Giunti al giro di boa, è ora di fare alcune valutazioni sui giocatori protagonisti di questa prima metà di stagione. Ovviamente ho dato valutazioni soltanto a chi ha avuto modo di giocare almeno alcune partite. Qualcuno è promosso alla grande, qualcun altro ha la sufficienza a stento, altri “potrebbero fare di più ma non si applicano”, altri ancora sono bocciati. Vediamolo insieme.
BUFFON: 8. Semplicemente, c’è. Il miglior portiere al mondo non ha certo bisogno dei miei o di altri elogi. Fenomeno conclamato, alcune statistiche gli attribuiscono addirittura 17 dei 37 punti totalizzati sinora, con lui in campo, dalla Juventus. Una cosa è certa: un portiere di questo livello fa sentire il suo peso né più né meno di un grande attaccante. Insostituibile.
BELARDI: 5. Un’ultima, passabile, prestazione (non da fenomeno, intendiamoci) in coppa Italia contro l’Inter a fare da contraltare a una buona quantità di gol presi dalla Juve, sempre in coppa, per responsabilità esclusivamente sue. Senza Buffon, ogni intervento è un brivido.
GRYGERA: 5,5. Quando Ranieri lo mette esterno difensivo di destra sforna buone prove, e mostra perfino di saper spingere discretamente. Le cose cambiano quando il tecnico decide di spostarlo al centro della difesa: troppi errori, non dà la massima sicurezza. Si può dare di più, senza essere eroi.
LEGROTTAGLIE: 7+. Ormai i brutti (bruttissimi) ricordi del 2003/04 sono, appunto, niente più che ricordi. La tranquillità e la sicurezza sfoggiate sinora sono sorprendenti. Dato in estate per sicuro partente, non godeva più di grande fiducia, e soltanto quando aveva le valigie già pronte per la Turchia l’affare col Besiktas sfumò: con l’infortunio di Andrade, la Juventus ha potuto riscoprire un grande difensore. Continuando così, si prenderà gli europei.
CHIELLINI: 7+. Stesso voto del compagno di reparto, storie simili: un battibecco con la dirigenza, la mancanza di sicurezza sul posto in squadra e così, ad agosto, il trasferimento al Manchester City sembrava cosa fatta. Con la nuova linea arretrata è diventato un centrale, ruolo quasi inedito per lui: nei fatti, un giocatore che ha blindato la difesa. A 23 anni, è lui il futuro.
MOLINARO: 6,5. Quando è rientrato dal prestito al Siena, non avrebbe scommesso un euro bucato non solo sul posto da titolare, ma anche sulla sua permanenza in rosa. Una difesa ridisegnata, invece, lo ha portato stabilmente nella formazione base: ha iniziato un po’ in sordina, preferendo l’appoggio centrale anziché il fondo per il cross, ma con il passare dei mesi è cresciuto molto in personalità. Non è un fenomeno, ma può ancora migliorare.
ZEBINA: 5+. Che avesse un caratterino niente male, si sapeva: la conferma l’abbiamo avuta appena alla seconda di campionato a Cagliari, quando schiaffeggiò uno steward un po’ provocatore. Ma da quel momento, anche a causa dei molti infortuni ai quali è soggetto, Jonathan è letteralmente scomparso dalle cronache bianconere; è questo un vero peccato, dal momento che il francese, nella Juve di Capello, aveva ampiamente dimostrato di possedere doti non comuni di tecnica, spinta e fisico. Assolutamente da recuperare.
BIRINDELLI: 5+. Anche per lui gli anni passano, e non sempre è impeccabile. Anche la spinta non è più quella dei tempi d’oro, ma tant’è: rimane un giocatore che, per dodici anni, non ha affatto sfigurato. In scadenza di contratto, il prossimo anno tornerà nella amata Empoli. Un veterano.
