“Per lo scudetto e la Champions ci siamo anche noi”, “Siamo la Juve e abbiamo la vittoria nel DNA, logico puntare a tutto”, “I gol arriveranno, creiamo molto gioco”, “Nonostante le ultime difficoltà, siamo ancora in corsa su tutti i fronti”: sono solo alcune delle molte, stupide frasi di cui lo spaesato Cobolli Gigli ed il suo entourage ci stanno infarcendo da alcune settimane a questa parte, quasi credessero – Urss docet? – che a ripetere una cosa mille e mille volte, questa alla fine diventi una verità. Sfortunatamente per la dirigenza di corso Galileo Ferraris, il muro di Berlino è un cumulo di macerie da un pezzo, i giornali non sono – salvo quelli “di partito” - Pravda pronte ad asservirsi alla causa bianconera e, soprattutto, i tifosi juventini non sono – sempre fatto salvo qualche obnubilato fornito di paraocchi - una manica di creduloni.
Il calciomercato estivo aveva già fatto capire che razza di campionato saremmo andati ad affrontare: un solo grande acquisto (nel ruolo meno utile), uno zappatore del centrocampo ed una mediocrità assoluta della difesa (senza scordare il buffone comprato dal Livorno per 700.000 euro). Ora, tenendo conto anche degli altri brocchi che ha ospitato tra le sue braccia, negli ultimi due anni, quella che ormai non è più una Signora ma una emerita puttana (riacquisterà il suo status, ovviamente, una volta cambiata proprietà), mi piacerebbe soltanto conoscere i nomi dei tifosi di Madama che a luglio credevano davvero che la squadra potesse raggiungere un qualsivoglia risultato, e dotare poi questi inguaribili ottimisti di abbonamenti validi per le restanti trentadue partite di campionato della Juventus, obbligandoli a vederle tutte. Sono sicuro che la prossima volta ci penseranno dieci volte prima di lasciarsi andare ai seguenti commenti/banalità:
1) “Poulsen comunque è uno di quei giocatori che danno sostanza al centrocampo”
2) “Knezevic dopotutto non ha fatto male col Livorno, ha giocato anche in nazionale”
3) “Mellberg è un bestione scandinavo, con lui là dietro siamo a posto”
4) “Molinaro è veloce e comunque ci mette grinta”
5) “Grygera marca bene e può giocare sia a destra che al centro, è molto utile in difesa”
6) “Tiago è in grado di fornire molti palloni alle punte, sai quanti gol” (………………….)
Non è più l’anno scorso, ragazzi, dove non ci conoscevano, dove non c’erano tre partite a settimana, dove molti hanno reso sopra le aspettative, dove, sostanzialmente, tutto è andato per il verso giusto! Quest’anno la squadra – la stessa, identica all’anno passato – ha una primavera in più sul groppone, cosa che su alcuni senatori comincia a fare un certo effetto; gioca anche la Champions, senza i necessari ricambi; è stata ormai tarata dagli avversari, che sanno quali ne sono i punti deboli, e ha un allenatore incapace di trovare schemi alternativi; non può pretendere – infine – che il 34enne Del Piero segni 21 gol, che il 37enne Nedved sgroppi come un ragazzino e che il 32enne Camoranesi crossi e fornisca assist a ripetizione.
La Juventus, società, fino a tre anni fa, una delle più vincenti della storia, sta diventando - esattamente come l’Inter vecchi tempi - la barzelletta d’Italia. Di questo deve ringraziare solo e soltanto la prode dirigenza che prima ha mandato la squadra (con la preziosa partecipazione dell’avvocato Zaccone) in serie B, e che poi si è impegnata a fondo affinché i colori bianconeri subissero il drastico ridimensionamento (economico, d’immagine, di risultati) che purtroppo ormai conosciamo.
E’ inutile dire che non c’è nulla di compromesso, che “l’Inter capolista dopotutto è a 4 punti di distanza”, che “in Champions siamo pienamente in corsa”, e che “si può superare il momento negativo”: sono tutte parole al vento, che servono soltanto a nascondere il fatto che i 4 punti di distacco dall’Inter sono frutto di appena sei giornate su trentotto, che in Champions la Juve ha pareggiato con la squadra materasso del girone dovendo ancora affrontare il Real Madrid, e che, sostanzialmente, non c’è nessuna possibilità di recuperare alcunché, semplicemente perché gli avversari sono ad-un-altro-livello.
Sostituire Ranieri – passo in ogni caso inevitabile, e meglio prima che dopo – servirà a poco se il manipolo di delinquenti che appesta i vertici della società non si farà da parte o (cosa in cui purtroppo credo poco) si renda conto che in questo modo la squadra si avvia a diventare una tranquilla compagine da prima metà della classifica. Detto fuori dai denti, il mio personale pensiero è che ne siano perfettamente consci, ma che questo sia proprio il loro obiettivo: seppelliti i due Agnelli ai quali della Juventus importava, e cacciati dopo lo tsunami i dirigenti che di calcio ne capivano, chi è rimasto? Un cocainomane che si diletta con transessuali ultracinquantenni, un damerino di corte che nemmeno sa l’italiano, uno sprovveduto che prima del 2006 non era mai stato in uno stadio e che appena arrivato parla di “operazione simpatia” e un incapace che a Moggi nemmeno legava le scarpe ma che adesso vende Ibrahimovic all’Inter per una miseria e porta a Torino gente come Tiago, Molinaro, Knezevic e Poulsen.
Se adesso siamo nei guai fino al collo, ringraziamo loro.
andrea
venerdì 10 ottobre 2008
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