...

...

martedì 25 marzo 2008

un gobbo fuori dagli schemi...

"552 VOLTE GRAZIE JUVE"




Alessandro Del Piero, 552 partite con la Juventus. Recordman di presenze con la maglia bianconera al fianco di Gaetano Scirea. Un primato, raggiunto contro l'Inter e festeggiato nel modo migliore, con la vittoria di San Siro contro la capolista, che il capitano della Juve ha voluto ricordare e celebrare sul suo sito ufficiale.




«552 partite, con la stessa maglia. I numeri racchiudono i miei ricordi. Raccontano vittorie, e purtroppo anche sconfitte. Tanti abbracci, lacrime, a volte sconforto, euforia, sofferenza, rabbia, gioia, orgoglio. La mia passione, sempre, dalla prima volta che ho toccato un pallone. Gran parte della mia vita, insomma.
552 partite, con la stessa maglia. I numeri per me significano tanto, tutti i grandi primati che sto raccogliendo in questa fase della mia carriera. Ma non sono tutto. Perchè ho sempre pensato che non basta soltanto raggiungerli, i grandi traguardi. Il valore dipende anche da come li raggiungi.
552 partite, con la stessa maglia. Sono arrivato in cima, nella storia della Juventus con Gaetano Scirea. Ecco cosa intendo quando dico che conta il 'come'. Come Gaetano Scirea. A volte mi chiedo come mi vedono i ragazzi, i bambini. E penso che vorrei mi vedessero come io vedevo lui. Parlo dell'uomo, non solo dello straordinario giocatore. Perchè questo, per me, vuol dire entrare nel cuore della gente, lasciare qualcosa che vada oltre i numeri.
552 partite, con la stessa maglia. Sono arrivato in cima, e ne vado orgoglioso. Mi fermo a guardare chi c'è al mio fianco, la stessa fascia di capitano al braccio.
Solo con la Juventus, sempre e solo la nostra Juventus. Il mio nome è vicino a quello di Scirea, bellissimo. Mi piace ricordarlo, prima di tornare a guardare avanti.
552 partite, sono arrivato fino qui. Eppure continuo a non vedere l'ora che inizi la prossima, quella che devo ancora giocare. Con la stessa maglia. Alessandro».


...grazie capitano per le tue splendide parole...

...grazie per essere quello che sei..un uomo semplice..che sebbene a numeri sopra il nostro Gaetano, lo tieni sempre presente...

...grazie per tutte le emozioni che ci fai vivere...

...grazie per non averci abbandonato nel momento più brutto...

...grazie perchè ci fai vivere una favola...


...GRAZIE DI ESISTERE...

lunedì 24 marzo 2008

INTER 1-2 JUVENTUS


Come spesso è capitato quest’anno, la Juventus sfodera le sue migliori prestazioni nelle grandi occasioni. La squadra che aveva stentato con l’Empoli è capace di andare a S. Siro a mettere sotto i padroni di casa, nonché campioni d’italia in carica (le minuscole non sono frutto di disattenzione). La cosa che - senza dubbio - ha in parte rasserenato la serata degli amici interisti è il fatto che l’1-0 di Camoranesi sia stato viziato da un colossale fuorigioco. Mi spiego: se, da settembre all’altro ieri, la chiosa ai continui errori pro-Inter e anti-Juve era stata “ma adesso gli errori sono in buona fede, eh!”, di colpo e con gioia il tifo interista si è potuto riappropriare del suo cavallo di battaglia, (ri)sposando la tanto cara - quanto ultimamente accantonata - tesi del complotto! Se la Juventus defraudata contro Udinese, Napoli, Parma, Catania, Sampdoria e Reggina e l’Inter immeritatamente vincente - solo per quel che ricordo - contro Siena, Parma e Catania costituivano soltanto “sviste in buona fede”, il gol di Camoranesi è diventato all’istante la dimostrazione di una congiura di palazzo di stampo rinascimentale, tesa a spodestare l’Inter dal trono a vantaggio della Roma, o - perché no - della Juventus! Ovviamente sostengo ciò con cognizione di causa, avendo avuto l’incommensurabile piacere - e l’incredibile fortuna - di seguire il big-match interamente circondato da vetero-interisti (di gran lunga i peggiori), oltre a sapere bene qual è il tenore dei commenti circolanti sui forum di tutta la penisola. Tenendo conto anche del fatto che lo scarto di gol avrebbe tranquillamente potuto essere più ampio, amici nerazzurri, lasciate che ve lo dica: siete veramente incorreggibili.
andrea