ANDRADE: 6-. Se non si fosse infortunato dopo appena quattro partite, probabilmente la sua valutazione sarebbe stata più alta, dal momento che il portoghese è un centrale di livello. In quelle poche gare non mancò qualche imprecisione, ma di quel colabrodo che era la difesa di inizio stagione, fu, almeno parzialmente, uno dei pochi a salvarsi. Auguri di pronta guarigione.
CRISCITO (da gennaio al Genoa): 5,5. Il talento e la tecnica non mancano, affatto. Quello che manca è un fisico adeguato al ruolo di centrale di difesa: abbiamo ancora negli occhi la spallata con cui Totti si liberò di lui per il gol del 2-1 a Roma. Sta di fatto che il ragazzo, mandato forse un po’ troppo frettolosamente a giocare a Genova, deve lavorare sui muscoli se vuole essere un vero campione. Ha le capacità per diventarlo.
BOUMSONG (da gennaio al Lione): n.g. Solo 3 presenze in coppa Italia (con un gol all’Inter) per lui quest’anno: troppo poco per giudicarlo, ma l’impressione che dà è sempre quella di un difensore poco disinvolto. Ceduto a titolo definitivo al Lione.
SALIHAMIDZIC: 6. Si sta guadagnando la pagnotta, seppure con qualche difficoltà imputabile più ai continui cambiamenti di ruolo che a sue effettive mancanze: ha giocato terzino destro, esterno destro, esterno sinistro e perfino centrocampista centrale. D’altra parte, che fosse un jolly lo si sapeva, così come si sapeva che la squadra avesse carenze in organico tali da costringerlo agli straordinari. Sempre utile.
NOCERINO: 6-. Come per Molinaro, la sua permanenza a Torino sembrava dover essere temporanea: si stava già recando nella sede della Fiorentina quando ricevette la telefonata che fece saltare l’affare. La sufficienza non piena è data soprattutto dal fatto che spesso, per le assenze di Camoranesi e Marchionni, è stato fatto giocare esterno destro del rombo, ruolo per il quale non è affatto tagliato. Per quanto riguarda il gioco in mezzo al campo, è più un uomo di quantità che non di qualità, e ciò è dimostrato dai non pochi appoggi, anche semplici, che spesso sbaglia. E questa Juve non se lo può permettere. Un punto a suo favore la giovane età.
ZANETTI: 8-. Sino ad ora, una stagione da incorniciare. Il voto molto alto si spiega col fatto che, al momento, non è un giocatore sostituibile nei meccanismi della squadra: semplicemente, è colui che regge sulle spalle il fragile centrocampo bianconero. Con Camoranesi e Marchionni perennemente in infermeria, Tiago e Almiròn dispersi e un Nocerino ancora acerbo, il centrocampista massese è stato costretto ad un lavoro immane, che è consistito nel correre a tutto campo per recuperare palloni, lanciarli agli attaccanti - altrimenti isolati - e, in più, proteggere anche la difesa. Ha 32 anni.
NEDVED: 6+. E’ strano, molto strano, non vederlo tra i migliori. Ma il tempo corre anche per lui, l’uomo di acciaio, che ormai mette insieme 35 primavere abbondanti. Il + se lo è guadagnato con le prestazioni delle ultime settimane,decisamente superiori a quelle dei primi mesi della stagione, segno che è in crescita. Quando si dispone di giocatori del genere, d’altra parte, si può star certi che alla fine risulteranno decisivi. La Furia Ceca farà ancora male.
CAMORANESI: 7. Sfortunatissimo ma altrettanto bravo, le poche volte che quest’anno ha messo piede in campo l’ha fatta sentire eccome, la differenza: il 7 è riferito appunto a quelle rare, ma molto valide, prestazioni. Muscoli di cristallo, ma estro sopraffino, è lui l’uomo che serve al centrocampo, l’uomo della regia, del dribbling e dell’assist. Se di qui a maggio riesce a giocare con continuità, sarà lui il miglior acquisto del mercato d’inverno.
