. Vediamolo insieme.




BUFFON: 8. Semplicemente, c’è. Il miglior portiere al mondo non ha certo bisogno dei miei o di altri elogi. Fenomeno conclamato, alcune statistiche gli attribuiscono addirittura 17 dei 37 punti totalizzati sinora, con lui in campo, dalla Juventus. Una cosa è certa: un portiere di questo livello fa sentire il suo peso né più né meno di un grande attaccante. Insostituibile.

BELARDI: 5. Un’ultima, passabile, prestazione (non da fenomeno, intendiamoci) in coppa Italia contro l’Inter a fare da contraltare a una buona quantità di gol presi dalla Juve, sempre in coppa, per responsabilità esclusivamente sue. Senza Buffon, ogni intervento è un brivido.

GRYGERA: 5,5. Quando Ranieri lo mette esterno difensivo di destra sforna buone prove, e mostra perfino di saper spingere discretamente. Le cose cambiano quando il tecnico decide di spostarlo al centro della difesa: troppi errori, non dà la massima sicurezza. Si può dare di più, senza essere eroi.

LEGROTTAGLIE: 7+. Ormai i brutti (bruttissimi) ricordi del 2003/04 sono, appunto, niente più che ricordi. La tranquillità e la sicurezza sfoggiate sinora sono sorprendenti. Dato in estate per sicuro partente, non godeva più di grande fiducia, e soltanto quando aveva le valigie già pronte per la Turchia l’affare col Besiktas sfumò: con l’infortunio di Andrade, la Juventus ha potuto riscoprire un grande difensore. Continuando così, si prenderà gli europei.

CHIELLINI: 7+. Stesso voto del compagno di reparto, storie simili: un battibecco con la dirigenza, la mancanza di sicurezza sul posto in squadra e così, ad agosto, il trasferimento al Manchester City sembrava cosa fatta. Con la nuova linea arretrata è diventato un centrale, ruolo quasi inedito per lui: nei fatti, un giocatore che ha blindato la difesa. A 23 anni, è lui il futuro.

MOLINARO: 6,5. Quando è rientrato dal prestito al Siena, non avrebbe scommesso un euro bucato non solo sul posto da titolare, ma anche sulla sua permanenza in rosa. Una difesa ridisegnata, invece, lo ha portato stabilmente nella formazione base: ha iniziato un po’ in sordina, preferendo l’appoggio centrale anziché il fondo per il cross, ma con il passare dei mesi è cresciuto molto in personalità. Non è un fenomeno, ma può ancora migliorare.

ZEBINA: 5+. Che avesse un caratterino niente male, si sapeva: la conferma l’abbiamo avuta appena alla seconda di campionato a Cagliari, quando schiaffeggiò uno steward un po’ provocatore. Ma da quel momento, anche a causa dei molti infortuni ai quali è soggetto, Jonathan è letteralmente scomparso dalle cronache bianconere; è questo un vero peccato, dal momento che il francese, nella Juve di Capello, aveva ampiamente dimostrato di possedere doti non comuni di tecnica, spinta e fisico. Assolutamente da recuperare.

BIRINDELLI: 5+. Anche per lui gli anni passano, e non sempre è impeccabile. Anche la spinta non è più quella dei tempi d’oro, ma tant’è: rimane un giocatore che, per dodici anni, non ha affatto sfigurato. In scadenza di contratto, il prossimo anno tornerà nella amata Empoli. Un veterano.

ANDRADE: 6-. Se non si fosse infortunato dopo appena quattro partite, probabilmente la sua valutazione sarebbe stata più alta, dal momento che il portoghese è un centrale di livello. In quelle poche gare non mancò qualche imprecisione, ma di quel colabrodo che era la difesa di inizio stagione, fu, almeno parzialmente, uno dei pochi a salvarsi. Auguri di pronta guarigione.

CRISCITO (da gennaio al Genoa): 5,5. Il talento e la tecnica non mancano, affatto. Quello che manca è un fisico adeguato al ruolo di centrale di difesa: abbiamo ancora negli occhi la spallata con cui Totti si liberò di lui per il gol del 2-1 a Roma. Sta di fatto che il ragazzo, mandato forse un po’ troppo frettolosamente a giocare a Genova, deve lavorare sui muscoli se vuole essere un vero campione. Ha le capacità per diventarlo.