EMPOLI 0-0 JUVENTUS


Non sono riuscito a vedere la partita, ma a quanto pare è stato meglio così. Uno scialbo 0-0 a casa della penultima in classifica, quell’Empoli così stracolmo di scarti e future promesse della Juventus. Alle buone - talvolta ottime - prestazioni della Juve con le grandi, non fanno seguito i match giocati contro le piccole, con le quali la squadra bianconera ha perso decine di punti. E la cosa peggiore è che l’Inter ha pareggiato a Genova: vero che, ancora una volta, alla Signora è stato negato un rigore plateale, ma se non sfrutti i passi falsi dell’avversario quando giochi con il fanalino di coda, allora la colpe sono solo tue. Un ultimo appunto: pare che ad Empoli Tiago, manco a dirlo, sia stato uno dei peggiori in campo: non cederlo a gennaio pare essere stata una mossa esageratamente benevola.
andrea

JUVENTUS 1-0 NAPOLI


A forza di provarci, quella benedetta palla è entrata. Ci sono voluti 90 minuti, con le solite confusioni, i soliti lanci lunghi, le solite disattenzioni nei passaggi, ma alla fine Iaquinta (su pregevole assist in mezza rovesciata del Capitano) è andato a segno. E’ significativo aver dato seguito al 2-0 di Genova. Come si suole dire, oggi l’importante erano i tre punti.
andrea

lunedì 17 marzo 2008

BOICOTTARE LE OLIMPIADI CINESI


Non credo di sbagliarmi affermando che questo è il primo post "extrajuventino" (ma anche extracalcistico) a comparire nel blog.
D'altra parte, la gravità di quanto sta succedendo in Cina nella regione del Tibet, e in particolare nella città di Lhasa, mi spinge a sconfinare per una volta in ambito metasportivo - ma non troppo - schierandomi ovviamente dalla parte di un popolo che ha ormai nel destino la completa assimilazione nel leviatano cinese. Ancora più orribile della repressione tibetana ad opera della dittatura comunista è però l'atteggiamento dei governi occidentali riguardo a quanto accaduto: il colosso asiatico non è il tipo di potere in grado di tollerare prese di posizione avventate senza farne pesare poi le conseguenze sulle partnership commerciali. Va visto in quest'ottica - evidentemente - la trovata della federazione inglese: qualsiasi atleta britannico voglia mettere piede a Pechino, dovrà firmare un documento che lo obbligherà al silenzio su "temi politicamente sensibili". Un bell'escamotage linguistico davvero, per descrivere un bavaglio!
Tutto ciò mentre proprio dalla capitale ci informano che i morti (quelli ufficiali) sono 13, quando i testimoni parlano di centinaia di vittime, e mentre - è di poche ore fa la notizia - la dittatura impedisce in tutta la Cina l'accesso a Youtube, alla CNN, alla BBC e a tutti i media occidentali in genere.
E'per questo che qualunque federazione sportiva ha il dovere categorico di rifiutarsi di inviare i propri atleti in una Pechino dove ancora i diritti umani e civili sono un miraggio. Non sarebbe neanche la prima diserzione in ambito olimpico: gli USA nell''80 a Mosca e l'URSS quattro anni dopo a Los Angeles lo hanno fatto - eravamo in piena guerra fredda - soltanto per farsi uno sgarbo a vicenda.
Il problema, me ne rendo conto, è insormontabile, perchè le situazioni - ahimè - sono ben diverse: all'epoca americani e russi condividevano un cordiale odio reciproco; nessun problema, perciò, a boicottarsi a vicenda. Adesso, al contrario, l'Occidente non vuole guastare i rapporti con la potenza emergente, non può restare fuori dal grande gioco. Vanno conservate le apparenze.
Chi si aspettava nell'assegnazione dei Giochi ad uno stato autoritario l'occasione per un'apertura in senso democratico è rimasto deluso. La lente d'ingrandimento sotto cui si troverà la Cina fra qualche mese non turba minimamente i governanti asiatici, che alla popolazione continuano a mostrare la democrazia come spauracchio, come una perversione tutta occidentale che farà perdere loro quel +10% annuo di PIL. Un 10% che - questo non glielo mostrano - viene quotidianamente sudato sangue.
andrea

...EROI...


