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venerdì 25 gennaio 2008

INTER 2-2 JUVENTUS


Un'altra partita dal volto duplice, che ripete lo schema già visto contro la Samp: primo tempo ordinato, secondo tempo incasinato. La Juventus esce indenne e con un discreto 2-2 dalla fortezza S.Siro, ma come al solito deve questo risultato alla sua vocazione guerriera più che ad una performance convincente al 100%. D'altro canto, dovevamo aspettarci una reazione orgogliosa, se è vero che quest'anno, contro le grandi, la Juventus ha sfoggiato le sue migliori prove, ed è sempre uscita indenne dal campo.
L'Inter si presenta con una formazione bis, che però, data la qualità delle riserve a disposizione di Mancini, potrebbe ben figurare in qualsiasi campionato. I bianconeri, invece, scendono in campo con un undici piuttosto vicino a quello titolare, con le eccezioni di Buffon dolorante, Nedved ammalato e Chiellini infortunato (non si considerano nemmeno i lungodegenti Camoranesi, Andrade e Zebina). La differenza è che alla Juve le assenze pesano, eccome: in particolare, ogni gol dell'avversario all'inquietante Belardi ci ricorda quanto sia bello avere solitamente il miglior portiere del mondo a difendere i nostri pali. Ma i problemi non sono emersi soltanto in porta: per dare un idea di quale sia ancora il divario che ci separa dall'eccellenza, la Juventus non è riuscita a sfruttare una superiorità numerica durata 83 minuti (espulso Burdisso al '7 per intervento da tergo su Del Piero), cosa che in un calcio fisico come quello odierno appare vieppiù sconcertante. Inoltre è apparsa evidente, ancora una volta, la cronica incapacità di verticalizzare. Non tragga in inganno il dato dei ben 36 gol realizzati in campionato (terzo miglior attacco), che risente sensibilmente del fatto che molti di questi sono "inutili", segnati cioè in un momento in cui non servivano, magari in una goleada, mentre invece sono mancati quando sarebbero stati fondamentali: guardando una partita della Juventus, si percepisce facilmente la difficoltà - a tratti estrema - con la quale la squadra cerca di avvicinarsi alla porta avversaria: il motivo è, ancora una volta, la mancanza di imprevedibilità e velocità a centrocampo.
Non è mancato, invece, quel grandissimo, smisurato, immenso cuore che da sempre contraddistingue la Signora Bianconera: potranno retrocederla, defraudarla, vituperarla, infangarla, odiarla, ma non potranno mai toglierci Iaquinta che lotta su ogni pallone, Zanetti che ci prova da ovunque, Del Piero, il vecchio leone, che dà il via alla rimonta. Questo, l'Inter non lo avrà mai.
andrea

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