BOUMSONG (da gennaio al Lione): n.g. Solo 3 presenze in coppa Italia (con un gol all’Inter) per lui quest’anno: troppo poco per giudicarlo, ma l’impressione che dà è sempre quella di un difensore poco disinvolto. Ceduto a titolo definitivo al Lione.

SALIHAMIDZIC: 6. Si sta guadagnando la pagnotta, seppure con qualche difficoltà imputabile più ai continui cambiamenti di ruolo che a sue effettive mancanze: ha giocato terzino destro, esterno destro, esterno sinistro e perfino centrocampista centrale. D’altra parte, che fosse un jolly lo si sapeva, così come si sapeva che la squadra avesse carenze in organico tali da costringerlo agli straordinari. Sempre utile.

NOCERINO: 6-. Come per Molinaro, la sua permanenza a Torino sembrava dover essere temporanea: si stava già recando nella sede della Fiorentina quando ricevette la telefonata che fece saltare l’affare. La sufficienza non piena è data soprattutto dal fatto che spesso, per le assenze di Camoranesi e Marchionni, è stato fatto giocare esterno destro del rombo, ruolo per il quale non è affatto tagliato. Per quanto riguarda il gioco in mezzo al campo, è più un uomo di quantità che non di qualità, e ciò è dimostrato dai non pochi appoggi, anche semplici, che spesso sbaglia. E questa Juve non se lo può permettere. Un punto a suo favore la giovane età.

ZANETTI: 8-. Sino ad ora, una stagione da incorniciare. Il voto molto alto si spiega col fatto che, al momento, non è un giocatore sostituibile nei meccanismi della squadra: semplicemente, è colui che regge sulle spalle il fragile centrocampo bianconero. Con Camoranesi e Marchionni perennemente in infermeria, Tiago e Almiròn dispersi e un Nocerino ancora acerbo, il centrocampista massese è stato costretto ad un lavoro immane, che è consistito nel correre a tutto campo per recuperare palloni, lanciarli agli attaccanti - altrimenti isolati - e, in più, proteggere anche la difesa. Ha 32 anni.

NEDVED: 6+. E’ strano, molto strano, non vederlo tra i migliori. Ma il tempo corre anche per lui, l’uomo di acciaio, che ormai mette insieme 35 primavere abbondanti. Il + se lo è guadagnato con le prestazioni delle ultime settimane,decisamente superiori a quelle dei primi mesi della stagione, segno che è in crescita. Quando si dispone di giocatori del genere, d’altra parte, si può star certi che alla fine risulteranno decisivi. La Furia Ceca farà ancora male.

CAMORANESI: 7. Sfortunatissimo ma altrettanto bravo, le poche volte che quest’anno ha messo piede in campo l’ha fatta sentire eccome, la differenza: il 7 è riferito appunto a quelle rare, ma molto valide, prestazioni. Muscoli di cristallo, ma estro sopraffino, è lui l’uomo che serve al centrocampo, l’uomo della regia, del dribbling e dell’assist. Se di qui a maggio riesce a giocare con continuità, sarà lui il miglior acquisto del mercato d’inverno.

TIAGO: 4,5. L’emblema del fallimento della campagna acquisti bianconera è un giocatore lento e prevedibile, che - almeno per adesso - non ha mai dato l’impressione di avere il carisma e le capacità per poter comandare il centrocampo, cosa che gli si chiedeva. Doveva formare, assieme ad Almiròn, l’asse portante della mediana: l’unica asse portante che ha visto è stata quella, sacrosanta, della panchina. Ha quattro mesi (pochi, molto pochi ormai) per dimostrare che ci sbagliamo. Lo speriamo vivamente.

MARCHIONNI: 6+. Come il compagno di ruolo Camoranesi, la sua sfortuna fa venire in mente un papero di disneyana memoria. Letteralmente tartassato dagli infortuni, l’ex parmense non è ovviamente riuscito a esprimere tutto il suo potenziale, ma ha comunque disputato buone gare. Stagione forse già finita, il + è un buon augurio.

PALLADINO: 6-. Sembrerò forse ingeneroso, ma il ragazzo, che ha un potenziale enorme, rende meno di metà di quanto potrebbe. Sono rari i giocatori con le sue qualità tecniche, e lui non le sfrutta appieno: in particolare, da esterno offensivo nel quale è stato ormai trasformato, sarebbe bello vederlo giochicchiare di meno ma rendere di più, in termini di assist e gol. Uno dei pochi capaci di saltare l’uomo con facilità, deve essere più concreto.