Alla fine, gli eroi di Anfield non ce l’hanno fatta. Sì, eroi: li definì proprio così il loro presidente, dopo che in terra inglese si erano lasciati assediare per 90 minuti senza provare un tiro in porta.
L’ennesima sconfitta europea ha fatto subito scattare una molla in quelli che sono i fragilissimi equilibri dello spogliatoio nerazzurro: Luis Figo, dopo il gol di Torres, si rifiuta di entrare in campo; Vieira esce dal terreno di gioco, sostituito sull’ 1-0, in modo estenuantemente lento, senza nemmeno dare al pubblico una speranza, un’ illusione di rimonta; Mancini, il sempre più infantile Ciuffo, annuncia - con la faccia del bambino che ha perso alle biglie - che questi saranno i suoi ultimi due mesi all’Inter, salvo ritrattare il giorno dopo adducendo a motivo della gaffe la delusione post-eliminazione. La squadra, come l’anno scorso e quello prima ancora, è allo sbando, completamente disunita.
Si diceva che nessuno è profeta in patria. Nella Milano nerazzurra vale il contrario.
andrea

martedì 11 marzo 2008

GENOA 0-2 JUVENTUS


Per uno sfortunato errore con le date non ho visto la partita (quest’anno era successo solo per l’andata contro la Fiorentina). Il risultato, a quanto sembra, è stato ottimo, e ciò non fa che accrescere il rammarico per i punti persi, per alterne ragioni e tra alterne fortune, contro Reggina, Torino e Fiorentina.
Il campionato, salvo miracoli, non è più - se mai lo è stato - un obiettivo alla portata, e non vengano interpretate come arroganti le recenti parole di Trezeguet, e più indietro, di Del Piero; la questione è sempre la troppo spesso scomodata - ma al contempo sacrosanta - mentalità juventina, vincente per definizione: si punta sempre al massimo, e poco importa che quest’anno siano appena cinque i giocatori che possano farlo per davvero. D’altra parte, si sa, mala tempora currunt.
Ma ne verranno di migliori.
andrea

mercoledì 5 marzo 2008

JUVENTUS 2-3 FIORENTINA


Il titolo appropriato è: “Come buttare tre punti”. Sembrava una partita ormai incanalata nei rassicuranti binari della vittoria quando il dio del calcio, lassù, ha deciso che no, non doveva andare tutto liscio come l’olio.
La Juventus vista domenica era una delle migliori di stagione, pimpante, gagliarda, convincente. Purtroppo bastano due difensori mediocri e un allenatore nell’occasione sconsiderato, per rovinare tutto. Molinaro, che nei 90 minuti arriva a far rimpiangere Balzaretti, confeziona nel giro di un quarto d’ora prima il pareggio viola con un maldestro rimpallo, e dopo, con il prezioso aiuto di Grygera, la rete del 2-3, con i due imbarazzanti difensori che lasciano balzare ripetutamente il pallone in area, cosa che già ai pulcini, nelle scuole calcio, si insegna ad evitare. Ranieri, in una delle sue - troppo frequenti - giornate no, toglie Camoranesi e Del Piero, i soli che avevano dato imprevedibilità alla manovra, sbilanciando gli assetti della squadra (guarda caso il gol della sconfitta arriva dalla fascia sinistra che era stata dell’oriundo) e, al contempo, inibendo ogni possibile manovra offensiva; e se per Mauro poteva esserci la motivazione dell’uscita precauzionale (aveva avuto problemi al ginocchio), il capitano stava benone e non dava il benché minimo segno di stanchezza. Fa bene Buffon ad arrabbiarsi, e a spiegare ai meno dotati compagni come si rinvia un pallone. E sempre il portierone ci azzecca quando dice che la vittoria contro la Roma ha dato alla testa a qualcuno.
Che annata.
andrea

lunedì 3 marzo 2008

JUVENTUS 0-0 TORINO


Che delusione. Lo 0-0 non fa felice nessuno, in una partita che la Juve doveva e poteva vincere. Il risultato è un misero punticino che, nell’era dei 3 punti, vale quasi niente. A parziale scusante dei giocatori si può addurre come motivo l’enorme calo di morale in seguito allo scippo di Reggio Calabria; un calo giustificato dal fatto che la squadra veniva da due vittorie fondamentali che l’avevano rilanciata, e dall’evidenza della superiorità assoluta mostrata contro i calabresi. Ma la Juve vista nel derby ha fatto decisi passi indietro non solo rispetto a quella, superba, che giocò contro la Roma, ma anche a quella sprecona ma pimpante vista a Reggio. E’ vero, la squadra ha creato le sue occasioni, e il Torino ha dovuto impostare la gara su difesa e ripartenze: però la cosa gli è riuscita anche piuttosto bene, se è vero che alla fine l’occasione più ghiotta è stata per Rosina, con una punizione che si è stampata sulla traversa. Al 90° Nedved commette un’ingenuità: sotto gli occhi dell’arbitro, tira la folta chioma di Comotto, il quale, a onor del vero, urla e si dibatte come se un indiano apache gli avesse appena tolto lo scalpo. Ad ogni modo, contro la Fiorentina Pavel non ci sarà.
Onore all’avversario quindi (avversario che, da tradizione, gioca il derby come mai aveva giocato le altre partite), ma anche la consapevolezza che a volte, senza una punta come Trezeguet, per la Juve è difficile buttarla dentro.
andrea