TIAGO: 4,5. L’emblema del fallimento della campagna acquisti bianconera è un giocatore lento e prevedibile, che - almeno per adesso - non ha mai dato l’impressione di avere il carisma e le capacità per poter comandare il centrocampo, cosa che gli si chiedeva. Doveva formare, assieme ad Almiròn, l’asse portante della mediana: l’unica asse portante che ha visto è stata quella, sacrosanta, della panchina. Ha quattro mesi (pochi, molto pochi ormai) per dimostrare che ci sbagliamo. Lo speriamo vivamente.
MARCHIONNI: 6+. Come il compagno di ruolo Camoranesi, la sua sfortuna fa venire in mente un papero di disneyana memoria. Letteralmente tartassato dagli infortuni, l’ex parmense non è ovviamente riuscito a esprimere tutto il suo potenziale, ma ha comunque disputato buone gare. Stagione forse già finita, il + è un buon augurio.
PALLADINO: 6-. Sembrerò forse ingeneroso, ma il ragazzo, che ha un potenziale enorme, rende meno di metà di quanto potrebbe. Sono rari i giocatori con le sue qualità tecniche, e lui non le sfrutta appieno: in particolare, da esterno offensivo nel quale è stato ormai trasformato, sarebbe bello vederlo giochicchiare di meno ma rendere di più, in termini di assist e gol. Uno dei pochi capaci di saltare l’uomo con facilità, deve essere più concreto.
ALMIRON (da gennaio al Monaco): 5. Non si spiega come un giocatore che negli ultimi due anni ha reso benissimo in serie A abbia fatto poco meno della comparsa nei suoi mesi a Torino. Il discorso - francamente abusato - della maglia “che pesa”non mi ha mai convinto del tutto: si è trattato, più semplicemente, di difficoltà d’inserimento in schemi molto diversi dai precedenti. In ogni caso, ancora una volta erano errati i presupposti: non è un regista puro. In prestito fino a fine stagione al Monaco.
DEL PIERO: 8. Contrariamente a molti tra i suoi colleghi, il Capitano ha sempre preferito rispondere sul campo, piuttosto cha a parole, ai detrattori. I nuovi allenamenti personalizzati gli hanno dato il 30% di forza in più, col risultato che è rinato lo scatto dei tempi d’oro: se uniamo queste caratteristiche fisiche alla sua tecnica, quel che ne esce è un calciatore letale che può fare reparto da solo. E intanto, sono già 12 i gol in stagione. Immortale.
TREZEGUET: 8,5. Il mezzo punto in più rispetto ad Alex è dovuto essenzialmente al fatto che - manco a dirlo - è il capocannoniere del campionato, oltre ad essere l’unico in rosa ad aver messo piede in campo in tutte e 20 le partite del torneo. Centravanti completo e senza punti deboli, ha in destro, sinistro, colpo di testa, tiri al volo e acrobazia il suo repertorio abituale, cui da quest’anno ha aggiunto anche una pressoché inedita partecipazione al gioco della squadra. Al momento, il miglior attaccante al mondo.
IAQUINTA: 7+. Unico, tra gli undici nuovi arrivi, a rendere veramente ad alto livello, il calabrese è l’attaccante utile per tutte le occasioni: segna, fa sponda, fornisce assist, sa giocare sull’esterno dell’attacco per allargare difese particolarmente arcigne. Non ha il posto fisso, ma non fa storie e quando gioca fa sempre la differenza. Esemplare.
All. RANIERI: 6. Una valutazione difficile, quella del mister. Sì, perché se da un lato è vero che l’ex tecnico del Chelsea è arrivato alla Juventus nel momento più difficile dal 1897 ad oggi, potendo perciò disporre di un organico non certamente all’altezza dei precedenti, è vero anche che condivide con la dirigenza almeno una piccola parte delle responsabilità del fallimento della campagna acquisti. Inoltre, il centrocampo a rombo non ha mai convinto, ma lo ha riproposto, con esiti disastrosi, più e più volte. Molto spesso, però, azzecca i giusti cambi: tanti i gol arrivati dalla panchina. Insomma, un 6 politico, ma si può fare di meglio.
andrea