ALMIRON (da gennaio al Monaco): 5. Non si spiega come un giocatore che negli ultimi due anni ha reso benissimo in serie A abbia fatto poco meno della comparsa nei suoi mesi a Torino. Il discorso - francamente abusato - della maglia “che pesa”non mi ha mai convinto del tutto: si è trattato, più semplicemente, di difficoltà d’inserimento in schemi molto diversi dai precedenti. In ogni caso, ancora una volta erano errati i presupposti: non è un regista puro. In prestito fino a fine stagione al Monaco.

DEL PIERO: 8. Contrariamente a molti tra i suoi colleghi, il Capitano ha sempre preferito rispondere sul campo, piuttosto cha a parole, ai detrattori. I nuovi allenamenti personalizzati gli hanno dato il 30% di forza in più, col risultato che è rinato lo scatto dei tempi d’oro: se uniamo queste caratteristiche fisiche alla sua tecnica, quel che ne esce è un calciatore letale che può fare reparto da solo. E intanto, sono già 12 i gol in stagione. Immortale.

TREZEGUET: 8,5. Il mezzo punto in più rispetto ad Alex è dovuto essenzialmente al fatto che - manco a dirlo - è il capocannoniere del campionato, oltre ad essere l’unico in rosa ad aver messo piede in campo in tutte e 20 le partite del torneo. Centravanti completo e senza punti deboli, ha in destro, sinistro, colpo di testa, tiri al volo e acrobazia il suo repertorio abituale, cui da quest’anno ha aggiunto anche una pressoché inedita partecipazione al gioco della squadra. Al momento, il miglior attaccante al mondo.

IAQUINTA: 7+. Unico, tra gli undici nuovi arrivi, a rendere veramente ad alto livello, il calabrese è l’attaccante utile per tutte le occasioni: segna, fa sponda, fornisce assist, sa giocare sull’esterno dell’attacco per allargare difese particolarmente arcigne. Non ha il posto fisso, ma non fa storie e quando gioca fa sempre la differenza. Esemplare.



All. RANIERI: 6. Una valutazione difficile, quella del mister. Sì, perché se da un lato è vero che l’ex tecnico del Chelsea è arrivato alla Juventus nel momento più difficile dal 1897 ad oggi, potendo perciò disporre di un organico non certamente all’altezza dei precedenti, è vero anche che condivide con la dirigenza almeno una piccola parte delle responsabilità del fallimento della campagna acquisti. Inoltre, il centrocampo a rombo non ha mai convinto, ma lo ha riproposto, con esiti disastrosi, più e più volte. Molto spesso, però, azzecca i giusti cambi: tanti i gol arrivati dalla panchina. Insomma, un 6 politico, ma si può fare di meglio.



andrea

domenica 3 febbraio 2008

JUVENTUS 1-1 CAGLIARI


Quando pareggi in casa con l’ultima in classifica, è segno che c’è qualcosa che non va.
Per carità, per quello che si è visto oggi in campo ci si stupisce che il Cagliari occupi l’ultima posizione; però una formazione che secondo alcuni osservatori ha bisogno solo di “qualche innesto” per tornare al livello delle altre grandi non può soffrire per tutto il secondo tempo contro una squadra con 13 punti nel carniere.
Si è ripetuto oggi quello che era già successo svariate altre volte: quando la Juve gioca in casa contro le medio-piccole, e non trova subito la via del gol, con miriadi di occasioni non sfruttate nel primo tempo, alla fine non riesce più a sbloccare il risultato. Era già accaduto contro Udinese, Atalanta e Sampdoria. Ranieri deve intervenire su questo se vuole che la sua squadra l’anno prossimo giochi in Champions.
Osservando la prestazione nei particolari, la difesa è stata, per non dire di peggio, disastrosa: almeno quattro palle gol nitide concesse agli avversari, che non le hanno sfruttate solo per broccaggine manifesta di alcuni dei loro attaccanti. Il centrocampo, orfano di Zanetti e affidato a Nocerino e Tiago, ha reso - come ci si poteva aspettare - meno di nulla: il portoghese (comunque deludente) si è almeno reso utile in interdizione, operazione alla quale sarebbe deputato il centrocampista campano, poco lucido e sempre molto impreciso in appoggio. La musica è cambiata solo con l’esordio di Sissoko. Come detto più volte, il maliano non è un regista; sta di fatto che nei suoi primi 25 minuti in maglia bianconera ha reso più di Tiago in sei mesi. Mi spiego: non ha fatto niente di soprannaturale, ma ha dato quei cambi di passo, quella verve, quella fisicità, quei dribbling che fino ad ora in mezzo al campo erano mancati. Pur continuando a credere che non fosse in questo momento l’acquisto ideale, speriamo tutti che continui su questa strada: è piaciuto.
Infine, se la Juventus conferma ancora una volta la sua incapacità a chiudere le partite quando vanno chiuse, ottimi segnali arrivano invece da Nedved e Camoranesi: la Furia Ceca, oltre al gol, si è reso protagonista di una prova maiuscola, con lampi di classe pura; l’italo-argentino, dal canto suo, ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei migliori centrocampisti in circolazione. Se la Juventus recupera a tempo pieno i suoi due gioielli, per i prossimi avversari saranno dolori.
andrea