p.s.: Un ultimo accenno lo merita Sereni: il portiere del Torino è andato a prendere una punizione di Del Piero al sette, e, in generale, ha salvato più volte il risultato: a mio giudizio, vale due volte il terzo portiere della nazionale Amelia.

domenica 24 febbraio 2008

REGGINA 2-1 JUVENTUS


Sabato, 23/02/08, stadio Oreste Granillo in Reggio Calabria: Dondarini di Finale Emilia dà spettacolo. Nel magnifico vespro di un tranquillo sabato di febbraio, il direttore di gara decide di fare quanto è in suo potere per movimentare un’altrimenti noiosa serata. Impresa riuscita alla grande. L’improvvido arbitro emiliano non si accontenta di negare quattro rigori solari alla Juventus e di distribuire i cartellini in maniera quantomeno estrosa, ma, al 92°, decreta addirittura la serata a effetto, di quelle che si potrebbero passare a parlare di calcio e invece si protraggono a riguardare moviole, assegnando alla Reggina un penalty che nell’altra area non si era neanche sognato di concedere, fischiando la fine con 40 secondi di anticipo ed espellendo Zanetti.
Quando tutto è finito, la prima reazione è il riso. Non la rabbia, non lo sdegno. Non si parla di attentati, nessuno è morto. L’unico attentato lo ha subito la nostra intelligenza, ma è solo l’ultimo di una lunga serie. Se la caverà.
Complimenti, Dondarini. Complimenti per aver bovinamente chinato la testa di fronte al nuovo (?) potere. Complimenti per avere ancora una volta privato di dignità te stesso e tutta la classe arbitrale. Complimenti, perché tutti, stasera, hanno visto la tua faccia dopo la partita. Una faccia colpevole.
andrea

venerdì 22 febbraio 2008

MA...CHE SUCCEDE?


Ma che sta succedendo in casa Inter? Basta una sconfitta (guarda caso in Europa) dopo 29 partite per resuscitare antichi fantasmi? Ibracadabra, ancora una volta assente ingiustificato nelle sfide che contano, che scarica la colpa sull’irruento Macellazzi; tifosi ansiosi di gustare finalmente il piatto Champions che scaricano la rabbia su Ciuffo Mancini, il quale, in linea col personaggio, scarica la rabbia su di loro; un presidente deluso che - tanto per non sbagliarsi - scarica la colpa sull’arbitro e definisce la sua squadra “eroica” (cosa ci sia poi di eroico ad essere tanto sprovveduti da farsi espellere dopo mezzora, a farsi schiacciare nella propria metà campo per 90 minuti e a battere il primo - e unico - corner nel secondo tempo, tirando in porta col contagocce, rimane un interrogativo meritevole di essere approfondito). In parole povere: l’Inter è una polveriera.
A tal proposito è interessante notare come, in tale clima, il confronto da tempo in atto tra i due principali giornali sportivi del paese abbia ormai assunto i tratti di una smaccata guerra partigiana, con santa pace della veridicità dell’informazione.
Sfiziosissimi sono anche i commenti del tifoso interista medio (ho la croce e la delizia di conoscerne qualcuno), categoria involontariamente esilarante come poche, il quale, forse già convinto dell’eliminazione (malgrado vi sia ancora la partita di ritorno), rivela che “tanto l’importante è battere la Juventus in campionato”.
Mi si potrebbe obiettare che non è elegante infierire sulla disfatta dell’avversario. Sono d’accordo. Non è affatto elegante. Ma il mio intento non è, con questo articolo, quello di felicitarmi per la sconfitta (che - non ho motivo di negarlo - ha indubbiamente pervaso me e molti altri di gaiezza se non addirittura di felicità), bensì quello di porre l’accento su determinati comportamenti - di giocatori, allenatore, presidente, tifosi - successivi al misfatto. Comportamenti che rivelano come, una volta di più, chi non sa vincere, il più delle volte non ha nemmeno il decoro di saper perdere.
andrea

JUVENTUS 1-0 ROMA


E’ stata la serata dell’orgoglio e della maturità, del carattere e della determinazione, della Signora che è uscita con i tre punti dallo scontro per il secondo posto, avvicinando la Roma a -1. Certo, come in settimana ha ribadito capitan Del Piero, se l’Inter decidesse di fare harakiri la Juve sarebbe pronta ad approfittarne, ma, al momento, l’ipotesi più realistica vede la squadra a caccia dell’ingresso diretto in Champions. Forse per la prima volta in questa stagione, abbiamo visto una Juventus che non ha aspettato la sberla per reagire, ma ha imposto sin dall’inizio il proprio gioco, grazie anche al tridente offensivo riproposto da Ranieri - schema che a nostro parere meriterebbe maggior fiducia - e allo spirito di abnegazione dei veterani in primis, i quali, ancora una volta (e con l’unica eccezione dello spento Trezeguet) hanno fatto da guida al resto della squadra.
E’ stata anche la serata di sassolini più o meno grandi tolti da scarpe più o meno prestigiose: è il caso, ovvio, di Del Piero (il quale - a onor del vero - è da inizio anno che non fa altro che spalare sassolini), che ha deciso la partita con una punizione superba, vincendo per manifesta superiorità il confronto con Totti; è il caso dell’ex Zebina, che abbiamo rivisto finalmente a livelli di capelliana memoria; è il caso, infine, di Nedved, che ormai da gennaio ha ripreso a giocare da Furia Ceca e che ha dato una sonora batosta a chi già lo dava per bollito.
Insomma, era da un po’ che non spegnevo la tv così soddisfatto dalla prestazione della mia Juve, che ha dato qualche segno di sofferenza - neanche eccessivo - solo a inizio ripresa. Speriamo continui così.
andrea

lunedì 11 febbraio 2008

UDINESE 1-2 JUVENTUS


Se ci avete fatto caso, ieri pomeriggio a Udine la Juventus è scesa in campo con una formazione che, per 9/11, era quella dello scorso anno in serie B: perfino il neoacquisto da 15 milioni Sissoko si è accomodato in panca. Come se non bastasse, i due nuovi in campo erano Nocerino e Molinaro, proprio la coppia che, in estate, sembrava destinata a partire e che rimase quasi per caso. Considerati i risultati dei nuovi acquisti, dovremmo essere felici che la Juve si presenti soltanto con la vecchia squadra, ma disputare un campionato di A con una squadra invariata rispetto alla B dell’anno prima, per una società che voleva puntare subito in alto, può essere un problema. Non saprei se la responsabilità di questa strana situazione ricada più sulla dirigenza o, a questo punto, sull’allenatore (che mi sta anche simpatico e tutto, ma che a volte ci regala scelte a dir poco estrose). Comunque al Friuli, ieri, la squadra è cambiata in un batter di ciglia: fino al gol di un grande Camoranesi (15° st), i soliti stenti per mettere insieme tre passaggi di fila e rimontare la rete di scarto (con - incredibile ma vero - una pur leggera complicità di Gigi, che comunque ha avuto modo di farsi perdonare, eccome). Poi, con l’ingresso di Palladino e Iaquinta (in gol dopo 16 secondi), tutta un’altra musica. Che Ranieri, ancora una volta, abbia sbagliato la formazione, è cosa evidente, come è evidente che azzeccare i giusti cambi e raddrizzare le partite è un merito ma è di gran lunga più facile che avviarle bene sin dall’inizio.
Sta di fatto che Palladino ha dimostrato una volta di più quello che è il suo enorme potenziale. Del Piero ha giocato come sempre una partita di grande spessore tecnico-atletico. Iaquinta segna a raffica. Che bomber di razza sia Trezeguet, infine, lo sanno tutti. Ma allora com’è che la Juventus fatica così tanto ad andare in gol e a concretizzare il suo cospicuo (quanto sterile) possesso palla? La risposta va ricercata nell’ostinazione con la quale Ranieri fa giocare assieme, anche con altre soluzioni possibili, Zanetti e Nocerino: anche ieri il campano ha corso moltissimo ma ha sbagliato una caterva di passaggi, dimostrando che non può certo essere lui l’uomo che innesca le punte. Soltanto quando Camoranesi è stato messo sul centro-destra le cose per i nostri attaccanti sono migliorate, e ancora di più all’ingresso di un ispiratissimo Palladino.
Ah, quasi dimenticavo. Ho saputo che, giorni addietro, la Gazzetta dello Sport ha pubblicato una statistica dove si considerava l’attuale classifica del campionato italiano di serie A senza errori marchiani: la Banda degli Onesti avrebbe 8 punti in meno, e la Juventus 8 punti in più, con un conseguente +4 per la squadra bianconera. Ora, non è che, visto il vertiginoso calo delle vendite, alla redazione del giornale rosa abbiano deciso di porgere qualche zuccherino ai tifosi della Juventus, nel tentativo di riavvicinarsi a quei 200.000 di loro che ogni giorno la rosea non la comprano più? Il sospetto viene, e giustificato anche. In ogni caso, a quella classifica vanno aggiunti i 2 punti sottratti ieri sera dall’Inter al Catania, dato che, come è ormai consuetudine, la Beneamata ha rotto il ghiaccio con un gol irregolare. Mentre sui valori in campo sapete come la penso (bella squadra per carità), la cosa più divertente è ascoltare le giustificazioni degli interisti a queste ultime, sfortunate (per i loro avversari) direzioni di gara: senza stare a compilare il catalogo completo delle idiozie che ho sentito sul forum di Gazzetta.it, il commento più comune è: “dopotutto errare è umano”. A parte il fatto che il fuorigioco di Cambiasso era di mezzo metro, questi campioni di coerenza sono gli stessi che, due anni fa, gridavano al complotto quando veniva risparmiata un’ammonizione a Cannavaro. Senza contare che questi errori iniziano a diventare un po’ troppo, per così dire...luciferini.
Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
andrea