venerdì 1 febbraio 2008

JUVENTUS 2-3 INTER


E’ andata. Non che fosse l’obiettivo di stagione, ma non siamo ipocriti: anche abbandonare la tanto snobbata coppa Italia dispiace. Il verdetto del campo ha deciso per il risultato più probabile, punendo, tra le due, la squadra che ancora denota diversi limiti. Va doverosamente segnalato, però, che, tra andata e ritorno, la Juventus non ha certo rappresentato un facile bottino per gli uomini di Mancini. Certo, pecche a parte, nelle due partite (specie a Torino) ad emergere maggiormente è stato il lato migliore della squadra: un Del Piero sempre più brillante e decisivo (merito del nuovo allenamento personalizzato), uno Zanetti sempre generoso e preciso, addirittura un Belardi che non commette errori marchiani se non, forse, nella mancanza di tempismo in uscita sul primo gol di Balotelli (giovane interessantissimo ma altrettanto scorretto, sul quale rimando al poscritto). Ma tant’è.
L’unico obiettivo rimane perciò il posto tra le prime quattro, unico modo per garantirsi introiti adeguati ad una società del calibro della Juventus. L’accesso in Champions non è però cosa del tutto scontata, visto il ritorno di fiamma di un Milan, che, non dimentichiamolo, è campione del mondo (anche se, a mio avviso, è del titolo di campione d’Europa che dovrebbe fregiarsi maggiormente, ma questo è un altro discorso).
Per quanto riguarda il mercato, la finestra di gennaio si è chiusa ieri alle 19.00. I nuovi arrivi sono Guglielmo Stendardo dalla Lazio (prestito con diritto di riscatto, ha già esordito contro l’Inter) e, soprattutto, Mohamed “Momo” Sissoko, che oggi sostiene il primo allenamento a Vinovo. Sulle perplessità riguardo non al valore, ma al ruolo del maliano, rimando ai post precedenti.
andrea
p.s.: prima di Juve-Inter, Mancini, con il consueto humour, aveva provocatoriamente affermato che a Torino avrebbe mandato in campo solo dieci giocatori, nella speranza di non subire espulsioni: evidente il riferimento ai due rossi di Burdisso nell’andata contro la Juve e di Cesar domenica a Udine. Ciò che all’allenatore dell’Inter non risulta evidente è invece il fatto che l’espulsione per gioco violento o scorretto, o per somma di ammonizioni, è prevista dal regolamento, e le due subite dalla sua squadra rientrano appieno nella casistica. Sta di fatto che in Juve-Inter il mattatore dell’incontro, il giovane Balotelli, nei primi minuti abbia pensato bene, saltando e rifilando una gomitata, di cercare di spaccare la faccia a Legrottaglie, non riuscendo nel suo intento ma provocandogli solo un occhio nero, abbastanza doloroso, però , da far dimenticare addirittura al pio difensore juventino - che lo ha rincorso a tutto campo per fargli avere la sua parte - la vena mistica che lo pervade ormai da un biennio. Risultato: il buon Saccani (lo stesso di Juve-Samp, per intenderci) non solo ha sbagliato colore del cartellino, ma, nel secondo tempo, ha sorvolato anche su un altro intervento, da dietro, del giovane bresciano.
Un tempo si sarebbe parlato di sudditanza.
Ma Mancini è stato accontentato.