lunedì 4 febbraio 2008

SONO ARRIVATE LE PAGELLE..



Giunti al giro di boa, è ora di fare alcune valutazioni sui giocatori protagonisti di questa prima metà di stagione. Ovviamente ho dato valutazioni soltanto a chi ha avuto modo di giocare almeno alcune partite. Qualcuno è promosso alla grande, qualcun altro ha la sufficienza a stento, altri “potrebbero fare di più ma non si applicano”, altri ancora sono bocciati. Vediamolo insieme.




BUFFON: 8. Semplicemente, c’è. Il miglior portiere al mondo non ha certo bisogno dei miei o di altri elogi. Fenomeno conclamato, alcune statistiche gli attribuiscono addirittura 17 dei 37 punti totalizzati sinora, con lui in campo, dalla Juventus. Una cosa è certa: un portiere di questo livello fa sentire il suo peso né più né meno di un grande attaccante. Insostituibile.

BELARDI: 5. Un’ultima, passabile, prestazione (non da fenomeno, intendiamoci) in coppa Italia contro l’Inter a fare da contraltare a una buona quantità di gol presi dalla Juve, sempre in coppa, per responsabilità esclusivamente sue. Senza Buffon, ogni intervento è un brivido.

GRYGERA: 5,5. Quando Ranieri lo mette esterno difensivo di destra sforna buone prove, e mostra perfino di saper spingere discretamente. Le cose cambiano quando il tecnico decide di spostarlo al centro della difesa: troppi errori, non dà la massima sicurezza. Si può dare di più, senza essere eroi.

LEGROTTAGLIE: 7+. Ormai i brutti (bruttissimi) ricordi del 2003/04 sono, appunto, niente più che ricordi. La tranquillità e la sicurezza sfoggiate sinora sono sorprendenti. Dato in estate per sicuro partente, non godeva più di grande fiducia, e soltanto quando aveva le valigie già pronte per la Turchia l’affare col Besiktas sfumò: con l’infortunio di Andrade, la Juventus ha potuto riscoprire un grande difensore. Continuando così, si prenderà gli europei.

CHIELLINI: 7+. Stesso voto del compagno di reparto, storie simili: un battibecco con la dirigenza, la mancanza di sicurezza sul posto in squadra e così, ad agosto, il trasferimento al Manchester City sembrava cosa fatta. Con la nuova linea arretrata è diventato un centrale, ruolo quasi inedito per lui: nei fatti, un giocatore che ha blindato la difesa. A 23 anni, è lui il futuro.

MOLINARO: 6,5. Quando è rientrato dal prestito al Siena, non avrebbe scommesso un euro bucato non solo sul posto da titolare, ma anche sulla sua permanenza in rosa. Una difesa ridisegnata, invece, lo ha portato stabilmente nella formazione base: ha iniziato un po’ in sordina, preferendo l’appoggio centrale anziché il fondo per il cross, ma con il passare dei mesi è cresciuto molto in personalità. Non è un fenomeno, ma può ancora migliorare.

ZEBINA: 5+. Che avesse un caratterino niente male, si sapeva: la conferma l’abbiamo avuta appena alla seconda di campionato a Cagliari, quando schiaffeggiò uno steward un po’ provocatore. Ma da quel momento, anche a causa dei molti infortuni ai quali è soggetto, Jonathan è letteralmente scomparso dalle cronache bianconere; è questo un vero peccato, dal momento che il francese, nella Juve di Capello, aveva ampiamente dimostrato di possedere doti non comuni di tecnica, spinta e fisico. Assolutamente da recuperare.

BIRINDELLI: 5+. Anche per lui gli anni passano, e non sempre è impeccabile. Anche la spinta non è più quella dei tempi d’oro, ma tant’è: rimane un giocatore che, per dodici anni, non ha affatto sfigurato. In scadenza di contratto, il prossimo anno tornerà nella amata Empoli. Un veterano.

ANDRADE: 6-. Se non si fosse infortunato dopo appena quattro partite, probabilmente la sua valutazione sarebbe stata più alta, dal momento che il portoghese è un centrale di livello. In quelle poche gare non mancò qualche imprecisione, ma di quel colabrodo che era la difesa di inizio stagione, fu, almeno parzialmente, uno dei pochi a salvarsi. Auguri di pronta guarigione.

CRISCITO (da gennaio al Genoa): 5,5. Il talento e la tecnica non mancano, affatto. Quello che manca è un fisico adeguato al ruolo di centrale di difesa: abbiamo ancora negli occhi la spallata con cui Totti si liberò di lui per il gol del 2-1 a Roma. Sta di fatto che il ragazzo, mandato forse un po’ troppo frettolosamente a giocare a Genova, deve lavorare sui muscoli se vuole essere un vero campione. Ha le capacità per diventarlo.

BOUMSONG (da gennaio al Lione): n.g. Solo 3 presenze in coppa Italia (con un gol all’Inter) per lui quest’anno: troppo poco per giudicarlo, ma l’impressione che dà è sempre quella di un difensore poco disinvolto. Ceduto a titolo definitivo al Lione.

SALIHAMIDZIC: 6. Si sta guadagnando la pagnotta, seppure con qualche difficoltà imputabile più ai continui cambiamenti di ruolo che a sue effettive mancanze: ha giocato terzino destro, esterno destro, esterno sinistro e perfino centrocampista centrale. D’altra parte, che fosse un jolly lo si sapeva, così come si sapeva che la squadra avesse carenze in organico tali da costringerlo agli straordinari. Sempre utile.

NOCERINO: 6-. Come per Molinaro, la sua permanenza a Torino sembrava dover essere temporanea: si stava già recando nella sede della Fiorentina quando ricevette la telefonata che fece saltare l’affare. La sufficienza non piena è data soprattutto dal fatto che spesso, per le assenze di Camoranesi e Marchionni, è stato fatto giocare esterno destro del rombo, ruolo per il quale non è affatto tagliato. Per quanto riguarda il gioco in mezzo al campo, è più un uomo di quantità che non di qualità, e ciò è dimostrato dai non pochi appoggi, anche semplici, che spesso sbaglia. E questa Juve non se lo può permettere. Un punto a suo favore la giovane età.

ZANETTI: 8-. Sino ad ora, una stagione da incorniciare. Il voto molto alto si spiega col fatto che, al momento, non è un giocatore sostituibile nei meccanismi della squadra: semplicemente, è colui che regge sulle spalle il fragile centrocampo bianconero. Con Camoranesi e Marchionni perennemente in infermeria, Tiago e Almiròn dispersi e un Nocerino ancora acerbo, il centrocampista massese è stato costretto ad un lavoro immane, che è consistito nel correre a tutto campo per recuperare palloni, lanciarli agli attaccanti - altrimenti isolati - e, in più, proteggere anche la difesa. Ha 32 anni.

NEDVED: 6+. E’ strano, molto strano, non vederlo tra i migliori. Ma il tempo corre anche per lui, l’uomo di acciaio, che ormai mette insieme 35 primavere abbondanti. Il + se lo è guadagnato con le prestazioni delle ultime settimane,decisamente superiori a quelle dei primi mesi della stagione, segno che è in crescita. Quando si dispone di giocatori del genere, d’altra parte, si può star certi che alla fine risulteranno decisivi. La Furia Ceca farà ancora male.

CAMORANESI: 7. Sfortunatissimo ma altrettanto bravo, le poche volte che quest’anno ha messo piede in campo l’ha fatta sentire eccome, la differenza: il 7 è riferito appunto a quelle rare, ma molto valide, prestazioni. Muscoli di cristallo, ma estro sopraffino, è lui l’uomo che serve al centrocampo, l’uomo della regia, del dribbling e dell’assist. Se di qui a maggio riesce a giocare con continuità, sarà lui il miglior acquisto del mercato d’inverno.

TIAGO: 4,5. L’emblema del fallimento della campagna acquisti bianconera è un giocatore lento e prevedibile, che - almeno per adesso - non ha mai dato l’impressione di avere il carisma e le capacità per poter comandare il centrocampo, cosa che gli si chiedeva. Doveva formare, assieme ad Almiròn, l’asse portante della mediana: l’unica asse portante che ha visto è stata quella, sacrosanta, della panchina. Ha quattro mesi (pochi, molto pochi ormai) per dimostrare che ci sbagliamo. Lo speriamo vivamente.

MARCHIONNI: 6+. Come il compagno di ruolo Camoranesi, la sua sfortuna fa venire in mente un papero di disneyana memoria. Letteralmente tartassato dagli infortuni, l’ex parmense non è ovviamente riuscito a esprimere tutto il suo potenziale, ma ha comunque disputato buone gare. Stagione forse già finita, il + è un buon augurio.

PALLADINO: 6-. Sembrerò forse ingeneroso, ma il ragazzo, che ha un potenziale enorme, rende meno di metà di quanto potrebbe. Sono rari i giocatori con le sue qualità tecniche, e lui non le sfrutta appieno: in particolare, da esterno offensivo nel quale è stato ormai trasformato, sarebbe bello vederlo giochicchiare di meno ma rendere di più, in termini di assist e gol. Uno dei pochi capaci di saltare l’uomo con facilità, deve essere più concreto.

ALMIRON (da gennaio al Monaco): 5. Non si spiega come un giocatore che negli ultimi due anni ha reso benissimo in serie A abbia fatto poco meno della comparsa nei suoi mesi a Torino. Il discorso - francamente abusato - della maglia “che pesa”non mi ha mai convinto del tutto: si è trattato, più semplicemente, di difficoltà d’inserimento in schemi molto diversi dai precedenti. In ogni caso, ancora una volta erano errati i presupposti: non è un regista puro. In prestito fino a fine stagione al Monaco.

DEL PIERO: 8. Contrariamente a molti tra i suoi colleghi, il Capitano ha sempre preferito rispondere sul campo, piuttosto cha a parole, ai detrattori. I nuovi allenamenti personalizzati gli hanno dato il 30% di forza in più, col risultato che è rinato lo scatto dei tempi d’oro: se uniamo queste caratteristiche fisiche alla sua tecnica, quel che ne esce è un calciatore letale che può fare reparto da solo. E intanto, sono già 12 i gol in stagione. Immortale.

TREZEGUET: 8,5. Il mezzo punto in più rispetto ad Alex è dovuto essenzialmente al fatto che - manco a dirlo - è il capocannoniere del campionato, oltre ad essere l’unico in rosa ad aver messo piede in campo in tutte e 20 le partite del torneo. Centravanti completo e senza punti deboli, ha in destro, sinistro, colpo di testa, tiri al volo e acrobazia il suo repertorio abituale, cui da quest’anno ha aggiunto anche una pressoché inedita partecipazione al gioco della squadra. Al momento, il miglior attaccante al mondo.

IAQUINTA: 7+. Unico, tra gli undici nuovi arrivi, a rendere veramente ad alto livello, il calabrese è l’attaccante utile per tutte le occasioni: segna, fa sponda, fornisce assist, sa giocare sull’esterno dell’attacco per allargare difese particolarmente arcigne. Non ha il posto fisso, ma non fa storie e quando gioca fa sempre la differenza. Esemplare.



All. RANIERI: 6. Una valutazione difficile, quella del mister. Sì, perché se da un lato è vero che l’ex tecnico del Chelsea è arrivato alla Juventus nel momento più difficile dal 1897 ad oggi, potendo perciò disporre di un organico non certamente all’altezza dei precedenti, è vero anche che condivide con la dirigenza almeno una piccola parte delle responsabilità del fallimento della campagna acquisti. Inoltre, il centrocampo a rombo non ha mai convinto, ma lo ha riproposto, con esiti disastrosi, più e più volte. Molto spesso, però, azzecca i giusti cambi: tanti i gol arrivati dalla panchina. Insomma, un 6 politico, ma si può fare di meglio.



andrea